Archive for the 'serf italiano' Category

1987. La grande mareggiata (0.2)

Posted in spot italiani, i primi serfisti d'italia, serf italiano on Marzo 6th, 2008

Qui, qui e qui ho parlato della Grande mareggiata del 1987. Forse è per me una vera ossessione, forse è solo un modo per far passare le ultime 2 ore di lavoro senza sentirmi un bue, ma sta di fatto che ho scritto un e-mail a qualcuno di quelli che dovevano essere in acqua in quel gennaio del 1987 che registrò la più grande mareggiata mai serfata in Italia.

Mi ha subito risposto Michele Ceribelli, Gillo, mandandomi questa:

La grande mareggiata del 1987, servizio su Onda (numero unico)

Sul suo sito Michele scrive:

La mareggiata che vedete in questa foto di Cala della Morte e’ stata veramente storica. le onde superavano i 4m di altezza e si formava una barra unica che da Cala della Morte si univa in qualche set con Banzai. Se ne parla in questo altrettanto unico numero della rivista ONDA ideata da Vincy Ceglia e uscita in un unico numero: il PRIMO. Questo si che e’ storia del SURF italiano. Il logo trovo fosse bellissimo e anche attuale direi.

A questo punto ho provato a fare un giuoco.

Google maps, la grande onda del 1987

L’onda descritta da Michele e serfata da Giorgio superava il chilometro e mezzo. Ve l’immaginate? Per chi conosce l’area il fatto impressionante è che quell’onda si mangiava almeno 3 ottimi point: Toscana, Toscanella e Villa Lessona.

PS. Aggiungo questo video vintage della mareggiata a Positano:

Fluctus Aprutii

Posted in spot italiani, equipaggiarsi on Febbraio 12th, 2008

Non ci credi quando lo vedi. Specialmente perché sei in Adriatico, e roba così da questa parte è davvero rara. Dal trabocco, se il mare è da nord o nordest, si srotola una sinistra disciplinatissima, intuibile anche da chi di onde (come ad esempio Ale e Laura) non ci capisce una mazza.

Quando e un po’ più grosso (1,5-2,0) una A frame, più sinistra che destra, apre a centro baia. E questo era il caso di sabato, quando io e Marzio, increduli, ci siamo buttati tutti contenti in quello che solo a posteriori abbiamo capito essere ghiaccio fuso. Delle 4/3 da tirrenici senza guanti e cappello rendono tutto molto difficile e le sessions ovviamente più corte. In più il mio simpatico amico aveva due corpetti da 2,5 in macchina, e non me l’ha detto.

Grotta del Saraceno, Abruzzo

Sabato abbiamo provato anche la più radicale delle 3 onde di Grotta, quella al limite sud della baia. Tutte e 3 rompono su sassi e sabbia, ma questa è molto a riva, si srotola su pochi cm di acqua, e a sinistra termina con uno scoglio grosso e ruvido. Io ho preso soprattutto questa, con tragitti brevi ma verticali a destra (ho problemi con le sinistre, mannaggia, non mi vengono spontanee). Marzio, a cui piacciono di più le sinistre, è andato meglio a centro baia.

Domenica era più piccolo e quindi siamo stati entrambi in prossimità del trabocco (solo sinistre), insieme a un gentile serfista di Benevento attrezzato per il luogo (ci ha chiesto come siamo finiti qui e io gli ho risposto che c’è internet e ho amici di vecchia data da queste parti). Arrivavano meno frequenti e un po’ flosce ma davvero lunghe (con metro adriatico). E poi, sapendo che dall’altra parte tutti gli altri erano a casa a far d’uncinetto :))

Grotta è bellissimo. Da sopra vedi ’ste barre arrivare in baia e rompere. Il luogo è isolato, tranquillo. La gente sembra non usa al serfismo. Sabato sono uscito dall’acqua per primo (vista la mancanza di corpetti). Guardavo il mare per studiare lo spot in vista del giorno seguente. Mi si è avvicinato un ragazzetto e mi ha detto: “Sei preoccupato? Ché per caso non trovi più il tuo amico? Anche noi lo abbiamo perso…”.

Grazie a tutti i locals non serfisti (D., A. e quel winder che adesso vive a VT e tra un po’ ce lo ritroviamo in Tirreno).

E grazie Mar Adriatico.

Banzai watching (18 gennaio 2008, h. 14.00-15.30)

Posted in spot italiani, il campo da giuoco, serf estremo on Gennaio 21st, 2008

Le previsioni dicevano: 1.70-1.40m in scaduta specie sul Tirreno meridionale. Cosa pensereste voi? Che sul Tirreno centro settentrionale (S. Marinella - Cerenova - Civitavecchia - Tarquinia etc.) almeno un metro di onda ci dovesse essere.

