Archive for the 'news & media watching' Category

Orgoglio di categoria

Posted in serf italiano, news & media watching, sono un serfista on Dicembre 14th, 2008

Riccardo, vigile del fuoco, è un serfista trentasettenne e un vigile del fuoco. Sta finendo il turno, il Tevere è in piena:

è meglio che prendi la tavola da surf che hai in macchina, mi dicevano. Poi dalla centrale è arrivato l’ordine: “correte sulla Colombo”. La tavola non l’ho portata ma mi sarebbe servita, eccome”

Arrivati presso il cavalcavia che passa sotto la Colombo, lui e gli altri vigili del fuoco di turno trovano un uomo sommerso dall’acqua fino alla gola. Sta a quattro zampe sul tetto della sua auto, rimasta intrappolata nel fango. E’ stanco, sta per cedere, i sommozzatori non arrivano.

A questo punto Riccardo si butta e, per farla breve, salva l’uomo, che alla fine lo abbraccia e gli dice: “guarda come ti sei infangato per salvarmi la vita”.

“L’eroe della Colombo”, così lo hanno definito.

La notizia è uscita il 12 dicembre su Repubblica e mi inorgoglisce, ma apparentemente non si concilia con la teoria del branco che da qualche tempo vado costruendo.

Perchè dovrei essere orgoglioso di uno sconosciuto che con me ha in comune solo la passione per il serf?

Facile: mi immedesimo in lui. Probabilmente avrei fatto lo stesso in quanto serfista. Ma, lo devo dire, solo se avessi avuto a portata di mano la mia tavola… e lui non l’aveva.

Onore al merito, quindi, e un grazie, a nome di tutta la categoria. Infatti questo è l’unico articolo di giornale da quando faccio serf in cui un serfista è valutato dai media in base alla sue caratteristiche reali e non solo per come si veste e per come “si pensa che debba essere”.

Eccone n’artro (surphilosophy 2.0)

Posted in news & media watching, sono un serfista on Ottobre 1st, 2008

Visto anche quanto scritto in precedenza mi sembra di capire che citare il serf in filosofia vada di gran moda. Se poi di mezzo ci metti il cinema, bum!

Ho trovato questo C. Boracchi su “Comunicazione Filosofica n. 10 - maggio 2002″ che intitola il suo articolo, leggete un po’:

L’eterotopia del surf, fra ilozoismo e logica proposizionale.

Mi fermerò al titolo, usando prima di tutto wikipedia, e aggiungendo che l’articolo del Boracchi parla essenzialmente di “Un mercoledì da Leoni”.

1. l’eterotopia è un termine, coniato dal filosofo francese Michel Foucault per indicare «quegli spazi che hanno la particolare caratteristica di essere connessi a tutti gli altri spazi, ma in modo tale da sospendere, neutralizzare o invertire l’insieme dei rapporti che essi stessi designano, riflettono o rispecchiano». Eterotopico è, per esempio, lo specchio, in cui ci vediamo dove non siamo, in uno spazio irreale che si apre virtualmente dietro la superficie ma che, al contempo, è un posto assolutamente reale, connesso a tutto lo spazio che lo circonda. Un altro esempio di eterotopo è il cimitero, unione/separazione simbolica della città dei vivi e dei morti, «l’altra città in cui ogni famiglia possiede la sua nera dimora». Come sono eterotopie teatri, cinema, treni, giardini, collegi, camere d’albergo, manicomi, prigioni…
2. l’ilozoismo comprende tutte le concezioni filosofiche che considerano la materia come una forza dinamica vivente che ha in sé stessa animazione, movimento e sensibilità.
3. la logica proposizionale è un linguaggio formale con una semplice struttura sintattica, basata fondamentalmente su proposizioni elementari (atomi) e su connettivi logici di tipo vero-funzionale, che restituiscono il valore di verità di una proposizione in base al valore di verità delle proposizioni connesse (solitamente noti come AND, OR, NOT…).

Capite? No? Meglio così. Vi lascio alcune perle:

“il modello di montaggio messo in atto porta ad una possibilità di interpretazione che riporta al quadrato proposizionale di matrice aristotelico-medioevale”

“l’aspetto più interessante è legato alla presentazione di un tempo disforico di contro alla isotopia del surf descritta dal regista in una visione euforica del tempo”

Ultima domanda: perché non vanno al mare e si buttano in acqua?

