Archive for the 'le regole del serf' Category

Il mio amico Branko 3.0

Posted in le regole del serf on Dicembre 18th, 2008

Giuseppe dice: “Pensare che si ha qualcosa in comune perché si è serfisti è un grave errore. Pensavo fosse così invece mi sbagliavo”.

pAOLO invece, dopo aver letto il post che lo riguarda, scrive che: “sarebbe interessante per un sociologo studiare i surfisti, si ritroverebbero tantissime esemplificazioni dell’indole umana”.

Tutte e due le affermazioni, prese singolarmente, hanno un loro interesse. Messe insieme, però, fanno riflettere molto di più.

Il mio amico Branko (2.1)

Posted in i primi serfisti d'italia, serf italiano, le regole del serf on Dicembre 12th, 2008

In un forum di SR pAOLO dice che:

“E’ buffo vedere come comunità locali tanto vicine possono differenziarsi tanto nel corso della storia. Le differenze nascono per motivi storici, che prescindono dal surf (es. campanilismo) e da personaggi che in qualche modo modificano il corso della storia: sia surfisti di talento che influenzano la tecnica e il modo di surfare, sia personaggi dal carattere più forte che fanno lievitare il fenomeno localismo.”

Cos’è questa se non la verifica della teoria del branco/stormo?

La prima parte della frase non deve essere neanche commentata: “campanilismo” e “branco” hanno diversi tratti in comune.

Riguardo alla seconda (che ho messo in grassetto) c’è da dire che qui in Italia sono in pochi quelli che fanno davvero del serf uno stile di vita, al massimo un 2% di quelli che vediamo in acqua in un giorno di onde.

C’è da credere che un buon numero di personaggi non facciano altro che seguire quel 2%, sia in acqua che fuori.

Questi leader, o come si vogliamo chiamare, sono destinati a plasmare alcune comunità serfistiche, prima di tutto perché sono loro a costruirle.

Un esempio? Ciccio di Ocean Surf. Sono decine di anni che fa serf, ha messo in piedi uno stabilimento, una scuola e un surfshop. Se conosci il suo carattere tranquillo, aperto o positivo capirai anche perché a Ocean Surf si entra in acqua sempre con il sorriso.

Un altro esempio? Marco Fracas a Bogliasco.

Il mio amico Branko (2.0)

Posted in serf italiano, le regole del serf on Dicembre 8th, 2008

L’apparire in branco fa dei serfisti una “categoria di persone”, almeno da un punto di vista estetico/esterno.

I serfisti sembrano una tribù e se non bastasse constatare come vengono ritratti in capolavori come Point break vi invito a sfogliare la mia rubrica “web watching”, sulla colonna di destra.

Il fatto è che il loro assembrarsi in quella maniera li rende in qualche modo poetici e/o interessanti e/o affascinanti agli occhi di chi non sappia nulla delle piccole meschinità che si consumano ogni volta sulla line-up.

Fuor d’acqua, poi, questo stormo perde qualsiasi compattezza, è quanto di più eterogeneo si possa pensare, sotto tantissimi punti di vista.

La cosa è intuitiva: che cosa dovrei avere a che fare io con uno che si butta in acqua alle 6 di mattina del 2 gennaio? Ben poco, davvero, se non il fatto che anch’io faccio la stessa cosa. Ma chi di voi si sente di far parte della tribù di quelli che fanno la fila alle Poste, della tribù degli incolonnati sul raccordo anulare alle 17 e 30 o, per parlare di cose forse piacevoli, di quelli che stanno nel mio stesso convoglio sulle montagne russe?

Bisogna avere una qualche perversione per ritenere che i serfisti con cui condividi le onde siano parte di un “qualcosa” che va oltre quella session

Certo, posso provare stima per chi si butta quando io rimango a riva, per chi fa belle cose in mare, ma in ogni caso quelli lì rimangono anonimi personaggi con cui hai molto poco a che spartire.

Il concetto si capisce meglio rivoltando la questione ed esemplificando il mio rapporto serfistico con M..

Io e M. siamo soci nel serf e parliamo molto di serf, tanto che in un contesto sociale qualsiasi tendiamo spesso a fare il vuoto attorno, visto che gli altri non capiscono niente di ciò di cui parliamo. Sebbene non lavoriamo nello stesso posto ed abbiamo orari diversissimi cerchiamo di andare insieme al mare.

Si potrebbe pensare, insomma, che quando ci buttiamo in acqua insieme stiamo vicini, che le nostre siano “dinamiche di branco” - anche se il branco è composto di sole 2 persone. Invece no, non è così per almeno 2 motivi:

    1. lui ha delle idee su dove io mi debba posizionare, il ché mi fa spesso incazzare;
    2. io ho delle idee su cosa lui debba fare e ciò lo rende nervoso;
    3. lui ha un atteggiamento suicida che non approvo.

Se io e M. ci buttiamo a Banzai ci troveremo vicini molto raramente e questo semplicemente perché a lui piacciono le onde sinistre e a me le destre. Quando “facciamo gli amici”, cioè decidiamo di andare tutti e due su un picco, uno dei due è scontento e a un certo punto se ne va senza dire niente.

