Archive for the 'il campo da giuoco' Category

Deserto del Mahare

Posted in il campo da giuoco on Novembre 18th, 2008

Se qualcuno nutre ancora qualche dubbio sul fatto che il Mar Mediterraneo è ormai una propaggine del Mar Morto non deve far altro che assistere all’ultima puntata di Report (in rete la metteranno fra qualche settimana).

E se qualcuno, dopo aver visto la puntata, ha ancora il coraggio di pensare che i pescatori sono dei “cari vecchi saggi” etc. etc., che vanno rispettati in quanto “tradizione” etc. etc. mi permetto di ricordar loro che l’abominevole pratica della “pesca sportiva”, e la sua abominevole variante da onda, è il terzo sport in Italia.

I “pescatori sportivi” del Mar Mediterraneo dovrebbero essere abbattuti, insieme ai mercanti multinazionali di pesce e ai “pittoreschi” cacciatori di pesce spada, di tonno etc. etc..

Tutti i pesci surgelati, in qualsiasi forma e di qualsiasi provenienza, non dovrebbero mai più essere mangiati. Tantomeno i crostacei.

Package Supreme (Sicilia mon amour!)

Posted in serf italiano, il campo da giuoco, serf estremo on Agosto 28th, 2008

Due settimane. Sono stato due settimane piene nei dintorni di Sciacca, in quello che pensavo essere uno dei paradisi del vento in Italia, e ho serfato un massimo di 10 cm d’onda.

Il vento c’era, sempre, molto armonioso. Accarezzava la nostre cene, le nostre passeggiate, una cosa molto bella.

Ma l’indomani lasciava solo 10 cm di onda.

Liscissimi, perfetti, incontestabilmente belli. Ma con una 5.10, anche se lenta e cicciona, la lunghezza della corsa non ha mai superato i 5 metri.

Un giorno mi sono fatto 7/8 chilometri a piedi per trovare il punto giusto.

Bellissimo, un mare fantastico, ma no surfing. O per dir meglio: bagnetto.

Poi torno a Palermo in una notte ventosissima. Da nord-ovest, sempre più forte.

Troppo forte.

L’indomani a Capaci c’erano 3m+ di mare attivo, arrabbiato, una risacca oceanica che faceva tubi grassi da morirci dentro.

Colori da sogno, praticamente i Caraibi.

Ho atteso, atteso, atteso ma non ha smesso fino a quando chi era con me non ha minacciato di bucarmi la tavola.

E allora sono dovuto andare via.

Come se non bastasse, sulla strada del ritorno, sul versante est di Isola delle Femmine, ho incontrato l’onda più grande che io abbia mai visto in Italia.

Una sinistra che doveva essere sui 3 metri e mezzo e iniziava a frangere a 20 metri dalla riva.

La “riva” era una conca di scogli puntuti e ruvidi.

Non me la sono sentita di entrare.

Che beffa.

La Sicilia continua a negarsi a me, sebbene io l’ami infinitamente.

Sapore di sale

Posted in serf italiano, il campo da giuoco on Agosto 4th, 2008

Andare al mare d’estate è un’esperienza strana. Sei lì, con quelle mutande fiorate addosso, il mare non si muove,  gli altri si divertono e/o si rilassano. Cerchi di trovare cose interessanti da fare, tipo guardare all’orizzonte, sentire il vento, determinare quanta onda fa quel deficiente con l’acquascooter.

La depressione sale.

Poi scopri che sì, è lo stesso posto dove vai a fare serf, ma fa parte di un altro universo, un universo parallelo in cui sei finito per caso e con cui devi fare i conti.

Allora ricordi che ci si stende per terra su di un asciugamano, ci si spalmano delle creme addosso, ci si lanciano vari tipi di palle usando piedi e mani.

Gelati, castelli di sabbia, pizzetta rossa. In fondo il mare d’estate è un bel posto dove andare.

I poeti del serf

Posted in varie, il campo da giuoco on Maggio 22nd, 2008

Nel serf c’è molta poesia, c’è poesia ai più alti livelli. Una poesia che si esprime nello stesso luogo in cui il serf si produce, il mare, e raramente si traduce in parole. Si tratta per questo di una poesia particolare, mediata dall’età che hai, da ciò che il mare in quel momento sta facendo, dalla direzione e dalla forza del vento, dal colore del cielo, dalla forma delle nuvole. Un poesia dipendente da quanti altri serfisti hai intorno, da quali e quanti esseri viventi e senzienti il tuo sguardo raccoglie mentre aspetti l’onda o mentre la serfi. Una poesia che si trova in relazione con la tavola che hai deciso di usare, col tipo di onde che arrivano, con la temperatura dell’acqua, con ciò che hai deciso di indossare, col tuo stato di forma, con ciò che hai fatto o dovrai fare durante la giornata, col tuo umore, con la tua vita presente o passata.

La frase più poetica che ho sentito dire in mare a un serfista è: “scusa, sai l’ora?”.

E non pensiate che non abbia sentito serfisti poetare.