E invece no. C’erano 0cm a Cerenova e 5-7cm a Banzai. Ho dichiarato la giornata non serfabile nonostante io sia un noto serfista estremo.

Quindi? Quindi siamo qua, io e Marzio, in un radioso pomeriggio di gennaio, di fronte al mare, in piena depressione. Prima strategia per uscirne: mangiare un panino al prosciutto al Ristorante. Secondo passo: mangiare un secondo panino al prosciutto. Terzo passo: andare in baia e guardare il mare parlando di cronaca, politica e società (il papa, il papa e il papa).

Marzio mi stupisce spesso con le sue nozioni di meteorologia. Dice: “queste nuvole qua sopra sono il residuo della libecciata. Sono scure, bassa pressione. Quelli in alto, schiacciati in alto, sono cirri. Quelle nuvole bianchissime all’orizzonte sono il risultato dell’alta pressione che avanza”. Ne sappiamo, noi, di cose… infatti abbiamo fatto uno dei nostri flop da astinenza serfistica.

I 5-7 cm di microbanzai sinistro si srotolano davvero bene. Producono un microinside ordinatissimo, disegnano l’area del reef sottomarino che rende così belle le onde di qui. La minidestra si apre più raramente. Ma, come da tradizione, è più ripida e radicale. Come sono frattaliche le onde…

Leggiamo le correnti. Ragioniamo sul fatto che la prossima volta entreremo proprio là dove la sinistra di Banzai finisce ed inizia la destra della Toscana, cioé nel canale fra le due onde.

Il sole fa capolino. Squarci di luce accesi. E’ bello anche così, dopotutto.

Il serfista zero 2.0

Posted in i primi serfisti d'italia, serf italiano on Gennaio 12th, 2008

Ne “Il serfista zero“, un post di qualche mese fa, facevo una serie di considerazioni sulla nascita del serf in Italia. Erano quasi tutte sbagliate.

Prima di tutto davo come leggendario un fatto realmente accaduto, e cioè che un serfista serfò vicino a Genova negli anni ‘60. Si trattava di un australiano, Peter Troy (e non di un americano come avevo scritto nel post precedente), famoso per aver girato mezzo mondo in cerca di onde vergini. La serfata avvenne nel 1963 e - questa volta ci ho azzeccato - non produsse serfisti italiani.

La seconda cantonata riguarda il fatto che il primo serfista italiano venisse dal windsurf: non è vero. Marco Fracas, insieme ai suoi amici (Alfredo ed Enzo), scivolò giù da un’onda italiana in piedi su una tavola da serf (autocostruita) ben prima che in Italia apparisse il primo windsurfer. Lo scorso 2 gennaio Marco ha postato il suo racconto al riguardo, e ciò mi ha reso davvero orgoglioso (allo stesso modo sono felice di aver ricevuto commenti da altri pionieri del serf italiano: Andrea Racca, Andy D’Anselmo, Michele Ceribelli).

Ma anche in questo caso l’errore è parziale per un motivo: altrove, in Italia, il serf da onda è nato davvero dopo il windsurf. In Sardegna, ad esempio, i primi serfisti venivano chiamati “cocomeri” dai cugini (maggiori e minori insieme).

Dopo il post di Marco ho pensato di chiudere qui ’sta @àçç§ di storia del serf italiano. Non c’era più niente da dire… ma poi nella mia memoria è saltata fuori una fotografia appesa nell’anticamera del cesso del Risky Point, un locale “de serf” dove lo scorso dicembre ho conosciuto diversi avatar di surfreport. La fotografia, tratta da un numero di “Onda” del 1987, ritraeva Giorgio Pietrangeli, uno dei pionieri di Banzai, in cima a un cavallone assolutamente gigantesco.

La didascalia recitava: “Giorgio Pietrangeli a Cala della Morte, 1987″.

Insomma, sono sulle tracce di quel numero di “Onda” e soprattutto alla ricerca di racconti su quella che probabilmente è stata la più grande mareggiata mai serfata in Italia.

Aurosurf News

Posted in i primi serfisti d'italia on Dicembre 20th, 2007

Andrea Tazzari, classe ‘64, è chiaramente un fondatore di professione. Se cerchi il suo nome sui motori di ricerca scopri che a un certo punto è migrato verso l’India orientale e ha fondato la radio di Auroville, una città di fricchettoni non troppo rincoglioniti, se è vero che:

“The purpose of Auroville is to realise human unity – in diversity. Today Auroville is recognised as the first and only internationally endorsed ongoing experiment in human unity and transformation of consciousness, also concerned with - and practically researching into - sustainable living and the future cultural, environmental, social and spiritual needs of mankind.”

auroville, interno

Poi vai su SurfNews magazine e scopri che nella primavera del 1994 fu lui a inventare quella che possiamo considerare una delle più blasonate riviste italiane di serf.

