Il mio amico Branko (2.0)

L’apparire in branco fa dei serfisti una “categoria di persone”, almeno da un punto di vista estetico/esterno.

I serfisti sembrano una tribù e se non bastasse constatare come vengono ritratti in capolavori come Point break vi invito a sfogliare la mia rubrica “web watching”, sulla colonna di destra.

Il fatto è che il loro assembrarsi in quella maniera li rende in qualche modo poetici e/o interessanti e/o affascinanti agli occhi di chi non sappia nulla delle piccole meschinità che si consumano ogni volta sulla line-up.

Fuor d’acqua, poi, questo stormo perde qualsiasi compattezza, è quanto di più eterogeneo si possa pensare, sotto tantissimi punti di vista.

La cosa è intuitiva: che cosa dovrei avere a che fare io con uno che si butta in acqua alle 6 di mattina del 2 gennaio? Ben poco, davvero, se non il fatto che anch’io faccio la stessa cosa. Ma chi di voi si sente di far parte della tribù di quelli che fanno la fila alle Poste, della tribù degli incolonnati sul raccordo anulare alle 17 e 30 o, per parlare di cose forse piacevoli, di quelli che stanno nel mio stesso convoglio sulle montagne russe?

Bisogna avere una qualche perversione per ritenere che i serfisti con cui condividi le onde siano parte di un “qualcosa” che va oltre quella session

Certo, posso provare stima per chi si butta quando io rimango a riva, per chi fa belle cose in mare, ma in ogni caso quelli lì rimangono anonimi personaggi con cui hai molto poco a che spartire.

Il concetto si capisce meglio rivoltando la questione ed esemplificando il mio rapporto serfistico con M..

Io e M. siamo soci nel serf e parliamo molto di serf, tanto che in un contesto sociale qualsiasi tendiamo spesso a fare il vuoto attorno, visto che gli altri non capiscono niente di ciò di cui parliamo. Sebbene non lavoriamo nello stesso posto ed abbiamo orari diversissimi cerchiamo di andare insieme al mare.

Si potrebbe pensare, insomma, che quando ci buttiamo in acqua insieme stiamo vicini, che le nostre siano “dinamiche di branco” - anche se il branco è composto di sole 2 persone. Invece no, non è così per almeno 2 motivi:

    1. lui ha delle idee su dove io mi debba posizionare, il ché mi fa spesso incazzare;
    2. io ho delle idee su cosa lui debba fare e ciò lo rende nervoso;
    3. lui ha un atteggiamento suicida che non approvo.

Se io e M. ci buttiamo a Banzai ci troveremo vicini molto raramente e questo semplicemente perché a lui piacciono le onde sinistre e a me le destre. Quando “facciamo gli amici”, cioè decidiamo di andare tutti e due su un picco, uno dei due è scontento e a un certo punto se ne va senza dire niente.

Ciò non significa che in acqua io e M. non ci vogliamo bene anzi, quando lo vedo scendere da un onda con stile e naturalezza sono davvero contento. Tuttavia io non faccio branco con lui: gli amici che fanno serf insieme sono l’esatto contrario di un branco.

E se 2 amici in mare si dividono perché mai una massa di sconosciuti che si muove in base al moto ondoso dovrebbe rappresentare una “unità di senso”?

Il branco si determina proprio a causa del fatto che il mio vicino, sulla line-up è per me un perfetto sconosciuto e anzi, spesso, non mi sembra per niente simpatico.

Anche a livello più profondo quell’assembramento, pur non essendo casuale, è caotico.

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