Archive for the 'news & media watching' Category

Outing please 2.0

Posted in news & media watching on Dicembre 6th, 2007

Caro il mio giornalista/serfista di Repubblica.it, non pensare che noi si demorda!

Lo sappiamo che hai fatto pubblicare

  1. la bufala del sushi-roll (l’avevano già fatta quella manovra),
  2. la (scontata) vittoria di Fanning in Brasile,
  3. la storia di Bethany che ri-serfa pur senza un braccio (un po’ vecchiotta).

L’ultima roba che hai mandato però, quella sui serfsti di Pegli, ti scopre. Eh sì, perché hai provato a mandarla alla redazione nazionale ma ti hanno snobbato, allora l’hai pubblicata sulla pagina locale di Genova, vero? Solo più tardi l’hanno messa in prima pagina…

Ora sappiamo da dove vieni, caro mio, il cerchio si stringe! Dichiara il tuo serfismo, dicci nome e cognome, e facciamola finita.Se lo farai subito non subirai conseguenze rilevanti.

Amalfi enorme, Calabria sottacqua, e tira buriana… chi era in acqua?

Posted in news & media watching on Novembre 2nd, 2007

Ecco le impressionanti foto che sono riuscito a trovare sulla enorme mareggiata del 1987 (10-14 gennaio) di cui scrivevo in “Leo e Matteo nel 1996“. Si riferiscono ad Amalfi (una cronaca di quei giorni è di Alberto Fortelli):

Amalfi, 11 gennaio 1987 1

Amalfi, 11 gennaio 1987 2

Amalfi, 11 gennaio 1987 3

Queste sono la mappa barometrica e termica di quel giorno:

 

Barometrica dell’11 gennaio 1987

 

Termica dell’11 gennaio 1987

 

Le bombe arrivarono soprattutto sul Tirreno meridionale.

L’evento meteorologico descritto fu provocato da un profondo minimo depressionario in moto dalla Sardegna verso le coste peninsulari del medio versante tirrenico. La traiettoria percorsa dal minimo portò lo stesso a transitare sul basso Lazio: le coste campane vennero quindi a trovarsi a SE dello stesso, in un quadrante generalmente caratterizzato da un forte addensamento delle isobare.

Aggiungo le coste calabre: tre ricercatori del CNR (Caloeiro, Mercuri, Merenda) scrissero un articolo dal titolo “La mareggiata dell’11 gennaio 1987 sulla costa tirrenica calabrese (da Gizzeria a Diamante)”, in seguito a un’ispezione eseguita per accertare i danni provocati. Il “Mattino” del 13 gennaio scriveva:

L’11/01/1987 si è verificato un nubifragio che ha provocato danni a strutture pubbliche e private in 21 comuni della Calabria. Lungo la costa tirrenica centro-meridionale si è verificata una violenta mareggiata che ha prodotto seri danni nei centri costieri interessati. A Gizzeria e Campora S. Giovanni il lungomare è stato seriamente danneggiato ed alcune abitazioni sono state invase dalle acque ; ad Amantea la SS 18 è stata distrutta per un tratto di circa 100 metri ; danni al lungomare, alla rete viaria ed alla rete idrica e fognante sono stati registrati nel tratto compreso tra Amantea e Torremezzo ; a sud della stazione di Paola il traffico ferroviario è stato interrotto per la parziale asportazione del rilevato ferroviario ; danni alle strutture turistiche, alle abitazioni ed alla rete viaria sono stati registrati nei centri di Fuscaldo, Guardia Piemontese, Cetraro, Acquappesa, Cittadella, Belvedere, Sangineto e Diamante, dove fu gravemente danneggiato il porto turistico. Secondo alcune stime il danno ammonterebbe a diverse centinaia di miliardi al patrimonio pubblico e privato.

Oltretutto sull’Adriatico settentrionale si verificò una cosa rarissima, il burian. Come dice Remigio Zago:

La caratteristica principale del burian è la diminuzione della temperatura in corso di precipitazioni, concomitante ad una irruzione dalla porta della bora di aria artica continentale. E’ un fenomeno rarissimo e che si verifica solo in inverno, al contrario della Bora scura che si può presentare in tutte le stagioni. l burian sinotticamente è la conseguenza del passaggio di profonde gocce fredde presenti solo in quota e di origine artica o sub-artica in transito sull’arco alpino o appena a nord di esso con traiettoria ENE-WSW. La Bora scura è originata dall’approfondirsi di depressioni sul bacino settentrionale del Mediterraneo in presenza di anticicloni sulle Alpi o a nord di esse. Due gli episodi di Burian che ricordo negli ultimi 30 anni: Santa Lucia 2001 con T° scesa dai +2° di inizio prp a -5° a fine prp e Domenica 11 Gennaio 1987 con +2 con pioggia forte da 18 ore alle 13.00 e -4° con neve e scaccianeve alto alle 21 (accumulo 18cm.).