Arrivano (i buoni?) 3.0

Posted in serf italiano, news & media watching on Settembre 27th, 2008

 Questa dovrebbe essere la trama di “Luglio ‘80″ di Giorgio Fabbri, ovvero il primo film italiano di serf:

All’indomani della tragedia di Ustica e poco prima della strage di Bologna. Un ragazzino sardo fa la conoscenza di un anziano militare di una base Nato dalle parti di Oristano. In cambio di una promessa l’uomo insegna il surf al ragazzino e ne diventa amico e confidente. Il militare è ambiguamente coinvolto nella faccenda di Ustica, ma insegna al ragazzino ad apprezzare l’anarchia espressa dal surf e dal mare. I due vivono una specie di favola, e alla fine riescono a rompere un incantesimo che affliggeva il mondo da tanto tempo. Senza saperlo avranno cambiato la Storia, per sempre.

Potrebbe non essere male, anzi potrebbe essere un ottimo film.

Vince il Premio Solinas 2007 per la miglior sceneggiatura (ex-aequo):

Per aver saputo costruire la delicata e complessa storia di formazione di un adolescente attraverso l’amicizia con un militare statunitense, sullo sfondo del magnifico paesaggio marino sardo, di vivida evocazione della memoria cinematografica; arrivando a lambire, nel confronto tra due culture così vicine eppure così distanti, tra piccoli e grandi segreti, alcune pagine dolorose della nostra Storia.

Per Giorgio: il tuo intervento su Surfreport purtroppo si è rivelato profetico.

Per tutti gli altri: coraggio, non è detta l’ultima parola.

Arrivano 2.0

Posted in news & media watching on Settembre 26th, 2008

Non bastava la Hunziker.

C’è anche De Sica.

Con quella sua faccetta.

Non ci credete? Eccolo:

De Sica fa finta di serfare

Sono sbigottito, amareggiato, sconvolto.

Arrivano

Posted in news & media watching on Settembre 25th, 2008

Sulla spiaggia di Rio de Janeiro si gira qualche scena di una nuova produzione di Aurelio de Laurentis.

Michelle Hunziker è di nuovo sul set.

Non c’è nulla di allarmante fino al momento in cui sfogliate la galleria fotografica pubblicata su Repubblica.

La svizzera più desiderata d’Italia si trova con le spalle al mare, in piedi su un carrello.

Indossa una tuta da serf estiva.

Porta il braccio sinistro davanti a sé e quello destro dietro.

In altre parole sta girando una scena di serf di quelle in cui si vede solo il busto del serfista, anzi dello pseudoserfista, quelle scene che potrebbero essere prese da un B movie, tipo:

 Ride the Wild Surf

 Capite il problema?

Michelle Hunziker fa serf

Ripeto: tra qualche mese uscirà un filmetto in cui Michelle Hunziker fa serf.

Magari a Natale.

Preparate i bazooka.

Là, dove casca l’asino (surphilosophy 1.0)

Posted in news & media watching, sono un serfista on Settembre 18th, 2008

Come recita la sua bio-descrizione che si trova sul sito della Garzanti, Franco Bolelli, nato nel 1950 (18 anni nel ‘68, quindi):

 Da sempre scrive e parla di frontiere avanzate, mondi creativi, nuovi modelli umani.

Nel ‘91 scrive “Peter Pan e l’estasi. Lineamenti di surf-filosofia” di cui cito qualche pezzo, a sua volta citato in un blog su kataweb dal titolo “La città di Toby“, commentandolo:

Un vero surfer si porta dentro il mito dell’incontro fatale, estatico, rivelatorio con la grande onda. Basti ricordare le bellissime immagini di ‘Un Mercoledì da Leoni’ o le mirabolanti acrobazie dei surfisti di ‘Point Break’ per capire questo fremito, lo scorrere dell’adrenalina nel sangue. È come essere per un attimo il brivido sulla pelle della grande onda.

Non so voi, ma io sono fermamente convinto il mito della “grande onda” sia valido per pochi, pochissimi serfisti.

