Il mio amico Branko 3.0

Posted in le regole del serf on Dicembre 18th, 2008

Giuseppe dice: “Pensare che si ha qualcosa in comune perché si è serfisti è un grave errore. Pensavo fosse così invece mi sbagliavo”.

pAOLO invece, dopo aver letto il post che lo riguarda, scrive che: “sarebbe interessante per un sociologo studiare i surfisti, si ritroverebbero tantissime esemplificazioni dell’indole umana”.

Tutte e due le affermazioni, prese singolarmente, hanno un loro interesse. Messe insieme, però, fanno riflettere molto di più.

Orgoglio di categoria

Posted in serf italiano, news & media watching, sono un serfista on Dicembre 14th, 2008

Riccardo, vigile del fuoco, è un serfista trentasettenne e un vigile del fuoco. Sta finendo il turno, il Tevere è in piena:

è meglio che prendi la tavola da surf che hai in macchina, mi dicevano. Poi dalla centrale è arrivato l’ordine: “correte sulla Colombo”. La tavola non l’ho portata ma mi sarebbe servita, eccome”

Arrivati presso il cavalcavia che passa sotto la Colombo, lui e gli altri vigili del fuoco di turno trovano un uomo sommerso dall’acqua fino alla gola. Sta a quattro zampe sul tetto della sua auto, rimasta intrappolata nel fango. E’ stanco, sta per cedere, i sommozzatori non arrivano.

A questo punto Riccardo si butta e, per farla breve, salva l’uomo, che alla fine lo abbraccia e gli dice: “guarda come ti sei infangato per salvarmi la vita”.

“L’eroe della Colombo”, così lo hanno definito.

La notizia è uscita il 12 dicembre su Repubblica e mi inorgoglisce, ma apparentemente non si concilia con la teoria del branco che da qualche tempo vado costruendo.

Perchè dovrei essere orgoglioso di uno sconosciuto che con me ha in comune solo la passione per il serf?

Facile: mi immedesimo in lui. Probabilmente avrei fatto lo stesso in quanto serfista. Ma, lo devo dire, solo se avessi avuto a portata di mano la mia tavola… e lui non l’aveva.

Onore al merito, quindi, e un grazie, a nome di tutta la categoria. Infatti questo è l’unico articolo di giornale da quando faccio serf in cui un serfista è valutato dai media in base alla sue caratteristiche reali e non solo per come si veste e per come “si pensa che debba essere”.

Il mio amico Branko (2.1)

Posted in i primi serfisti d'italia, serf italiano, le regole del serf on Dicembre 12th, 2008

In un forum di SR pAOLO dice che:

“E’ buffo vedere come comunità locali tanto vicine possono differenziarsi tanto nel corso della storia. Le differenze nascono per motivi storici, che prescindono dal surf (es. campanilismo) e da personaggi che in qualche modo modificano il corso della storia: sia surfisti di talento che influenzano la tecnica e il modo di surfare, sia personaggi dal carattere più forte che fanno lievitare il fenomeno localismo.”

Cos’è questa se non la verifica della teoria del branco/stormo?

La prima parte della frase non deve essere neanche commentata: “campanilismo” e “branco” hanno diversi tratti in comune.

Riguardo alla seconda (che ho messo in grassetto) c’è da dire che qui in Italia sono in pochi quelli che fanno davvero del serf uno stile di vita, al massimo un 2% di quelli che vediamo in acqua in un giorno di onde.

C’è da credere che un buon numero di personaggi non facciano altro che seguire quel 2%, sia in acqua che fuori.

Questi leader, o come si vogliamo chiamare, sono destinati a plasmare alcune comunità serfistiche, prima di tutto perché sono loro a costruirle.

Un esempio? Ciccio di Ocean Surf. Sono decine di anni che fa serf, ha messo in piedi uno stabilimento, una scuola e un surfshop. Se conosci il suo carattere tranquillo, aperto o positivo capirai anche perché a Ocean Surf si entra in acqua sempre con il sorriso.

