Ti arriva una scatola di cartone 50×40 e pensi: mi hanno tirato un pacco, qui dentro non ci può essere una tavola da serf.
Apri la scatola, sbucci tutto e osservi bene. Trovi:
1. una pompa per l’aria molto compatta con un bocchettone semiartigianale alla fine
2. uno strano attrezzo di ferro simile a una chiave inglese ma non utilizzabile come tale
3. un piccolo misuratore di pressione
4. un foglio stampato a colori artigianalmente con una inkjet
5. un pezzo di plastica gommosa bianco e azzurro a forma di tavola da serf. In punta ha una valvola molto elaborata con un bottone rosso al centro. In coda vi sono appiccicate due cose di gomma a forma di pinne.
6. un kit con istruzioni per riparare le forature
La sensazione-pacco aumenta. Come può funzionare? Non funzionerà mai.
Allora leggi il foglio e scopri che il suo autore è il costruttore dell’attrezzo in persona. Scrive colloquialmente dalla sua location di San Diego e sembra saperla lunga su come funziona il tutto, approcciandosi al cliente come fosse un amico o un conoscente appena incontrato sulla spiaggia.
L’uomo - che nella mia immaginazione ha un cannone di white widow in bocca e indossa molte collanine - spiega che devi gonfiare la tavola fino a raggiungere le 18-22 atmosfere, facendo attenzione a non superare le 24 e determinando la pressione con un’applicazione del misuratore di pressione direttamente sulla valvola. Mai lasciarla in macchina o al sole quando fa troppo caldo, potrebbe scoppiare. Se spingi una volta il bottone rosso la valvola si apre, se spingi una seconda volta si chiude. Per gonfiare la tavola, la valvola deve essere chiusa.
L’uomo poi ti ricorda che quando è bagnata la tavola è scivolosa e quindi bisogna applicarci sopra della paraffina (ti informa anche di come piegarla quando la si sgonfia e non ci si vuole sporcare di paraffina. Fra l’altro lui per toglierla usa il phon, ma non nell’opzione “caldissimo”). Avverte infine che quell’attrezzo non è affatto sicuro, non è un giochetto qualsiasi, che bisogna saper nuotare per avventurarsi con esso in acqua e che se non sai come usarlo puoi farti davvero molto male.
Poi chiude, dicendo una cosa come “e adesso goditela”.
M… non sai se la lettura ha reso l’operazione convincente o meno. Però ti fidi - dopotutto ormai il pacco l’hai preso - e applichi la pompa alla valvola. Inizi a pompare, pompare, pompare ma non succede niente… è bucata? Continui a pompare, la pompa inizia a fare strani rumori aerofagici e pensi: “be’, qualcosa almeno cambia”, fino a quando noti che davvero la tavola si sta gonfiando, che davvero sta prendendo la forma di un fish tail 5′10” anche se un po’ troppo ciccione. Ed in breve quel coso inizia ad essere duro come un pezzo di legno, al punto che applichi il misuratore per scoprire che invece le atmosfere sono ancora troppo poche.
Ecco. Ora sei al mare con questo attrezzo bello gonfio e paraffinato a dovere. E’ cortissimo ma allo stesso tempo molto grosso, quindi hai una discreta fiducia di poter partire sull’onda, anche se non sei mai andato sotto ai 6′1”. Ovviamente hai scelto un beach break, non sia mai ti scoppi su una roccia. L’unica cosa che davvero devi affrontare è la faccia degli altri serfisti, perché con una materassone biancazzuro a forma di twin fin non sei molto credibile.
Aspetti ben bene l’onda giusta. Nel frattempo ti impratichisci con il fatto che nonostante sia corto l’attrezzo non è facile da girare. Quando l’onda arriva fai quello che sai fare e come per miracolo sei in piedi a guardare il panorama. Ma è troppo presto, non ci sei abituato, l’hai presa con un anticipo sconcertante, al punto che cadi senza un vero motivo.
Il secondo picco è a 10 metri sulla sinistra. Che fai, ci provi? Cerchi di raggiungerlo, non ce la fai neanche tanto bene, ti metti in posizione e bom, sei di nuovo in piedi là sopra, ma stavolta non vuoi cadere. Cerchi di quadagnare il piede dell’onda ma non ce la fai, ti metti proprio a cannone in perpendicolare ma niente, la tavola sembra appiccicata alla cresta.
Passa una quantità di tempo, l’onda muore a riva, e tu sei ancora li sopra. Hai spiaggiato, sei dall’altra parte della spiaggia, è assurdo.
Dici: “ho avuto culo” e riprovi, stavolta su una cosa che chiamare onda è quasi ridicolo. Lei parte, vai in punta, lei regge un po’ e poi si inabbissa.
E così via, prove su prove, per due orette.
Che dire? Non sono un manovratore, quindi non posso giudicare al riguardo della manovrabilità . Tuttavia un bel po’ di curvoni li ho fatti, con una certa facilità . La coda però è veramente troppo voluminosa, e penso che ciò crei dei problemi per le manovra più radicali.
Per il resto se costasse la metà la consiglierei alle seguenti tipologie di serfisti:
1. serfisti che viaggiano con dei non-serfisti
2. apprendisti estivi e non che non vogliono procurare danni al prossimo (in questo senso è addirittura meglio di un softboard)
3. amanti del paradosso e dell’assurdo
Unica precisazione: io ho una 5′10”. Non le fabbricano più. Non so dirvi al riguardo delle 7′6” o delle 9′.
Saludos ;)
ps. ha anche un buon rocker :)
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