Non pago è co-fondatore della FISO (Federazione Italiana Surf da Onda).

Ma c’è di più. L’attuale yogi integrale radiofonico di Auroville è stato il primo serfista adriatico. Ha fondato una tradizione che, come ho già scritto, si nutre di puro amore per la disciplina.

Il Tazzari sembra irraggiungibile ma qualche traccia la lascia. L’ultima volta si è loggato su surfreport nel settembre del 2007.

Il primo amore non si scorda mai, specialmente se è il serf.

Il Bardellini e i serfisti di montagna

Posted in spot italiani, serf italiano on Dicembre 11th, 2007

A Levanto ci sono onde grandi. Rompono in quattro o cinque punti diversi della baia, a seconda della direzione e della consistenza delle mareggiate. Alcuni pensano che alcune di esse siano le più grandi d’Italia, ma è difficile dir questo in presenza di luoghi come Capo Mannu o Sa Tonnara.

Levanto

A Levanto il serf non è arrivato prestissimo e probabilmente le potenzialità del luogo non sono state capite dai locali fino a quando qualcuno dei protoserfisti liguri o versiliesi, è calato in paese da nord o da sud.

Da Tuttospezia.it

Parliamo di almeno 20 anni fà, quando il primo surfista levantese mette piede in acqua. Il suo nome è Massimo Bardellini che tutt’ora pratica questo sport nel suo tempo libero. Da quel giorno sono cambiate molte cose, tutto è molto piu facile ossia non per quel che riguarda fare surf come sport, ma per come poterlo intraprendere, “conoscere”:

Massimo Bardellini
Massimo Bardellini

attraverso riviste, filmati, negozi di settore ossia tutto quello che può portarti a provare una certa curiosità verso questa disciplina che fino a qualche anno fà era del tutto sconosciuta in Italia.
Dobbiamo per questo rendere merito a persone come Massimo che hanno creduto nel surf tenendo duro, andando contro corrente a volte anche snobbati dalla gente e da tutti coloro che praticavano altri sport sicuramente molto più conosciuti e facili da concepire in Italia.
Col passare deglii anni queste persone sono diventate sempre di più, tanto che si iniziava a vedere il surf non piu con quello scetticismo che l’aveva accompagnato fino ad allora, anzi inizia piano piano a suscitare curiosità che altri sport, ormai da troppo tempo praticati, hanno perso.

Uno dei fattori che rendono Levanto particolare è il fatto che sia pieno di serfisti di montagna. Piemontesi, lombardi, emiliani dell’ovest e anche molti svizzeri trovano in Levanto la Mecca del serf. Sono di montagna non perché abitano in montagna ma perché per serfare devono valicare delle catene montuose.

Non si sa quando questa invasione sia cominciata ma sembra che i levantesi non ci facciano caso più di tanto. Il risultato, però, è il sovraffollamento.

Big wave, dude

Posted in serf italiano on Dicembre 5th, 2007

E’ capitato a tutti i serfisti d’Italia di dover giustificare il proprio serfismo di fronte a un bellimbusto qualsiasi che ti dice: “Ehi, qui non ci sono le onde dell’oceano”.

Ecco una terapia per questi personaggi. Fategli vedere prima questa:

Genova
(Liguria)

Poi questa:

Litorale pontino
(Litorale pontino)

E poi questa.

Sa Tonnara, Sardegna
(Sardegna)

Se ancora non ne hanno abbastanza (potrebbero dire ad esempio: “sì ma questi sono casi eccezionali”) portateli presso un qualsivoglia spot con 1m di onda e mare attivo. Dategli la tavola, mettetegli la muta addosso e ditegli: “Ora buttati”. Se non si muovono urlategli: “ORA BUTTATI!!”. O anche “ENTRA IN ACQUA BUFFONE!!!.

Se ancora non si muovono fuggite con i loro vestiti.

 

 

 

Serf al naturale

Posted in i primi serfisti d'italia on Novembre 28th, 2007

In Versilia, intorno al 1980, spuntarono quattro protoserfisti italiani: Alessandro Dini, suo fratello Michele, Francesco Farina detto Checco e Ario Bertacca.

Fra di loro c’è un protoshaper nazionale, Michele, che a detta di suo fratello un giorno si mise a fabbricare tavole “con materiali improbabili ispirandosi a una puntata dei Flintstones” (non è chiaro se i due fratelli avessero già qualche tavola o dovettero costruirsene una per potersi buttare in acqua).

Michele Dini

Michele Dini nel Sinis

Nel 1981 i quattro andarono a Biarritz e da lì non si staccarono più dal serf. Alessandro nel 1983 fondò il Natural Surf Club, il primo in Italia (dall’88 poi il club si spostò in Darsena). Poi, più avanti, il primo surf shop e la prima rivista (Surf Magazine, poi divenuta Surf Latino).