Un altro esempio? Marco Fracas a Bogliasco.

Irony chance (Banzai, 7/12/2008)

Posted in serf estremo, sono un serfista on Dicembre 9th, 2008

Ti svegli verso le 8 - è domenica - e ti fa tutto male: schiena, testa, gambe.

Fai colazione, una robusta colazione, e senti che gambe e schiena migliorano. La testa invece no.

Questo è un problema, ma non hai il tempo di praticare quei tuoi efficacissimi riti wodoo anti-emicrania che prevedono lunghe sessions in tazza e l’acquisizione di bevande calde di tipo tisanoide.

Non hai il tempo perché è scaduta da ponente, e le scadute da ponente durano poco.

Sì, ieri era grosso, ma il vento si è fermato nel pomeriggio. Se arrivi a mezzogiorno potrebbe essere tutto finito.

Va bene lo stesso, dici, va bene. Prendi baracca e burattini, ti rechi presso Banzai insieme ad A. e Banana.

M. sta arrivando, insieme alla di lui metà, ma tu non lo aspetti: la scaduta sta davvero finendo. Entri in acqua anche se ti rendi conto che il mal di testa non è passato affatto.
Anzi aumenta.

Il tipo con il longboard dell’altra volta ti saluta e tu quasi non riesci a rispondergli.

Arriva la prima onda e tu goffamente la prendi dritta, finendo fra le schiume. L’immersione del cranio provoca una fitta lancinante al collo ma tu la ignori.

Arriva la seconda e questa, fortunatamente la prendi bene, avventurandoti in un su e giù lungo una parete destra corta ma piacevole.

Arriva la terza mentre stai dicendo a quello col long del tuo mal di testa. Non fa in tempo a dirti una cosa tipo “sei pazzo” o “sei scemo” che l’onda se lo porta via. Lo sento canticchiare allegramente mentre cammina fino al naso della tavola.

La quarta e la quinta onda sono tentativi a vuoto. Il tipo, tornato su, argomenta un: “abbiamo il pubblico”. E infatti a riva c’è un gruppo di persone che sembra davvero in attesa di vederti fare qualcosa di bello.

Intanto la schiena torna a farti male. Le gambe pure. La testa invece scoppia.

Arriva una destra e riesci a salirci sopra. Con una certa qual naturalezza, bisogna dirlo, ma niente più di questo. Tornare in linea, nonostante le condizioni meteomarine assolutamente propizie sta diventando una tortura.

Altre onde, altre corse di altri serfisti. Arriva M. e si butta. Non riesci neanche ad alzare la mano per salutarlo.

Ma ecco una bella destra, un po’ fuori misura, che - in preda ormai a una specie di delirio masochista - prendi quando ormai ha già iniziato a frangere. Risultato: arrivi dritto a riva fra le schiume.

Basta. Non ce la fai più. Così ti fai solo del male. Esci.

Ti avventuri fra i sassi di Banzai, piano piano, mentre tutto intorno a te è brutto e cattivo.

A riva alzi la testa per vedere dove hai la macchina e c’è uno, di fronte a te, con una macchina fotografica professionale.

Ti inquadra, scatta una foto.

Una foto… Questa è crudeltà, cazzo. Oppure un complotto.

p.s. Per la qualità delle foto che mi vengono fatte vedi anche qui.

Il mio amico Branko (2.0)

Posted in serf italiano, le regole del serf on Dicembre 8th, 2008

L’apparire in branco fa dei serfisti una “categoria di persone”, almeno da un punto di vista estetico/esterno.

I serfisti sembrano una tribù e se non bastasse constatare come vengono ritratti in capolavori come Point break vi invito a sfogliare la mia rubrica “web watching”, sulla colonna di destra.