Tutto questo non ha nulla a che fare con il mare, il sole e le vacanze.

Su questo ci hai azzeccato.

Il mio è un discorso un po’ più filosofico, o meglio, un discorso di surf-filosofia, che non ha niente a che vedere col leggere un libro di Aristotele e compari dritti su una tavola da surf.

Mmm…

Per surf-filosofia s’intende una filosofia che aiuta a cavalcare le onde del vivere.

Ah, ho capito, è una metafora.

Filosofia come equilibrio, non un equilibrio statico, ma un equilibrio in movimento, come quello che si impara sul surf.

Vai, ok!

La surf-filosofia insegna a farsi flusso, ad abbandonarsi allo scorrere, all’energia. Come dice Deleuze ‘mai fermarsi a interpretare ma sempre tracciare linee sulla corrente’.

Vabbe’, questa te la passo va…

La surf-filosofia è, dicendola con un paradosso, una scuola istantanea, un principio di mondo, lo stato di grazia come stile di vita e insieme come quell’attimo in cui si cavalca la cresta dell’onda. La conoscenza è istinto superiore e non sistema logico sotto controllo. Ci insegna a riconoscere l’onda più grande, l’incontro fatale, un riconoscere qualcosa che non si conosce perché si tratta di conoscenza innocente, una conoscenza in estasi. Perché l’evento superiore ci fa toccare l’essenza e come dice Timothy Leary ‘un tale singolo momento dà ai rimanenti decenni di vita un senso e un valore’.

Dai, su, non la fare più grossa di quanto non sia già…

Di che cosa tratta la surf-filosofia? Ci parla di Peter Pan e della sua Isolachenoncè, di Peter Pan che ci svela tutta la viltà e l’ipocrisia della nostra esistenza che continua sotto l’insegna del ‘vorrei ma non posso’ e della sua isola come di un luogo non segnato in alcuna cartina geografica, perché il mondo non esiste e il nostro compito è quello di mettere al mondo un mondo in ogni momento della nostra esistenza.

Peter Pan… che c’entra adesso?

Peter Pan ci dice che dobbiamo scegliere come professione e stile di vita l’essere in contatto con la propria felicità.

Sì… ho capito… vabbene…

Dove si trova l’Isolachenoncè?

Ho capito va… basta. Meglio non fidarsi dei filosofi. Men che meno di quelli che erano giovani nel ‘68.

Family surfing

Posted in spot italiani, serf italiano, news & media watching, serf estremo on Luglio 24th, 2008

Non so se quella dei serfisti italiani può essere chiamata una “comunità”. Parlerei piuttosto di piccole “comunità locali”, anche se certamente il network negli ultimi tempi ha dato i suoi frutti in termini di “coscienza collettiva”. Di certo so che in alcune aree del Lazio il serfismo all’italiana, oltre a produrre un discreto businness destinato fra l’altro a montare (con mostruose conseguenze a livello di traffico in mare), ha generato nel giro di trent’anni una vera e propria tradizione locale. E ciò è avvenuto perché sono pochi, pochissimi i/le serfisti/e che non passano la propria passione alle/i figlie/i.

Il risultato è che a partire dalle prime domeniche di giugno le line-up e gli inside di diverse spiagge diventano luoghi di incontro per diverse generazioni di serfisti. Senti un chiacchiericcio allegro di bambini che chiedono informazioni ai padri e voci cupe di “vecchietti” che dicono cose sagge ai piccoletti. Vedi nascere amori fra giovanissime longboarders in scafandro invernale e inquartatissimi adolescenti in shorts e magliettina ultimo grido, mentre qualche disavveduto ragazzetto viene redarguito dai bagnini perché è stato così idiota da mettersi con lo shortboard appuntito in mezzo ai bambini piccoli e ha rischiato più volte di impalarne uno.

Non mancano le caratteristiche “italianate”: a riva attendono madri apprensive (”Dai Giacomo, esci che hai le dita lesse!”, “Ma mamma, proprio adesso che arrivano sono le onde!”), la pizza alle 5, poi il sole tramonta e tutti a casa, che nonna ha preparato la pasta al forno etc. etc.