 

 

Outing please

Posted in news & media watching on Settembre 13th, 2007

C’è un serfista nella redazione di Repubblica.it. Ecco l’impressionante escalation di articoli e reportage sul serf che ha tirato fuori in breve tempo:

  1. Un serfista che salva un cane nel lago Michigan (dice che c’erano ondone… vedendo Endless summer II non sembra… cmq)
  2. Kelly Slater sale sul palco con i Pearl Jam e Ben Harper
  3. Stabilito il record mondiale di serfisti su un’onda
  4. Le onde di marea nei fiumi brasiliani (anche se è copiato un bel po’ da un vecchio numero di surfnews)
  5. Dorian Paskowitz (vecchio serfista) dona tavole da serf ai palestinesi

Dai, esci fuori, dillo a tutti che stacchi proprio in tempo per andarti a prendere le onde del traghetto a Focene… lo abbiamo capito che sei malato come noi… Dai, ammetti che ci sei… se rispondi giuro che manterrò nascosta la tua identità.

Media watch a colazione

Posted in serf italiano, news & media watching on Agosto 20th, 2007

Ieri mattina (19 agosto) stava per prendermi un coccolone. Al bar dove ho fatto colazione c’era la pagina romana del Messaggero che in prima lanciava un: “L’esercito del surf a caccia della grande onda”. Il titolo veniva presentato insieme alla foto di un giovane serfista in shorts impegnato in una manovra abbastanza complicata su un metro di spume.
“Cazzo” ho detto: “mi sono perso qualcosa, eppure tutti i meteo davano al massimo una scadutina mattiniera!”. Ho immaginato anche uno tsunami in arrivo dalle colonne d’Ercole ma l’ho cassato per manifesta improbabilità. Poi la mia mente pre-caffeinica ha percorso un’altra strada e mi sono raffigurato centinaia di migliaia di persone in tuta mimetica invadere le coste italiane.

A questo punto dovevo andare avanti nella lettura, ma il trafiletto mi ha scoraggiato perché recitava: “è scattato il passaparola e i surfisti adesso sono a caccia delle ondate giuste da cavalcare. Dal litorale a Gaeta è un tam-tam a tutto surf”. C’era qualcosa di sbagliato - ho pensato - faceva un po’ troppo tribù tim… che il didascalista della pagina romana del Messaggero fosse totalmente ignaro di ciò che si trovava scritto nel report? Ma no, non bisogna essere così maligni…. certo, a quel punto si poteva aggiungere qualche altra frase tipo: “è can can per i bagnanti ignari” oppure: “trentatre serfisti entraron col vento tutti e trentatre o forse cento”. In ogni caso ci ho voluto credere: poteva anche essere che il giorno prima si fosse inaugurato un nuovo sito o un servizio meteo per serfisti del sud del Lazio.

All’interno del giornale, però, i toni si smorzavano subito e la bufala appariva in tutta la sua macroscopica dimensione, manifestandosi nella forma di un’inquietante cover-story. Sotto il titolo “Inseguendo l’onda” si leggeva: “tam-tam fra surfisti per segnalare i cavalloni più grandi. Poi inizia la migrazione tra Anzio e Gaeta”. Con il caffé ancora intonso, ho pensato a serfisti che a piedi nudi accendono fuochi e suonano tamburi sulla spiaggia per segnalare “il cavallone” in arrivo. Una bella immagine. Poi altri serfisti che, inneggiando a un dio cacofonico di nome Dmrt, raccolgono i loro stracci, legano con spaghi le loro tavole e cantando oscure melodie si mettono in marcia verso le ondate giuste. Una cosa anni ‘60 che però negli anni ‘60 nessuno in Italia fece: un buon inizio per un film che definirei retrostorico.

Ma ecco a centro pagina campeggiare una grande foto che ritrae di spalle una donna bionda che cammina sulla spiaggia con una tavola da serf in mano. Un’immagine fortemente evocativa sottotitolata nella maniera seguente: “Valentina D’Azzeo, campionessa di Casalpalocco”. Cazzo, non sapevo che il movimento serfistico fosse arrivato a livelli di organizzazione così alti da promuovere un contest a Casalpalocco, quartiere residenziale di Roma notoriamente non bagnato dal mare (forse fra vent’anni, vista l’erosione delle coste).