Il fatto è che il loro assembrarsi in quella maniera li rende in qualche modo poetici e/o interessanti e/o affascinanti agli occhi di chi non sappia nulla delle piccole meschinità che si consumano ogni volta sulla line-up.

Fuor d’acqua, poi, questo stormo perde qualsiasi compattezza, è quanto di più eterogeneo si possa pensare, sotto tantissimi punti di vista.

La cosa è intuitiva: che cosa dovrei avere a che fare io con uno che si butta in acqua alle 6 di mattina del 2 gennaio? Ben poco, davvero, se non il fatto che anch’io faccio la stessa cosa. Ma chi di voi si sente di far parte della tribù di quelli che fanno la fila alle Poste, della tribù degli incolonnati sul raccordo anulare alle 17 e 30 o, per parlare di cose forse piacevoli, di quelli che stanno nel mio stesso convoglio sulle montagne russe?

Bisogna avere una qualche perversione per ritenere che i serfisti con cui condividi le onde siano parte di un “qualcosa” che va oltre quella session

Certo, posso provare stima per chi si butta quando io rimango a riva, per chi fa belle cose in mare, ma in ogni caso quelli lì rimangono anonimi personaggi con cui hai molto poco a che spartire.

Il concetto si capisce meglio rivoltando la questione ed esemplificando il mio rapporto serfistico con M..

Io e M. siamo soci nel serf e parliamo molto di serf, tanto che in un contesto sociale qualsiasi tendiamo spesso a fare il vuoto attorno, visto che gli altri non capiscono niente di ciò di cui parliamo. Sebbene non lavoriamo nello stesso posto ed abbiamo orari diversissimi cerchiamo di andare insieme al mare.

Si potrebbe pensare, insomma, che quando ci buttiamo in acqua insieme stiamo vicini, che le nostre siano “dinamiche di branco” - anche se il branco è composto di sole 2 persone. Invece no, non è così per almeno 2 motivi:

    1. lui ha delle idee su dove io mi debba posizionare, il ché mi fa spesso incazzare;
    2. io ho delle idee su cosa lui debba fare e ciò lo rende nervoso;
    3. lui ha un atteggiamento suicida che non approvo.

Se io e M. ci buttiamo a Banzai ci troveremo vicini molto raramente e questo semplicemente perché a lui piacciono le onde sinistre e a me le destre. Quando “facciamo gli amici”, cioè decidiamo di andare tutti e due su un picco, uno dei due è scontento e a un certo punto se ne va senza dire niente.

Ciò non significa che in acqua io e M. non ci vogliamo bene anzi, quando lo vedo scendere da un onda con stile e naturalezza sono davvero contento. Tuttavia io non faccio branco con lui: gli amici che fanno serf insieme sono l’esatto contrario di un branco.

E se 2 amici in mare si dividono perché mai una massa di sconosciuti che si muove in base al moto ondoso dovrebbe rappresentare una “unità di senso”?

Il branco si determina proprio a causa del fatto che il mio vicino, sulla line-up è per me un perfetto sconosciuto e anzi, spesso, non mi sembra per niente simpatico.

Anche a livello più profondo quell’assembramento, pur non essendo casuale, è caotico.

Il mio amico Branko (1.1)

Posted in le regole del serf on Dicembre 4th, 2008

A Giuseppe, un serfista-amico/amico-serfista, è piaciuta la metafora dello stormo. A lui piace anche quella del branco di pesci (che alla fine è più azzeccata, visto anche l’elemento in cui vivono) e aggiunge che:

  • i tonni nelle loro migrazioni seguono sempre il più vecchio;
  • le balene in branco hanno un leader.
  • Usando le sue parole:

    pare il fenomeno della balene arenate dipenda da questo: un leader sbaglia e non è disposto a riconoscere il suo errore perché perderebbe la sua leadership (le balene sono socialmente evolute), e quindi non torna indietro. gli altri lo seguono e ti ritrovi con 50 balene morte in una baia…

    Forse è per questo che in acqua i più irritabili sono gli “anziani” e i “localz”. Probabilmente sentono la responsabilità di far sempre le cose giuste perché hanno spesso a che fare con torme di principianti.

