Archive for the 'sono un serfista' Category

Leo e Matteo nel 1996

Posted in serf italiano, news & media watching, sono un serfista on Luglio 22nd, 2007

In “Una volta che parti” parlavo di un serfista che aveva casa a Banzai e che avevo conosciuto nel 1996. Ho ritrovato l’articolo che scrissi a quattro mani (e cmq non sono, non sono stato e non sarò mai un giornalista). I serfisti in realtà erano due, Leo e Matteo.

Con il senno di poi mi sono messo a ravanare in rete e ho scoperto (ma non ne sono sicuro), che entrambi sono stati più volte campioni italiani di serf. Ora capisco perché mi trasmisero quel fomento, capisco - eccome - la dipendenza dal meteo, capisco -ahimè- le loro preoccupazioni ambientaliste (era 11 anni fa!).

Adesso però posto il pezzo. Ripeto, è un po’ ingenuo, ha errori di storia e geografia (serfistica) ma secondo me è buono (ehm, è vero, ho tolto due o tre cose davvero imbarazzanti…).

Point Break a Santa Marinella

un trip californiano tra i surfisti del Killer Loop

Si chiama Banzai lo spot che fronteggia la spiaggia hawaiana di Pipeline, sulla quale si infrangono le onde più pericolose del mondo. Imponenti masse d’acqua sospinte per migliaia di chilometri dai poderosi venti oceanici originari delle isole Aleutine, senza che la barriera corallina opponga alcuna resistenza fino allo scalino della North Shore dell’isola di Oahu. Un vero e proprio detonatore di muri d’acqua capaci di raggiungere grandezze inquietanti, paragonabili soltanto a quelle delle altre onde hawaiane di Sunset Beach e Waimea Bay, dove si tiene ogni anno il romanzesco trofeo surfistico Eddie Aikau, a patto che l’acqua s’impenni verso il cielo almeno per nove metri.

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Il coraggio, l’orgoglio e altre idiozie

Posted in serf estremo, sono un serfista on Luglio 21st, 2007

E’ un mattino di febbraio. Tutto è perfettamente gelido, anche il vento, che ti schiaffeggia la faccia. Sei solo sulla spiaggia, vicino a te la tua cara vecchia tavola del serf. La tuta del serf è ancora in macchina.

Scruti con occhio vigile l’orizzonte, valuti attentamente la direzione e la forza della mareggiata.

Ti rendi conto di un piccolo problema: ci sono al massimo 13cm d’onda, non c’è nessuna mareggiata. Tredici infami centimetri del cazzo, mentre tutti ieri dicevano “bombe, montagne pure ripide, picchi spaventosi, schiume assassine” e tu sentivi già l’adrenalina salire, sapevi che avresti affrontato pericoli e difficoltà ma eri comunque già contento, perché l’unico obiettivo che avevi era andare in mare, la mattina dopo, e fare del buon serf.

Sono le sette e mezza. Hai lasciato il letto un’ora e un quarto fa. Dentro a quel letto si crogiola discintamente la tua amata compagna. Una voce intima e riposata, che sa di colazione fra le coperte e vicinanza di amori e affetti ti dice: “torna immediatamente a casa, rimettiti a letto e riinizia la giornata: tutto questo non è successo”. Un’altra voce, molto più brutale e perversa, urla: “Dai, buttati, ché almeno un po’ di braccia te le fai” e anche: “dai, che provi un po’ di tartarughe”.

In situazioni come queste il serf è uno sport estremo. Estremo perché se ti butti sei un vero idiota, o perlomeno sei sulla buona strada per diventarlo.

Inutile dire che io sono un vero idiota. Io pratico questo genere di serf estremo almeno 10 volte l’anno.

Una volta che parti

Posted in sono un serfista on Luglio 19th, 2007

Nel 1996 insieme a un amico siamo andati a Banzai per scrivere un articolo sul serf italiano (poi pubblicato sul manifesto a doppia pagina… era molto ingenuo ma alla fine rileggendolo non fà così cagare). Lui aveva conosciuto un serfista, di cui non ricordo più il nome, che aveva una casa piena di tavole proprio davanti allo spot. Lui e i suoi amici - gente che immagino abbia dato davvero tanto al serf italiano - si misero a raccontare e noi prendemmo appunti. Il movimento serfistico nazionale iniziava a mandare i suoi primi segnali. Si parlava di campionati, contests etc.

Alla fine il serfista diede un’occhiata al mare e disse: “c’è onda, volete provare?”. Il mio amico rispose con un deciso “no grazie, ho la febbre”, io invece dovetti dire di no perché avevo un limite che in quel momento non avevo la possibilità di superare: sei gradi e mezzo di miopia. Sì, ora ci sono occhialoni acquatici per miopi etc. etc. (che fra l’altro non ho mai visto indossare a un serfista) ma nel ‘96 sui sassi di Banzai… me ne andai da quel posto con l’amaro in bocca - avevo 29 anni e la mia possibilità - forse l’unica - ce l’avevo avuta…

Per molte stagioni stetti sulla spiaggia a guardare le onde e a covare risentimento nei confronti dei miei geni. Fino a quando, a metà luglio del 2004, entrai in un camion attrezzato parcheggiato nel cortile di un ospedale di Roma per sottopormi alla terapia laser di eliminazione della miopia.

Tralascio le sofferenze dei primi giorni post-operazione: dopo una settimana stavo di nuovo una favola e ci vedevo veramente bene, anche se di notte vedevo aloni - e continuo a vederli - attorno alle luci dei lampioni (spesso, ahimè, anche attorno alla luna).

La mia fulgida carriera di serfista inizia a metà agosto, dopo un giorno a rubare onde ai bambini di Tarquinia. Mi compro un softboard rosa da 7 piedi, un filo del serf giallo, e mi lancio al mare. Riesco a partire - steso - su una di quelle monnezze che solo Torre Flavia sa produrre.

Non ho più smesso di provare.

Non so se sono proprio un serfista. Probabilmente quelli con cui parlai nel ‘96 e molti altri, vedendomi armeggiare goffamente sulla mia 7.1 bahiana penserebbero di no. Da parte mia so di essere uno che se può si lancia in mare con la tavola.


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