Qui butta male, ho pensato. Poi dato un’occhiata più sotto, alle due foto più piccole: nella prima due giovanissimi serfisti corrono allegri con le loro tavole sul bagnasciuga, nella seconda un gruppo di sorridenti serfisti circondati di longboards sorregge un’avvenente ragazza distesa su un singlefin molto sottile. Una sola didascalia per entrambe le foto recitava: “I surfisti del ‘Mercoledì da panzoni’”. Dò un’occhiata all’ultimo paragrafo dell’articolo che lancia informazioni sparse e vagamente non pertinenti tipo appunto “l’evento mangereccio” del “mercoledì da panzoni” ma anche le tappe del campionato italiano di skim…

A questo punto potete anche lasciare, non è necessario che sopportiate ancora questa tortura. Anche io, con il cornetto in mano e il caffé caldo pronto sul bancone ho pensato di abbandonare. Ma quando uno ha fiducia nella stampa…:

“Sul litorale è tempo di scaduta” (ma come, e la mareggiata, i cavalloni? lo tsunami? Che cazzo, neanche il tempo di cambiare pagina ed è già scaduta?).

“per gli amanti del surf, viste le condizioni del mare, sono giorni ottimali per cercare i cavalloni” (vabbe’, allora lo fai apposta…)

“Anzio, Focene, Fregene, Maccarese e Gaeta vanno bene per chi preferisce l’onda da scirocco” (ah, bene, fra i serfisti laziali c’è chi si permette di “preferire” un’onda di scirocco… e se ci sono 2 metri lunghi dalle Bocche di Bonifacio rimangono a casa dicendo: “no, io non preferisco le onde dalle Bocche di Bonifacio”. Certo però, questi serfisti sono un po’ snob)

“L’ideale è la mareggiata di Libeccio ostiense” (accidenti che definizione, si arriva ai particolari!) “o meglio ancora, il top, lo spot di Santa Marinella dove i venti ci sono tutti e due” (incredibile, non sapevo che i circa 15 spot di S. Marinella si fossero riuniti insieme per creare un solo spot al top su cui spirano contemporaneamente lo scirocco e il libeccio! E chissà se col maestrale… Devo proprio andare a vedere come hanno sbancato l’intera costa di S. Marinella. E devo capire dove hanno piazzato i megaventilatori per produrre libeccio e scirocco insieme).

L’unica frase accettabile nella sua erroneità era: “A Ostia dal canale dei pescatori ai cancelli è tutto un beach break. Un luogo, cioé, dove serfare”.

La cosa terribile era che tutte queste “informazioni” apparivano in forma di intervista a un serfista e poiché non sono riuscito a credere che il serfista avesse detto davvero ciò che veniva riportato, ho capito che l’autrice dell’articolo aveva frainteso il 90% delle informazioni raccolte a Ostia. Quindi ho provato a “decrittarle” e qualcosa ne ho tirato fuori: Anzio, Focene, Fregene, Maccarese e Gaeta lavorano meglio con lo scirocco. A Ostia le libecciate sono particolarmente propizie. A Banzai (credo di individuare lì “il top degli spot” di S. Marinella) lavora bene con venti diversi (questo lo sapevo già).

Mi sono consolato un po’ sognando la mia prima mareggiata di libeccio ostiense. Ma subito dopo ho dovuto porre tutta l’attenzione sull’attacco massmediologico dell’ultima parte dell’articolo.

In questo spezzone arrivava l’unica vera notizia: Valentina d’Azzeo, residente in Casalpalocco e pluricampionessa italiana (non di Casalpalocco) si allena a Focene , dove alle 18.00 di ogni giorno arriva l’onda del traghetto per la Sardegna (sembra che Focene abbia per questo: “conquistato un posto speciale nel cuore di chi vola sulle tavole da surf”).

Tristemente, però, l’interesse per la sportiva finiva subito, come l’onda solitaria del traghetto delle 18.00. L’autrice non si concentrava sulle evoluzioni in acqua di V., bensì sulle potenzialità narrative-filmiche della sua vita privata. Infatti per “la bella” serfista “l’onda è stata galeotta. A caccia di onde l’atleta ha conosciuto il fidanzato… anche lui surfista”. Il tutto era seguito dalla citazione (nome e cognome) della “moglie di un serfista” che dice: “preferisco seguire mio marito dalla spiaggia” e da camei di micro-star televisive come Sergio Muniz, che “infoltisce l’esercito dei fedeli del surf” e Kledi Kadiu che “qualche tempo fa ha acquistato una delle sue tavole a Ostia”.