    I cetacei suicidi, inoltre, ci ricordano che i leader:

    1. sono spesso degli idioti;
    2. possono sbagliare.

    Ma soprattuto che seguire il teorema “fidati degli altri serfisti, fa come loro” a volte può essere più rischioso che non ragionare con la propria testa, anche se si è principianti. Anche perché un principiante, oltre a non saper fare le cose basilari, spesso non riconosce un serfista esperto da un serfista “un po’ meno principiante” di lui.

    E questo lo dico perché a volte ho notato qualcuno seguirmi.

    Figli di Zio Seriore

    Posted in serf italiano on Dicembre 1st, 2008

    Nessuno nega che la Coca Cola (1886) sia nata prima del Chinotto Neri (1949). Si può anche affermare che alla sua nascita il Chinotto Neri intendesse essere una (goffa) imitazione della Coca Cola. Allo stesso modo, tuttavia, nessuno può negare che il Chinotto Neri non sia un’ottima bevanda e che non valga la pena di berla. C’è tuttora chi afferma che il Chinotto Neri sia una squallida risposta italiota alla Coca Cola. C’è chi ancora pensa che chi lo compra sia uno stupido “antiamericano”. C’è chi invece, davanti ad uno scaffale pieno di bevande è attirato insanabilmente verso il Chinotto Neri (il sottoscritto&friends).

    Sulla mia tavola metto spesso una bottiglia di Chinotto Neri, sebbene preferisca le vecchie bottiglie di vetro alla nuova di plastica (ottimo però il restyling).

    Non cambierei il Chinotto Neri con nessun’altra bibita, tantomeno con la Coca Cola (con tutto il rispetto per quest’ultima, che ogni tanto bevo). Allo stesso tempo capisco che quella è una bibita per pochi: ai bambini piccoli di solito non piace ed è distribuita solo in Italia (al nord quasi non si trova).

    Ecco, il serf italiano è esattamente come il Chinotto Neri. Potete considerarlo un “prodotto derivato”, il “figlio di un dio minore”, ironizzare sulla qualità e la frequenza delle onde mediterranee, sul provincialismo dei serfisti. Ma non potete negare che sia un fenomeno “maturo”, pronto per essere consumato (ahimè) e in alcuni aspetti assolutamente unico.

    Sarà l’imprinting, sarà provincialismo, ma quando torno da un viaggio “serfistico” sono ansioso di tornare sulle onde casalinghe, per vedere che effetto ottengo.

    Il mio amico Branko

    Posted in serf estremo, le regole del serf on Novembre 26th, 2008

    In una tipica giornata di onde, presso uno spot mediamente conosciuto, vediamo dei serfisti in acqua. Il loro numero può variare molto o poco ma quasi sempre individuiamo un “gruppo” che si muove in maniera discretamente compatta.

    Il movimento è fluido e quindi siamo portati a pensare che vi sia una “saggezza” nel fatto che lì vi sia un assembramento e che quell’assembramento si muova in quel modo invece che in un altro.

    E invece no, o perlomeno quasi sempre no. O meglio: v’è una ratio al riguardo - spesso dovuta all’iniziativa di singoli serfisti - ma questa non è misurabile in gradi di saggezza se non in seconda battuta, a cose fatte. Il movimento dei serfisti in acqua, infatti, è un sistema “caotico” ma non “casuale”: non possiamo prevederne i contorni in una situazione data (è dipendente dall’andamento del moto ondoso e quindi da qualcosa di prevedibile solo a livello statistico o in base a un modello stocastico*), ma è il risultato di un’attività cosciente e - si spera - razionale.

