Le pulci dei pionieri
Emerso (col bombolino) dal wipe-out della lettura del succitato articolo sulla storia di Fracas & friends mi sono messo a fare qualche pulce al testo.
Sembra che Marco abbia ben più di qualche sassolino depositato nei calzari.
Ci tiene a informarci che:
1. il primo negozio di serf non è viareggino ma genovese;
2. a Forte dei Marmi furono i primi, a metà degli anni ‘70 e che Alessandro Dini & Co. vennero solo cinque anni più tardi;
3. “Un mercoledì da leoni” non produsse la prima generazione di serfisti italiani ma addirittura la terza.
Che significato ha tutto questo? C’è stato un litigio al riguardo di questi argomenti?
Sollecitato in qualche modo da Escalabar di surfreport mi sono messo alla ricerca di un’e-mail di Alessandro Dini e l’ho trovata. Alessandro mi ha risposto subito e il passo seguente è stata una lunga telefonata.
Alessandro è molto cordiale e al telefono ha una voce calma e distesa. Lo invidio, perché lui sulle spalle ha più o meno trent’anni di serf mentre io a malapena cinque (e vissuti male… si sa che in tarda età tutto riesce peggio).
Il primo approccio è ovviamente imbarazzato. Io non sono un giornalista, il mio interesse per lui e per le sue storie è poco più che personale, anche se ho questo blog.
Fra le varie cose, di cui discuterò in un altro post (sempre se trovo il tempo), Alessandro mi dice che non vuole attribuirsi la prima onda italiana, anzi non lo ha mai fatto. Però rivendica “con orgoglio” il merito di aver creato il movimento serfistico italiano, insomma di aver contribuito in maniera decisiva alla sua diffusione: il primo club, le prime gare, la federazione.
“Dico sempre a Fracas: se era per te, il serf in Italia non lo conosceva nessuno”. Alessandro allude al fatto che Marco, pur essendo il primo “vero” serfista italiano, non ha fatto un granché per diffondere il serf in Italia, anzi. Mentre per Fracas i “bei ricordi” sono, ad esempio, la prima vera tavola autocostruita, la prima onda a Varazze etc. per Alessandro i momenti più emozionanti sono legati ai successi organizzativi del suo club o alla constatazione che un intero movimento sportivo in Italia per merito suo e dei suoi amici diventava realtà .
“Io e Fracas ci conosciamo bene”, dice. “E l’ultima volta che ci siamo visti ci siamo abbracciati”. Insomma non c’è contrapposizione però: “è inutile che continui a portare indietro la data della sua prima onda, perché nessuno vuole togliergli i suoi meriti”. E poi: “si troverà sempre qualcuno che ha serfato prima… vedi il padre di Luca Forte [cioé i lucchesi n.d.r.]”.
Morale della favola? Quando si parla di pionieri le cose non vanno mai come te le immagini. I pionieri hanno questa caratteristica di essere unici, di fare la propria cosa per primi. Tutto sta a vedere cosa per loro significhi questa prima cosa. Per Marco è una tavola, e un’onda. Per Alessandro è un club.
Altra caratteristica dei pionieri è che in un modo del tutto personale (non avendo nulla alle spalle > qualcosa dal niente con il loro stile) incarnano delle tendenze che più avanti diventeranno veri e propri filoni. Chi osservi oggi il serf italiano vedrà i nipoti (serfistici) di Marco e Alessandro confrontarsi e misurarsi su quelle tendenze, cioè (1) il desiderio di serfare indisturbati in un paradiso, e (2) la voglia di rendere il serf una realtà sportiva e culturale riconosciuta e tangibile.
p.s. Il prossimo passo sarà di andarmene qualche giorno in Versilia per incontrare i serfisti viareggini della prima ora. Per adesso questo è quanto. Quanto ai “moschettieri di Lucca” forse rimarranno per sempre leggenda.