Banzai watching (18 gennaio 2008, h. 14.00-15.30)

Posted in spot italiani, il campo da giuoco, serf estremo on Gennaio 21st, 2008

Le previsioni dicevano: 1.70-1.40m in scaduta specie sul Tirreno meridionale. Cosa pensereste voi? Che sul Tirreno centro settentrionale (S. Marinella - Cerenova - Civitavecchia - Tarquinia etc.) almeno un metro di onda ci dovesse essere.

E invece no. C’erano 0cm a Cerenova e 5-7cm a Banzai. Ho dichiarato la giornata non serfabile nonostante io sia un noto serfista estremo.

Quindi? Quindi siamo qua, io e Marzio, in un radioso pomeriggio di gennaio, di fronte al mare, in piena depressione. Prima strategia per uscirne: mangiare un panino al prosciutto al Ristorante. Secondo passo: mangiare un secondo panino al prosciutto. Terzo passo: andare in baia e guardare il mare parlando di cronaca, politica e società (il papa, il papa e il papa).

Marzio mi stupisce spesso con le sue nozioni di meteorologia. Dice: “queste nuvole qua sopra sono il residuo della libecciata. Sono scure, bassa pressione. Quelli in alto, schiacciati in alto, sono cirri. Quelle nuvole bianchissime all’orizzonte sono il risultato dell’alta pressione che avanza”. Ne sappiamo, noi, di cose… infatti abbiamo fatto uno dei nostri flop da astinenza serfistica.

I 5-7 cm di microbanzai sinistro si srotolano davvero bene. Producono un microinside ordinatissimo, disegnano l’area del reef sottomarino che rende così belle le onde di qui. La minidestra si apre più raramente. Ma, come da tradizione, è più ripida e radicale. Come sono frattaliche le onde…

Leggiamo le correnti. Ragioniamo sul fatto che la prossima volta entreremo proprio là dove la sinistra di Banzai finisce ed inizia la destra della Toscana, cioé nel canale fra le due onde.

Il sole fa capolino. Squarci di luce accesi. E’ bello anche così, dopotutto.

Operation crossroads

Posted in il campo da giuoco on Novembre 12th, 2007

Il primo luglio 1946, presso l’atollo di Bikini, ABLE fu fatta esplodere a 158 metri sopra il livello del mare.

ABLE, 1 luglio 1946

Il 25 luglio fu invece BAKER ad esplodere, 27 metri sotto il livello del mare.

BAKER, 25 luglio 1946

Quelle navi che sono piazzate sotto il fungo furono messe lì per capire che fine avrebbero fatto. Ci permettono di misurare l’altezza della colonna d’acqua che si alzò: BAKER generò un’onda di almeno 29 metri, pari a 88,292 piedi, cioè qualcosa di gran lunga più grande di ciò che si trova (normalmente) in natura.

Se credete che nessuno abbia pensato alla bomba H in associazione al serf sbagliate di grosso: la Rip Curl ha fatto una tuta da serf proprio con quel nome.

E se pensate che nessuno abbia mai serfato un’esplosione vi sbagliate ancora:

Di qui il paradosso: se la natura non ci avesse regalato le onde nessuno avrebbe fatto il serf, ma ora che il serf è una “cosa acquisita” c’è chi non esiterebbe a distruggere la natura per serfare.

Sono sicuro, e lo dico con profonda mestizia, che qualche serfista, se ce lo avessero portato, avrebbe provato a serfare able o baker.

Lo spettro del pescatore da onda

Posted in il campo da giuoco on Ottobre 3rd, 2007

Come ho già scritto, il pescatore medio (non i vecchietti sul molo, i vecchi marinai, quelli che ti dicono cose sagge etc. etc.) è a mio modo di vedere un personaggio abominevole. Tuttavia c’è il pericolo di incontrare qualcosa di molto peggio, il surf caster: ecco un pezzo che ho trovato su pescare.net