Questa dimensione del serf in Italia, forse la più significativa, non fa surf culture, almeno sui giornali e in televisione, e quindi la gran massa ne sa ben poco.

E’ meglio così?

Basta la parola!

Posted in news & media watching, serf estremo, sono un serfista on Luglio 21st, 2008

Ho capito. Ho finalmente capito il giochetto “serf vs media”. L’ho capito guardando una gallery fotografica di repubblica.it  intitolata “Topless e surf per la top model Paulina”.

C’è una signora in topless, tal Paulina Porizkova classe 1965. Sebbene io non sappia chi ella sia la didascalia dice: “Un fisico invidiabile che l’ha resa famosa nel mondo e volto di alcune grandissimi griffe tra moda e prodotti di bellezza” (l’errore di ortografia non è mio).

Ok, c’è una del ‘65 in topless che si tratta molto bene ed ha una figura assolutamente dignitosa. Ma io ho cliccato sul link per vedere una che fa serf in topless ed ora mi immagino questa Porizkova che, oltre ad avere un seno e dei glutei non molto sfioriti, scende giù da un onda, magari con un 6′1”.

Dico: “La serfata sarà più avanti”  e scorro velocemente un numero infinito di immagini che ritraggono la topless woman mentre cammina, mentre corre, mentre fa il bagno, mentre interagisce con quelli che devono essere i suoi figli.

A un certo punto mi rendo conto che la gallery è finita e che sono tornato al punto di partenza.

Non ho visto la tipa fare serf.

“Come - dico - il titolo era proprio ‘Topless e surf’!” quindi rifaccio il giro e allora capisco.

Poi, atterrito e avvilito, realizzo. Mi aspettavo una cosa tipo questa:

Surfista nuda

E invece scopro che Paulina Porizkova, a un certo punto, inforca una tavoletta di polistirolo da edicola, una di quelle cose per bambini su cui si va stesi, e fa questo:

 Paulina con la tavoletta

Il suo sorriso, la sua faccia, la sua espressione è tipica di una persone che non ha la minima idea di che cosa sia il serf. Avevo probabilmente una faccia simile quando nell’ormai lontano 2004 sono sceso per la prima volta da un’onda con un attrezzo simile.

Chissà, magari questa prima session prelude ad un vero e proprio amore per il serf, come fu per me. Sta di fatto che queste foto con il serf non c’entrano veramente un cazzo.

Ed eccoci arrivati all’epilogo. Morale della favola?

Non è più nemmeno importante che davvero qualcuno almeno ci provi a fare del serf. Non c’è neanche bisogno che appaia una vera tavola. Basta la parola, per fare notizia, mannaggia. Oltre al fatto di dover assistere al deprimente show estivo italiota di milioni di ragazzetti che indossano roba da serf ma non fanno serf (e quel che è peggio non c’è onda), ora siamo costretti a vedere addirittura usi impropri della parola “surf“.

Gente, il gioco è fatto, l’invasione degli ultracorpi è completa. Quindi convertitevi al serf (quello che si fa d’inverno, sulle onde italiane), siete ancora in tempo. In regalo avrete un santo protettore.

13 anni prima (il serfista zero 3.0)

Posted in i primi serfisti d'italia, news & media watching on Aprile 29th, 2008

Ieri sono successe due cose concomitanti e sconsolanti:

  1. su Surfreport l’avatar Shaun ha aperto una discussione intitolata “Invasioni barbariche e surf da onda”. Raccontava di un orribile servizio televisivo sul serf italiano e di un deprimente Luciano Onder in veste di “opinionista”. Commento sul servizio: “Non mi è piaciuto per nulla … tranne che per quel simpatico ed anziano signore che alla veneranda età compresa tra 60-70 anni (perdono: non ricordo con esattezza) ancora si fa dei bei numeri con il long. è probabile che sapete anche chi è.”
  2. telefono a Giulio che mi dice: “dalla Bignardi hanno fatto una cosa sul serf in Italia. C’erano anche dei ’serfisti di Banzai’ che hanno fatto una figura di merda: dicevano banalità del tipo ‘cioè, non si può vivere per lavorare’ (il ché mi suona con il secondo intervento del forum in cui surfnow diceva: ”hanno dato una visione dei surfisti di 70 anni fa, cioè di gente ke non fanno un cazzo dalla mattina alla sera mentre c è gente surfer con famiglia in carriera , con me surfano avvocati , studenti , dottori ,camerieri tutti uguali in acqua uniti dalla stessa passione …”).