Ciò non significa che in acqua io e M. non ci vogliamo bene anzi, quando lo vedo scendere da un onda con stile e naturalezza sono davvero contento. Tuttavia io non faccio branco con lui: gli amici che fanno serf insieme sono l’esatto contrario di un branco.

E se 2 amici in mare si dividono perché mai una massa di sconosciuti che si muove in base al moto ondoso dovrebbe rappresentare una “unità di senso”?

Il branco si determina proprio a causa del fatto che il mio vicino, sulla line-up è per me un perfetto sconosciuto e anzi, spesso, non mi sembra per niente simpatico.

Anche a livello più profondo quell’assembramento, pur non essendo casuale, è caotico.

Il mio amico Branko (1.1)

Posted in le regole del serf on Dicembre 4th, 2008

A Giuseppe, un serfista-amico/amico-serfista, è piaciuta la metafora dello stormo. A lui piace anche quella del branco di pesci (che alla fine è più azzeccata, visto anche l’elemento in cui vivono) e aggiunge che:

  • i tonni nelle loro migrazioni seguono sempre il più vecchio;
  • le balene in branco hanno un leader.
  • Usando le sue parole:

    pare il fenomeno della balene arenate dipenda da questo: un leader sbaglia e non è disposto a riconoscere il suo errore perché perderebbe la sua leadership (le balene sono socialmente evolute), e quindi non torna indietro. gli altri lo seguono e ti ritrovi con 50 balene morte in una baia…

    Forse è per questo che in acqua i più irritabili sono gli “anziani” e i “localz”. Probabilmente sentono la responsabilità di far sempre le cose giuste perché hanno spesso a che fare con torme di principianti.

    I cetacei suicidi, inoltre, ci ricordano che i leader:

    1. sono spesso degli idioti;
    2. possono sbagliare.

    Ma soprattuto che seguire il teorema “fidati degli altri serfisti, fa come loro” a volte può essere più rischioso che non ragionare con la propria testa, anche se si è principianti. Anche perché un principiante, oltre a non saper fare le cose basilari, spesso non riconosce un serfista esperto da un serfista “un po’ meno principiante” di lui.

    E questo lo dico perché a volte ho notato qualcuno seguirmi.

    Il mio amico Branko

    Posted in serf estremo, le regole del serf on Novembre 26th, 2008

    In una tipica giornata di onde, presso uno spot mediamente conosciuto, vediamo dei serfisti in acqua. Il loro numero può variare molto o poco ma quasi sempre individuiamo un “gruppo” che si muove in maniera discretamente compatta.

    Il movimento è fluido e quindi siamo portati a pensare che vi sia una “saggezza” nel fatto che lì vi sia un assembramento e che quell’assembramento si muova in quel modo invece che in un altro.

    E invece no, o perlomeno quasi sempre no. O meglio: v’è una ratio al riguardo - spesso dovuta all’iniziativa di singoli serfisti - ma questa non è misurabile in gradi di saggezza se non in seconda battuta, a cose fatte. Il movimento dei serfisti in acqua, infatti, è un sistema “caotico” ma non “casuale”: non possiamo prevederne i contorni in una situazione data (è dipendente dall’andamento del moto ondoso e quindi da qualcosa di prevedibile solo a livello statistico o in base a un modello stocastico*), ma è il risultato di un’attività cosciente e - si spera - razionale.

    Insomma, i serfisti in acqua si muovono in greggi o, se più vi piace, in stormi. E le dinamiche di gregge o stormo possono anche essere affascinanti ma portano con sé - insieme ai fattori positivi - delle ottusità mostruose.

    Per esempio: posto il fatto che l’intenzione di un serfista in acqua dovrebbe esse: “trova il punto migliore per prendere l’onda buona”, lo stimolo primordiale è: “proteggi te stesso” che, a livello di gregge, diventa: “fidati degli altri serfisti, fa come loro”.

    Il ché, come è facile intuire, è un grosso limite perché:

    1. non è detto che si facciano i movimenti migliori; in un branco sono in pochi a decidere davvero dove e come posizionarsi mentre tutti gli altri non fanno altro che seguire la massa (che poi può diventare “critica”);
    2. non è detto che questi “leaders” o decisori siano anche i migliori “locatori” di quel determinato spot.

    Ne risulta che in luoghi dove determinare il punto di frangenza delle onde migliore non è così facile o scontato (ad esempio su una spiaggia, dove le mareggiate sconvolgono spesso la geografia dei banchi di sabbia sottomarini che generano i punti di frangenza) i serfisti si mettano tutti (o quasi) nel punto sbagliato in virtù di “tradizioni” passate (ad esempio di fronte ad Ocean Surf) o in base alle scelte di uno di loro che, magari, si butta in quel tratto di mare da poco tempo e/o non ha fatto (o non è in grado di fare) un buon check-up della situazione.