    Insomma, i serfisti in acqua si muovono in greggi o, se più vi piace, in stormi. E le dinamiche di gregge o stormo possono anche essere affascinanti ma portano con sé - insieme ai fattori positivi - delle ottusità mostruose.

    Per esempio: posto il fatto che l’intenzione di un serfista in acqua dovrebbe esse: “trova il punto migliore per prendere l’onda buona”, lo stimolo primordiale è: “proteggi te stesso” che, a livello di gregge, diventa: “fidati degli altri serfisti, fa come loro”.

    Il ché, come è facile intuire, è un grosso limite perché:

    1. non è detto che si facciano i movimenti migliori; in un branco sono in pochi a decidere davvero dove e come posizionarsi mentre tutti gli altri non fanno altro che seguire la massa (che poi può diventare “critica”);
    2. non è detto che questi “leaders” o decisori siano anche i migliori “locatori” di quel determinato spot.

    Ne risulta che in luoghi dove determinare il punto di frangenza delle onde migliore non è così facile o scontato (ad esempio su una spiaggia, dove le mareggiate sconvolgono spesso la geografia dei banchi di sabbia sottomarini che generano i punti di frangenza) i serfisti si mettano tutti (o quasi) nel punto sbagliato in virtù di “tradizioni” passate (ad esempio di fronte ad Ocean Surf) o in base alle scelte di uno di loro che, magari, si butta in quel tratto di mare da poco tempo e/o non ha fatto (o non è in grado di fare) un buon check-up della situazione.

    Chi di serf ne sa qualcosa penserà che negli spot su roccia i “punti” attorno ai quali i serfisti si dispongono sono sempre gli stessi perché il picco è quello e basta. Ciò è vero in parte, nel senso che in questi casi la dinamica del branco prende pieghe diverse: succede ad esempio che molti si vanno a buttare nello spot considerato più “consistente” o sul point senza nemmeno guardare il mare e in base solo al numero di persone che in quel momento è in acqua, tralasciando tutto il resto.

    E veniamo all’esempio che mi riguarda:

    Sabato 23 c’era un’ottima scaduta, a detta di qualcuno non faceva onde così belle da almeno un anno. Più o meno 2 metri, lisce. Io non ho potuto esserci ma, a detta di M., Banzai era così pieno che si serfava sui corpi.
    Domenica 24, invece, c’era la scaduta della scaduta: dai 70 ai 50 cm, davvero lisci, languidi e poco frequenti. Io stavolta c’ero (e meno male): ho serfato a Banzai per 45 minuti con 2 persone e per 1 ora con una papera (lei era agli inizi però, ha fatto almeno 2 wipeouts).

    Ora il ragionamento è questo: se sabato fossi stato a Banzai, avrei preso al massimo 2 onde in 2 ore. Probabilmente avrei rischiato la mia e l’altrui vita decollando su qualche testa o intralciando qualche aitante prò.
    Domenica, invece, ho fatto serf. Serf italiano, Mediterraneo, ma serf. E, vi assicuro, ho trovato Banzai affollato con onde molto peggiori.

    Perché, come è potuto succedere? La risposta è che la legge del “fidati degli altri serfisti, fa come loro”, del ragionare con la testa e le braccia degli altri, può metterti al riparo da bagnetti e sessions di serf estremo, ma alla fine si rivela una vera idiozia.
    Risultato: quelli che hanno preso belle onde di sabato sono rimasti a casa. E quelli che non ne hanno presa nemmeno una anche.

    Amo il branco. E’ un meccanismo che salva dalla massa il serfista estremo del Mediterraneo.

    * Wao, ce l’ho fatta, ho scritto “stocastico” su un post. Vedi M.? Anch’io so usare “stocastico”, brutto filosofo dei miei stivali.

    Italian surfpolitics

    Posted in varie on Novembre 20th, 2008

    Un serfista nostrano che abbia pensato almeno 1 decimo di secondo al fatto che il recente movimento degli studenti si chiama “Onda”, si è forse anche chiesto - come ho fatto io - se la metafora dell’onda, sia azzeccata o meno.