Premesso che Giulio non è un serfista bensì una persona suo malgrado circondata da serfisti, gli ho chiesto del serfista settantenne e lui mi ha detto: “ha iniziato nel 1957, è di Lucca, ci aveva un longboard di 3m e 80, serfa ancora e pure bene… nella tua ricerca sul ‘serfista zero‘ in Italia hai sottovalutato la Toscana”.

Giuglio, non ho sottovalutato la Toscana… sono arrivato fin dove arrivano le notizie ufficiali, ufficiose, i “sentito dire” etc. etc. su carta e in rete… Certo, M mi disse una volta che alla fine degli anni ‘50, inizio ‘60 nel giro di suo padre (purtroppo recentemente scomparso all’età di 80 anni) qualcosa sul serf si sapeva attraverso immagini, documentari etc. non distribuiti al grande pubblico… Ma come potevo immaginare che il primo serfista italiano fosse di Lucca, cioè di un posto SENZA MARE? Come scovarlo, se non sono di Lucca e dintorni? Io non ho i potenti mezzi di “Invasioni barbariche”. E ciò - fatemelo dire - è una sfortuna non solo per me, ma anche per chi ha dovuto sorbirsi mezzoretta di macchiette&menzogne sul serfismo italiano.

Comunque, visto che fra le poche cose che mi rimangono c’è l’onestà intellettuale, prendo atto che sul tema del serfista zero questo maledetto blog ha fallito almeno 2 volte. Mannaggia. Ma fatta la constatazione, passo a compiere una serie di considerazioni, perché sono ancora in piedi sul bastione e almeno sull’impostazione di fondo delle mie riflessioni non sono così fake:

  1. il vecchietto lucchese, che Iddio lo ringrazi per questo, precedette Peter Troy nel serfare un’onda italiana, e ciò significa che il serf italiano è integralmente autoctono;
  2. il primo serfista d’Italia non era un local. Non viveva sul mare, non guardava le onde ogni giorno: ricevette impulso probabilmente da un viaggio in luoghi dove si faceva serf o guardando uno di quei film di cui mi diceva M.
  3. il primo serfista d’Italia usava una tavola di legno, cazzo. Serfò in solitudine per ben 13 anni.
  4. “L’esercito del surf” di Catherine Spaak, quando è uscita (cioè un anno dopo la serfata di Peter Troy ma ben 7 anni dopo l’anonimo lucchese) è roba d’appendice: già vecchissima e fuori moda. Che delusione… l’Italia non è mai cambiata e mai cambierà.
  5. l’altr’anno l’Italia festeggiava 50 anni di serf.
  6. l’Italia e la Francia hanno iniziato a serfare quasi contemporaneamente.

Avrei tante cose da chiedere al lucchese volante. Fra di esse cosa si metteva addosso per andare a serfare, nel ‘57. Però chiudo qui le comunicazioni, sperando che lumi arrivino dalla rete.

p.s. Riguardo ai “serfisti di Banzai”: il lavoro debilita l’uomo, è vero, ma per capire fino in fondo questa profonda verità bisogna prima essere uomini.

p.p.s. Questo è l’affidabile Onder:

Avete mai visto una foto meno serfistica di questa? Che c’entra questo coso in un contesto serfistico?

Arriva?

Posted in news & media watching on Gennaio 29th, 2008

1966 Grande mareggiata (ma nessuno la serfò)

Jesolo, l’Hotel Brasilia oggi
Jesolo, l’Hotel Brasilia oggi

 

Jesolo, 4 novembre 1966
Jesolo, l’Hotel Brasilia il 4 novembre 1966

1987 Grande mareggiata (fu il punto di arrivo o il punto di partenza per una generazione di serfisti).

Insomma: a quando la prossima? Seguendo il dato numerico dovrebbe arrivare nel 2008 (21 anni)…


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