Irony chance (Banzai, 7/12/2008)
Ti svegli verso le 8 - è domenica - e ti fa tutto male: schiena, testa, gambe.
Fai colazione, una robusta colazione, e senti che gambe e schiena migliorano. La testa invece no.
Questo è un problema, ma non hai il tempo di praticare quei tuoi efficacissimi riti wodoo anti-emicrania che prevedono lunghe sessions in tazza e l’acquisizione di bevande calde di tipo tisanoide.
Non hai il tempo perché è scaduta da ponente, e le scadute da ponente durano poco.
Sì, ieri era grosso, ma il vento si è fermato nel pomeriggio. Se arrivi a mezzogiorno potrebbe essere tutto finito.
Va bene lo stesso, dici, va bene. Prendi baracca e burattini, ti rechi presso Banzai insieme ad A. e Banana.
M. sta arrivando, insieme alla di lui metà , ma tu non lo aspetti: la scaduta sta davvero finendo. Entri in acqua anche se ti rendi conto che il mal di testa non è passato affatto.
Anzi aumenta.
Il tipo con il longboard dell’altra volta ti saluta e tu quasi non riesci a rispondergli.
Arriva la prima onda e tu goffamente la prendi dritta, finendo fra le schiume. L’immersione del cranio provoca una fitta lancinante al collo ma tu la ignori.
Arriva la seconda e questa, fortunatamente la prendi bene, avventurandoti in un su e giù lungo una parete destra corta ma piacevole.
Arriva la terza mentre stai dicendo a quello col long del tuo mal di testa. Non fa in tempo a dirti una cosa tipo “sei pazzo” o “sei scemo” che l’onda se lo porta via. Lo sento canticchiare allegramente mentre cammina fino al naso della tavola.
La quarta e la quinta onda sono tentativi a vuoto. Il tipo, tornato su, argomenta un: “abbiamo il pubblico”. E infatti a riva c’è un gruppo di persone che sembra davvero in attesa di vederti fare qualcosa di bello.
Intanto la schiena torna a farti male. Le gambe pure. La testa invece scoppia.
Arriva una destra e riesci a salirci sopra. Con una certa qual naturalezza, bisogna dirlo, ma niente più di questo. Tornare in linea, nonostante le condizioni meteomarine assolutamente propizie sta diventando una tortura.
Altre onde, altre corse di altri serfisti. Arriva M. e si butta. Non riesci neanche ad alzare la mano per salutarlo.
Ma ecco una bella destra, un po’ fuori misura, che - in preda ormai a una specie di delirio masochista - prendi quando ormai ha già iniziato a frangere. Risultato: arrivi dritto a riva fra le schiume.
Basta. Non ce la fai più. Così ti fai solo del male. Esci.
Ti avventuri fra i sassi di Banzai, piano piano, mentre tutto intorno a te è brutto e cattivo.
A riva alzi la testa per vedere dove hai la macchina e c’è uno, di fronte a te, con una macchina fotografica professionale.
Ti inquadra, scatta una foto.
Una foto… Questa è crudeltà , cazzo. Oppure un complotto.
p.s. Per la qualità delle foto che mi vengono fatte vedi anche qui.