Mioddio, ho pensato. Di qui a poco qualcuno realizzerà una fiction sul serf italiano con Sergio, Kledi e V.

Ho quasi avuto un malore. Mi sono riavuto solo perché a un certo punto ha avuto luogo un balsamico rimpallo fra il neurone “fiction” e quello “dura realtà” che mi ha permesso di completare senza problemi la colazione.

Ecco il rimpallo:

La storia si svolge nella comunità dei serfisti italiani degli anni ‘60, una comunità inventata su cui ho il copyright assoluto. I protagonisti, interpretati da Kledi, Sergio e V., sono coinvolti in una turbinosa storia d’amore. Chi dei due valenti stalloni conquisterà per sempre una parte speciale nel cuore della bella serfista sostituendosi a Focene? Kledi, un Compratore-di-tavole-a-Ostia, o Sergio, esponente dell’Esercito dei Fedeli del Surf? Lo sapremo scivolando insieme sulle onde bi-vento del top-spot di Santa Marinella.

Mammamia, che colazione difficile.

ps. Tutta la mia solidarietà ai serfisti coinvolti… non siete così, vero?
pps Tutto il mio apprezzamento per l’iniziativa “Un mercoledì da panzoni”.

Ocean surf (Cerenova), 30 luglio 2007

Posted in news & media watching, sono un serfista on Luglio 31st, 2007

Una mareggiata si è appena conclusa. Il forte vento che proveniva dal mare si è fermato. Le nuvole lentamente si addensano, quasi si prepara la pioggia. Da terra inizia a spirare una leggera brezza fresca.

Il mare, che fino a qualche minuto fa sembrava scomposto e incazzato, appare ora più amichevole. Le onde, non schiacciate dal vento, spiccano più in alto, assumendo forme ben definite. Iniziano a rompersi in punti precisi, più o meno sempre gli stessi. Arrivano distanziate l’una dall’altra di una ventina di metri, in serie di 2, 3 o 4. Nell’intervallo fra l’una e l’altra non c’è turbolenza, la corrente è meno intensa.

Il vento da terra pulisce le creste dalle spume, rende le superficii liscie e levigate, scava il cavo dell’onda. Nel frangere, il cavallone tende a formare un cilindro in movimento che dal picco si srotola a destra, a sinistra o in entrambe le direzioni.

E’ in giorni come questi che pensi di aver avuto ragione, che fare il serf non era un trippino senza senso, non era un rischio troppo alto, non era indice di una preoccupante sindrome di Peter Pan, ma solo la gioia di buttarsi in mare in un giorno di scaduta con vento da terra e prendere una bella bomba, da solo o in compagnia, con il sorriso stampato in faccia.

Leo e Matteo nel 1996

Posted in serf italiano, news & media watching, sono un serfista on Luglio 22nd, 2007

In “Una volta che parti” parlavo di un serfista che aveva casa a Banzai e che avevo conosciuto nel 1996. Ho ritrovato l’articolo che scrissi a quattro mani (e cmq non sono, non sono stato e non sarò mai un giornalista). I serfisti in realtà erano due, Leo e Matteo.

Con il senno di poi mi sono messo a ravanare in rete e ho scoperto (ma non ne sono sicuro), che entrambi sono stati più volte campioni italiani di serf. Ora capisco perché mi trasmisero quel fomento, capisco - eccome - la dipendenza dal meteo, capisco -ahimè- le loro preoccupazioni ambientaliste (era 11 anni fa!).

Adesso però posto il pezzo. Ripeto, è un po’ ingenuo, ha errori di storia e geografia (serfistica) ma secondo me è buono (ehm, è vero, ho tolto due o tre cose davvero imbarazzanti…).

Point Break a Santa Marinella

un trip californiano tra i surfisti del Killer Loop

Si chiama Banzai lo spot che fronteggia la spiaggia hawaiana di Pipeline, sulla quale si infrangono le onde più pericolose del mondo. Imponenti masse d’acqua sospinte per migliaia di chilometri dai poderosi venti oceanici originari delle isole Aleutine, senza che la barriera corallina opponga alcuna resistenza fino allo scalino della North Shore dell’isola di Oahu. Un vero e proprio detonatore di muri d’acqua capaci di raggiungere grandezze inquietanti, paragonabili soltanto a quelle delle altre onde hawaiane di Sunset Beach e Waimea Bay, dove si tiene ogni anno il romanzesco trofeo surfistico Eddie Aikau, a patto che l’acqua s’impenni verso il cielo almeno per nove metri.

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