Archive for the 'il campo da giuoco' Category

I bagnanti

Posted in il campo da giuoco, sono un serfista on Settembre 5th, 2007

I bagnanti sono birilli di diverse altezze che vagano in estate per il campo da giuoco. A molti di loro piace mettersi nel punto esatto in cui passerà un serfista. Ad altri viene la voglia di prendere in faccia il labbro dell’onda urlando. Alcuni guardano imbambolati verso riva, altri verso il largo. I più piccoli subiscono spesso la tortura di essere richiamati a riva dai propri genitori preoccupati.

Fra i bagnanti, ogni tanto, qualcuno cerca di farsi accompagnare a riva dalle onde: con una frequenza molto bassa un appartenente a quest’ultima tipologia comprerà un pezzo di polistirolo in edicola e cercherà di scendere giù da un onda. Tre anni fa, sulla spiaggia delle saline di Tarquinia io sono stato uno di loro.

Metereopatia

Posted in il campo da giuoco, sono un serfista on Agosto 28th, 2007

Appena mi sveglio cerco olfattivamente le tracce di uno scirocco o di un libeccio in entrata. Osservo la punta degli alberi fuori dalla finestra per vedere che direzione prendono quando si alza una raffica. Poi mi affaccio, guardo a ovest, a sud, a nord per vedere se ci sono nuvole e di che forma sono.

Non sono ancora pratico di curve bariche, né ragiono ancora bene sulla forza del vento in rapporto alla superficie che esso percorrerà prima di abbattersi sulle coste del Lazio. Però quando sulla mappa delle onde dell’Università di Atene vedo il maestrale entrare dalla porta di Tolone e colorare di giallo, arancione e rosso il blu del mare, rimango per minuti interi visibilmente scosso. E ogni volta che mi imbatto in un servizio televisivo su mareggiate che spazzano le coste del Tirreno mi si stampa in faccia un sinistro sorriso.

Il mio rapporto con i telegiornali è cambiato molto. Acque agitate, burrasche in politica, relazioni e rapporti tempestosi, ondate di qualcosa (caldo, freddo etc.) sono tutte espressioni che hanno assunto un significato diverso.
Tutto questo può classificarsi come patologia, quindi sono metereopatico. Uno strano tipo di depressione, che si manifesta col bel tempo, almeno qui a Roma.

Tre anni di pensieri ossessivi sul tempo, però, hanno generato benefici alle persone con cui vivo: chi mi sta intorno non si beccherà mai un week end di brutto tempo, so sempre quando è il caso che si tirino via gli asciugamani dalla spiaggia, posso parlare per decine di ore dello stato di salute del pianeta. E inoltre, quando ci sono il sole e contemporaneamente le onde, sono la persona più gentile e amabile dell’universo.

I localz e quel loro modo di fare

Posted in il campo da giuoco on Luglio 30th, 2007

I localz sono dei serfisti fortunatissimi che hanno lo spot sotto casa. Possono quindi comodamente pianificare la loro giornata in funzione di ciò che vedono muoversi una volta aperta la finestra. Sono ancora più fortunati se hanno un lavoro fisso e un medico che non va tanto per il sottile. Ci sono due metri a centro baia? Mm.. dottove, mi fa male la pancia… Nonostante questa loro fortuna alcuni localz riescono ad essere molto sgradevoli. La maggior parte, però, sono molto simpatici, molto più simpatici dei prò. Solitamente sono molto meno in tiro e hanno una faccetta sorridente come per dire: “abito qua davanti, entro in acqua in pantofole, se non piglio quest’onda ne prenderò un’altra, quando tu non ci sei, quando tu sei a lavorare, quando tu sei a 45 minuti da qui”.

I prò e tutti quelli della palazzina loro

Posted in il campo da giuoco on Luglio 29th, 2007

Fra tutte le categorie di serfisti la peggiore è quella dei prò. Non perché i prò sono in sé malvagi - fra l’altro non ne conosco nemmeno uno e quindi non posso giudicare - ma perché il mondo che li crea e li riproduce - cioè il mondo degli sponzor - è molto malvagio.

I prò hanno un effetto letale su uno spot: dove ci sono loro non ci si può buttare in acqua perché:

  • quando si allenano non rispettano i principianti, pensando di avere il diritto di fare il proprio comodo;
  • quando fanno le gare bloccano gli altri serfisti a terra, suonano ridicole sirene, piantano grotteschi gazebi pieni di scritte brutte.

Inoltre, quando loro non ci sono - perché i paraculi poi se ne vanno tipo in Costarica - indirettamente rendono affollati gli spot, che si riempiono di:

  • posatori che vogliono emulare i prò, o almeno vestirsi come loro;
  • individui competitivi e agonistici - nella maggior parte dei casi fastidiosi e inurbani - che vogliono diventare dei prò.