Il surf casting (termine americano, letteralmente “Lanciare sull’onda”) è una tecnica praticata nei paesi atlantici ed introdotta in Italia, almeno al grande pubblico, verso la fine degli anni ‘80, grazie ad alcuni pescatori che hanno svolto un preziosissimo lavoro di adeguamento delle tecniche statunitensi alle realtà del mediterraneo, sperimentandole sulle coste della Sardegna che, ancor oggi, risultano essere le più adatte e quindi le più fruttuose per questa tecnica. Infatti, le tecniche atlantiche puntano alla cattura dei grossi predatori che, nella fase di alta marea, si avvicinano alla costa per cacciare, attirati dalla schiera di grufolatori che si cibano degli organismi che il movimento delle acque liberano dalla sabbia. Anche per il surf nostrano, i concetti rimangono pressappoco gli stessi, solo che la minor escursione tra la bassa e l’alta marea, non crea quella sufficiente mangianza ad attirare né grufolatori né predatori. Si è verificato che tali condizioni si ricreavano quando le onde delle mareggiate si infrangono sulla spiaggia, sconvolgendo il fondale e liberando piccoli molluschi e crostacei che attirano appunto i grufolatori e di conseguenza, anche i predatori. Quindi, la prima regola del surf mediterraneo è quella che se non c’è onda, non c’è surf, anche se, in questi ultimi anni, ci si sta accorgendo che questa regola trova delle eccezioni e per alcune prede, come la mormora, orata, saraghi e razze si verificano catture anche con mare calmo. Da questa constatazione è nata una tecnica, seppur analoga al surf casting, se ne differenzia sostanzialmente perché si pratica in condizioni di mare calmo o quasi calmo, chiamata “beach legering”, che prevede un’attrezzatura e una filosofia più “leggera” del surf casting. Tornando alla tecnica oggetto dell’articolo, va detto che tra tutte le pesche possibili in mare, il surf casting brilla per la sportività e per l’alta frequenza di cappotti! Infatti, a differenza di altre tecniche, il risultato di una battuta di surf casting è troppo legata al momento “magico” per essere alla portata di tutti. Prima di tutto il surf castman deve individuare con esattezza quando il mare è nelle condizioni ideali, cioè quando il moto ondoso libera nutrimento facendo accorrere le prede e quindi poterle insidiare. Queste condizioni non sono frequentissime e possono durare per un tempo variabile, sia di giorno che di notte, in cui il surf casting può offrire entusiasmanti catture.

A parte il lessico fastidioso (battute di surf casting, frequenza di cappotti etc.) è terribile pensare a dei pescatori che usano la parola “surf”. Mi viene il voltastomaco.

Ma la cosa peggiore è che questi personaggi, di regola, si vanno a mettere proprio esattamente nei luoghi dove si fa serf.

I pescatori

Posted in il campo da giuoco, serf estremo on Settembre 29th, 2007

In giornate di serf estremo, e cioè quando il mare non fa più di 20cm, individui particolarmente inquietanti si aggirano per le spiagge e sugli scogli. Sono vestiti da militari - manca solo il fucile ma il coltello ce l’hanno - e hanno un atteggiamento trionfale, sembra che siano molto fieri. Portano con sé tende da campo, derrate alimentari, secchioni pieni di sostanze organiche putride e una ingente quantità di lunghi bastoni retraibili su cui passa un lungo filo governato da uno strano e ululante avvolgitore meccanico. Alla fine del filo mettono malevoli uncini a cui infilzano le sostante organiche del secchio: lanciando tutto ciò in mare intendono catturare pesci.

Questi paramilitari si piazzano da qualche parte e lanciano cinque o sei uncini nel nostro agonizzante mare. Forse si rendono conto di quanto sia deprimente il loro atteggiamento, ma continuano con pervicacia a voler catturare pesci. Quando ciò avviene, un macabro sorriso gli si stampa in faccia ma il più delle volte, fortunatamente, non succede niente per ore e ore, a parte il fatto che si innervosiscono e iniziano a farmi grossi cenni con le mani con cui intendono dirmi “vai via”. Se vado a riva per parlarci loro dicono: “fai rumore” o “ti impigli”.

Ma io non vado via, ho più diritto io di stare lì, perché è vero che io sto facendo una cosa improbabile, ma è anche vero che io almeno non ammazzo i pesci.

Sono loro a dover scomparire. Non bastano le navi-industria che desertificano i mari. Ci vogliono anche i paramilitari con le tende e i secchi putridi. Che vadano in uno di quei laghetti dove i loro simili lanciano pesci per poi cercare di riprenderseli. E soprattutto che lascino stare i poveri serfisti estremi come me.

Tutti gli altri serfisti

Posted in il campo da giuoco on Settembre 27th, 2007

La maggior parte dei serfisti non sono né prò (troppo faticoso) né localz (mica sono tutti fortunati!) e si suddividono in:

  1. persone con la passione per il serf;
  2. persone senza passione per il serf ma coinvolte da persone con la passione;
  3. orribili e imbelli posatori.

Fortunatamente i serfisti della categoria 1 sono sempre tanti. Grazie a loro fare il serf è bello.

Uccelli del malaugurio

Posted in il campo da giuoco on Settembre 6th, 2007

Ogni tanto nei spot  si aggira uno strano tipo di corvi. Li vedi da lontano, prima ancora di vedere la spiaggia e il mare, specialmente di maestrale ma anche con forte vento da terra. La loro forma è quella di un parapendio, di un aquilone, al di sotto del quale un bi-gamba si dimena inspiegabilmente.

Il brutto è che questi strani uccelli portano davvero sfiga. Molto spesso quando ci sono loro non c’è onda, o ce n’è molto poca (troppo vento). Se li vedi ti viene subito la depressione.

A volte poi non si accontentano di portare sfiga. Ti passano sopra a pochi centimetri e ti rubano lo spazio. Ieri (4 settembre) a Banzai c’erano 2 o 3 di questi corvi. I picchi erano superaffollati perché le onde (di scaduta) erano bellissime, ma i maledetti uccellacci le rubavano quasi tutte, nonostante le urla di odio dei serfisti.


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