Natural surf 1

Alessandro Dini davanti
al suo surfshop

Ario e Francesco, nel frattempo, serfavano a Marina di Pietrasanta, sulla spiaggia del bagno Wanda.

Francesco Farina 2
Francesco Farina in Darsena
Francesco Farina 1
al molo

Lì, c’erano diversi bambini - come spesso succede - fra cui Michele Puliti che, a soli undici anni, si mise a fare tavole da serf.

Michele Puliti

Alessandro Dini ha fatto molte altre cose per il serf italiano, fra cui:

  1. dare lezioni di serf al commissario tecnico della nazionale di calcio italiana;
  2. dare i primi “segnali di serf” alla Sardegna;
  3. essere al centro di decine di iniziative serfististiche;
  4. fare questa foto a Graziano Lai nel 2005 a Capo Mannu:


leggi anche Storia di uno swell

Ma non finisce qui, anzi. Michele Puliti è ancora lì che fa tavole (Olasurfboards). Il Bagno Wanda è diventato il Wanda Surf Resort, gestito dalla “famiglia Bertacca”. E i figli di Alessandro Dini e Francesco Farina, Jacopo e Aaron, serfano sulle onde scoperte dai loro padri. Ecco cosa dice Francesco nel 2004 al termine del Quiksilver Supergrommets:

“Non mi vergogno a dire che ho avuto le lacrime agli occhi quando mi sono reso conto che in acqua c’erano i nostri figli a gareggiare, l’uno contro l’altro, proprio come accadeva oltre 20 anni a tra me, Alessandro e Michele… un momento indimenticabile”

Quiksilver Supergrommet Italia 2004
(Aaron e Jacopo, 9? e 6 anni nel 2004)

Si sà, con le seconde generazioni, così come nel caso degli immigrati, inizia la storia e finisce il mito.

Avete preso Godzilla, ridateci almeno il suo serf!

Posted in spot italiani, serf italiano on Novembre 25th, 2007

Alcuni localz sono molto, molto irragionevoli. Ma forse meno irragionevoli di altri. Nel 2006 - il contesto è un’intervista a Jeff Hakman, Dave Kalama e Mark Richards in visita in Sardegna - l’intervistatore parlava così del localismo in Sardegna:

Se un cagliaritano viene ad Oristano già lo guardiamo male. Se Diddo va al godzilla i locali gli dicono tranquillamente che lui lì non ci può surfare. Ma Diddo, è parte della storia qua e surfava il Godzilla anni e anni prima di loro con Bobo Lutzu e pochi altri. Sarà tra i primi 4/8 che hanno surfato quello spot che poi gli è stato proibito. Lo spot in cui abbiamo surfato ieri io, Dave e Phill. Dave, voi lì non ci avreste potuto surfare.

Immagino due vecchi amici, pionieri del serf in Sardegna e in Italia, che non possono serfare insieme in uno dei luoghi che hanno serfato per primi. Immagino anche un Dave Kalama a cui qualcuno dice: “non sei di Oristano, esci di qui”… Fa davvero ridere…

Ma a mio modo di vedere la cosa più umiliante per un oristanese geloso del Godzilla è invece questa frase di Jeff Hakman:

Qua il livello di surf non è così alto che tutti possono divertirsi senza prendere la cosa troppo sul serio

Il ragazzo del serf

Posted in spot italiani, i primi serfisti d'italia on Novembre 23rd, 2007

A giudicare dal vestiario e dall’automobile, questa foto deve essere fine ‘70 o inizio ‘80.

Marco Fracas, diane

I tre individui sembrano abbastanza usi alla pratica dello scivolar sull’onde, al punto che sulla propria vettura trasportano tavole da serf.

Uno di loro (al centro?) è Marco Fracas, un giovane di Bogliasco che, a detta di tutti, fu il primo a lanciarsi nella baia del paese per catturare un’onda.

Bogliasco, vista

A meno che non si diano per vere le leggende riguardanti giovani militari americani (l’esercito del surf?) lanciatisi durante gli anni ‘60 in prossimità delle basi NATO di Camp Darby (LI) e Gaeta (LT), il momento in cui Marco prese un’onda è da considerarsi il primo “surf act” nella storia d’Italia.

P.S. Può anche non essere andata così ma è fuori di dubbio che Bogliasco sia oggi uno dei luoghi dove maggiore si sente il richiamo a una tradizione autoctona. E ciò - come dicono gli attuali serfisti di Bogliasco - è dovuto a Marco Fracas.

P.P.S. Marco serfa ancora (anzi fa le gare) e, come tutti quelli della vecchia guardia, ha una certa passione per le onde grosse.

Fracas, Varazze (Inside)


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