Infine fra i prò ci sono dei truffatori, dei presunti prò che si definiscono tali solo perché hanno trovato degli sponzor. I Italia ciò succede perché non siamo granché alla vetta del serf mondiale e quindi gli sponzor tendono a sponzorizzare anche diversi truffatori solo allo scopo di vendere vestiti.

E’ una gran brutta cosa. I prò sono molto peggio dei localz in termini di serfabilità degli spot in cui si aggirano.

I spot

Posted in il campo da giuoco on Luglio 26th, 2007

Il campo da giuoco del serf è il mare. Ma non tutto il mare, solo una parte di esso, che ha delle speciali caratteristiche sulle quali i serfisti ragionano molte volte e molto a lungo.

Questa parte di mare con speciali caratteristiche si chiama spot.

Uno spot può essere più o meno pericoloso, più o meno affollato, più o meno famoso.

Se tutte le caratteristiche dello spot dicono “più” allora è meglio evitare quello spot. Se poi ci vanno i prò è praticamente inutile avvicinarsi.

Il Marme di Terraneo

Posted in il campo da giuoco on Luglio 25th, 2007

Il Mar Mediterraneo è clinicamente morto da almeno 10 anni - e cioè, secondo me, da quando è scomparsa l’ultima foca monaca dell’Isola di S. Pietro - ma nessuno lo vuole ammettere.

Il Mediterraneo è infestato di barche a motore private, ci si pesca molto di più di quanto ci si dovrebbe pescare, le navi che ci navigano non sono controllate etc. etc. finendo con un classico “chi va al mare di inverno lo sa cosa vuol dire l’inquinamento”. Solo qualche aneddoto (e neanche tanto hardcore):

  • a S. Marinella questo inverno un pescatore diceva che i pesci grossi, quelli che solitamente quando fa freddo riparano verso le coste, non arrivano più da qualche anno (perché a largo l’acqua è calda o perché non ci sono più? E perché quel pescatore stava lì a pescare se non c’erano più pesci? Cosa catturava? Piccole e indifesi pescetti?);
  • a Campo di Mare questo gennaio c’erano una quantità di meduse sulla spiaggia da far venire l’orticaria solo a guardare (provate a digitare “invasione delle meduse” su goògle…);
  • a Torre Flavia, circa un mese fa, ho rischiato di morire soffocato da una busta di plastica nera che mi si era attorcigliata in faccia dopo un’ingavonata standard (per non parlare degli stronzi galleggianti ed altre amenità del genere… comunque secondo Greenpeace in media nei fondali mediterranei si contano 1.935 “pezzi” di plastica per chilometro quadrato, vedi Mare nostrum, il più sporco del mondo);
  • a fine giugno, ero in vacanza a Leuca: di fronte alla spiaggia in cui villeggiavo è affondata una nave “a causa delle avverse condizioni meteo” rilasciando carburante e olio in uno dei tratti di costa più puliti d’Italia. La puzza di nafta si sentiva per decine di chilometri, e vi assicuro che il meteo non era per niente avverso: sono stato tutto il giorno a prendere il sole, un libeccietto gentile lambiva le mie membra, non ho visto una nuvola (sì, ho serfato, ma il giorno dopo e più a nord, a Torre S. Giovanni). La verità è che quella nave faceva cagare, era vecchia, si è rotta perché prima o poi le cose vecchie si rompono.

Per porre rimedio a questa situazione bisognerebbe:

  • vietare la pesca di tutti i generi e smettere di mangiare pesci per un bel po’ (facciamo 10 anni? I pescatori prendono il sussidio e zitti per favore);
  • vietare l’uso di barche a motore private per sempre (punizioni corporali, più dure per chi ha redditi superiori ai 100.000 euro l’anno. Più dure ancora per i loro figli);
  • tassare pesantemente il commercio marittimo (circa il 30% del valore del carico. La tassazione è devoluta interamente a progetti di salvaguardia e recupero);
  • vietare le barche più vecchie di 5 anni (sanzioni corporali varie, molto crudeli);
  • riformare il codice di navigazione in modo che i responsabili delle navi che affondano siano individuabili prima della catastrofe e non dopo. Nel caso di controversie prima si paga e poi si va in tribunale. Se poi gli armatori decidono di non armare più tanto meglio;
  • Infliggere multe improbe e prigionia (e anche torture sofisticatissime) a chi, attraverso l’inquinamento “da terra” (acque dolci etc.), rende il Mediterraneo la merda che è (dice l’articolo succitato che la maggior parte dell’inquinamento proviene da terra);
  • Tagliare le mani a chi butta cartacce in spiaggia (ci avete creduto, eh?).

In altre parole: nessuna pietà o nessuna ipocrisia, please. Il resto è solo monnezza.


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