Come recita la sua bio-descrizione che si trova sul sito della Garzanti, Franco Bolelli, nato nel 1950 (18 anni nel ‘68, quindi):
 Da sempre scrive e parla di frontiere avanzate, mondi creativi, nuovi modelli umani.
Nel ‘91 scrive “Peter Pan e l’estasi. Lineamenti di surf-filosofia” di cui cito qualche pezzo, a sua volta citato in un blog su kataweb dal titolo “La città di Toby“, commentandolo:
Un vero surfer si porta dentro il mito dell’incontro fatale, estatico, rivelatorio con la grande onda. Basti ricordare le bellissime immagini di ‘Un Mercoledì da Leoni’ o le mirabolanti acrobazie dei surfisti di ‘Point Break’ per capire questo fremito, lo scorrere dell’adrenalina nel sangue. È come essere per un attimo il brivido sulla pelle della grande onda.
Non so voi, ma io sono fermamente convinto il mito della “grande onda” sia valido per pochi, pochissimi serfisti.
Tutto questo non ha nulla a che fare con il mare, il sole e le vacanze.
Su questo ci hai azzeccato.
Il mio è un discorso un po’ più filosofico, o meglio, un discorso di surf-filosofia, che non ha niente a che vedere col leggere un libro di Aristotele e compari dritti su una tavola da surf.
Mmm…
Per surf-filosofia s’intende una filosofia che aiuta a cavalcare le onde del vivere.
Ah, ho capito, è una metafora.
Filosofia come equilibrio, non un equilibrio statico, ma un equilibrio in movimento, come quello che si impara sul surf.
Vai, ok!
La surf-filosofia insegna a farsi flusso, ad abbandonarsi allo scorrere, all’energia. Come dice Deleuze ‘mai fermarsi a interpretare ma sempre tracciare linee sulla corrente’.
Vabbe’, questa te la passo va…
La surf-filosofia è, dicendola con un paradosso, una scuola istantanea, un principio di mondo, lo stato di grazia come stile di vita e insieme come quell’attimo in cui si cavalca la cresta dell’onda. La conoscenza è istinto superiore e non sistema logico sotto controllo. Ci insegna a riconoscere l’onda più grande, l’incontro fatale, un riconoscere qualcosa che non si conosce perché si tratta di conoscenza innocente, una conoscenza in estasi. Perché l’evento superiore ci fa toccare l’essenza e come dice Timothy Leary ‘un tale singolo momento dà ai rimanenti decenni di vita un senso e un valore’.
Dai, su, non la fare più grossa di quanto non sia già …
Di che cosa tratta la surf-filosofia? Ci parla di Peter Pan e della sua Isolachenoncè, di Peter Pan che ci svela tutta la viltà e l’ipocrisia della nostra esistenza che continua sotto l’insegna del ‘vorrei ma non posso’ e della sua isola come di un luogo non segnato in alcuna cartina geografica, perché il mondo non esiste e il nostro compito è quello di mettere al mondo un mondo in ogni momento della nostra esistenza.
Peter Pan… che c’entra adesso?
Peter Pan ci dice che dobbiamo scegliere come professione e stile di vita l’essere in contatto con la propria felicità .
Sì… ho capito… vabbene…
Dove si trova l’Isolachenoncè?
Ho capito va… basta. Meglio non fidarsi dei filosofi. Men che meno di quelli che erano giovani nel ‘68.