    Secondo me sì, e dirò di più: come contributo all’elaborazione di contenuti per questo nuovo movimento, pubblico (dopo averle rilette con emozione), le liriche di “Verso La Grande Mareggiata” (Assalti Frontali, 1996).

    Verso la grande mareggiata
    esagera esagera
    e ogni giorno impara
    e tira
    e impara
    la strada è malata
    l’ultima dose di droga è finita
    e non esiste mai nessuna città in fiore fiorita
    c’è merce ce n’è
    quanta ne vuoi
    merce preziosa
    solo mostra la moneta
    tornano i sorrisi
    basta che paghi
    sto navigando nell’asfalto che mi brucia sotto i piedi
    io amo
    la metropoli
    il suo fascino umano
    nel conflitto continuo un delirio
    il suicidio è un riparo
    in questo territorio l’uomo è solo
    e solo il fato è il suo destino
    Gesù era un uomo buono
    il Papa un falso erede assassino
    amor del cielo
    non leggermi la mano
    sono un uomo terreno
    credo ai piedi in cui cammino e cammino
    la strada va animata
    canto per la grande mareggiata

    sto aspettando l’onda
    navigando nell’asfalto
    lento gocciola il sole
    quale sapore ha la libertà
    avanti su rispondimi
    mi dici
    quanto paghiamo al giorno per essere felici
    vado a cercare le risposte nella notte dei tempi
    hanno ingannato le genti i potenti
    i dinosauri non si sono ancora estinti
    anzi e ci vorrebbero convinti
    che non c’è via d’uscita
    che la paura dell’alta marea è passata
    la storia scende in strada e si fa confusa
    e tra gli schiavi gira un’energia diffusa
    e può accadere qualcosa
    nel caos
    vorrei slegare le catene dell’umanità
    sentire il profumo della libertà

    mi sono perso nel trip
    ma se nel giorno della grande mareggiata io sarò qui
    con la mia tavola io farò surf
    sto aspettando l’onda
    navigando nell’asfalto
    lento gocciola il sole
    quale sapore ha la libertà
    verso la grande mareggiata
    un’onda anomala
    ondata fresca
    sto lavorando alla mia tavola
    il cinismo è lì che ride alla mia porta e bussa
    ma quando apro gli occhi sono di un cane da caccia
    verso la grande mareggiata
    lunga è la strada quasi tutta è in salita
    prima mattina
    calma assoluta
    ho una base con lunghe radici
    e la mia autodisciplina
    e il vento oggi tira.

    P.S. Nel ‘96 Militant A degli Assalti Frontali aspettava di serfare l’onda. Nel 2008 gli studenti provano a fare un’onda. Non so, mi suona meglio

    Deserto del Mahare

    Posted in il campo da giuoco on Novembre 18th, 2008

    Se qualcuno nutre ancora qualche dubbio sul fatto che il Mar Mediterraneo è ormai una propaggine del Mar Morto non deve far altro che assistere all’ultima puntata di Report (in rete la metteranno fra qualche settimana).

    E se qualcuno, dopo aver visto la puntata, ha ancora il coraggio di pensare che i pescatori sono dei “cari vecchi saggi” etc. etc., che vanno rispettati in quanto “tradizione” etc. etc. mi permetto di ricordar loro che l’abominevole pratica della “pesca sportiva”, e la sua abominevole variante da onda, è il terzo sport in Italia.

    I “pescatori sportivi” del Mar Mediterraneo dovrebbero essere abbattuti, insieme ai mercanti multinazionali di pesce e ai “pittoreschi” cacciatori di pesce spada, di tonno etc. etc..

    Tutti i pesci surgelati, in qualsiasi forma e di qualsiasi provenienza, non dovrebbero mai più essere mangiati. Tantomeno i crostacei.


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