    Chi di serf ne sa qualcosa penserà che negli spot su roccia i “punti” attorno ai quali i serfisti si dispongono sono sempre gli stessi perché il picco è quello e basta. Ciò è vero in parte, nel senso che in questi casi la dinamica del branco prende pieghe diverse: succede ad esempio che molti si vanno a buttare nello spot considerato più “consistente” o sul point senza nemmeno guardare il mare e in base solo al numero di persone che in quel momento è in acqua, tralasciando tutto il resto.

    E veniamo all’esempio che mi riguarda:

    Sabato 23 c’era un’ottima scaduta, a detta di qualcuno non faceva onde così belle da almeno un anno. Più o meno 2 metri, lisce. Io non ho potuto esserci ma, a detta di M., Banzai era così pieno che si serfava sui corpi.
    Domenica 24, invece, c’era la scaduta della scaduta: dai 70 ai 50 cm, davvero lisci, languidi e poco frequenti. Io stavolta c’ero (e meno male): ho serfato a Banzai per 45 minuti con 2 persone e per 1 ora con una papera (lei era agli inizi però, ha fatto almeno 2 wipeouts).

    Ora il ragionamento è questo: se sabato fossi stato a Banzai, avrei preso al massimo 2 onde in 2 ore. Probabilmente avrei rischiato la mia e l’altrui vita decollando su qualche testa o intralciando qualche aitante prò.
    Domenica, invece, ho fatto serf. Serf italiano, Mediterraneo, ma serf. E, vi assicuro, ho trovato Banzai affollato con onde molto peggiori.

    Perché, come è potuto succedere? La risposta è che la legge del “fidati degli altri serfisti, fa come loro”, del ragionare con la testa e le braccia degli altri, può metterti al riparo da bagnetti e sessions di serf estremo, ma alla fine si rivela una vera idiozia.
    Risultato: quelli che hanno preso belle onde di sabato sono rimasti a casa. E quelli che non ne hanno presa nemmeno una anche.

    Amo il branco. E’ un meccanismo che salva dalla massa il serfista estremo del Mediterraneo.

    * Wao, ce l’ho fatta, ho scritto “stocastico” su un post. Vedi M.? Anch’io so usare “stocastico”, brutto filosofo dei miei stivali.

    Ride the wild surf: nell’inferno dell’inside

    Posted in le regole del serf on Novembre 20th, 2007

    Sulle spiagge si può individuare una linea immaginaria che corre parallelamente alla costa, oltre la quale i flutti non frangono. Le onde si prendono lì: nel punto in cui cessano di essere una mera ondulazione del mare e iniziano a rompersi (non confondetevi con le schiume che vedete all’orizzonte in una giornata di forte vento…).
    Dunque, per individuare quella che in inglese si chiama line-up bisogna guardare il mare e trovare l’altezza oltre la quale l’acqua non fa schiuma. Tutto il pezzo di mare che separa la costa dalla linea di frangenza prende il nome di inside.

    La linea di frangenza dei flutti è di norma molto più a largo di quanto generalmente ci si spinga per nuotare. Raggiungerla, spesso, non è facile: bisogna remare sul serf molto a lungo e bisogna superare le maledette onde dell’inside o evitarne il più possibile l’impatto. Per questo il grado zero del serf si misura principalmente sulla capacità del singolo di raggiungere la linea di frangenza dei flutti. In altre parole: quello che una persona fa sull’onda è solo affar suo, ma chi non riesce a raggiungere la line-up senza disturbare le corse degli altri non può dirsi un serfista.

    A chi non pratica il serf a questo livello è consigliato frequentare spot poco battuti, oppure entrare in acqua quando le onde non sono molto grosse. Personalmente vado in luoghi solitari quando mi sento stanco o voglio prendermela comoda.

    Un consiglio a chi inizia: buttati in acqua in una giornata di onde in cui ti butteresti anche senza serf. Entra da solo, il problema di non disturbare gli altri è una materia a sé e può essere affrontata più avanti. Cerca sempre di misurare la tua paura (non sentirla è preoccupante) e prova a superarla compiendo atti razionali anche se coraggiosi.

    Un consiglio per chi inizia a 40 anni: ogni volta che esci dall’acqua apprezza i benefici che questa attività fisica ti ha procurato. Non avere paura di metterci 20 anni, applicati al momento, consideralo un idromassaggio norvegese. Il mare è come la maestra delle elementari: ti insegna delle cose essenziali.

    Nel regno del forse

    Posted in le regole del serf on Luglio 17th, 2007

    Tutti i siti e i giornali di serf parlano di queste regole del serf, spingendole soprattutto ai principianti, quindi è inutile mettersi qui a riscriverle. Il problema è che queste regole del serf sono:

    1. fraintese dai principianti;
    2. disattese dagli esperti.

    Il primo vero motivo per cui le regole del serf sono fraintese dai principianti è che gli esperti non le applicano con i principianti. Mentre i principianti annaspano penosamente alla ricerca di anche un solo appiglio (tipo: quello non è uno tsunami, è un’onda che posso prendere etc.), gli esperti li droppano, non rispettano i turni etc.

    Chissenefrega, in effetti. Però saperlo è meglio.


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