Figli di Zio Seriore
Nessuno nega che la Coca Cola (1886) sia nata prima del Chinotto Neri (1949). Si può anche affermare che alla sua nascita il Chinotto Neri intendesse essere una (goffa) imitazione della Coca Cola. Allo stesso modo, tuttavia, nessuno può negare che il Chinotto Neri non sia un’ottima bevanda e che non valga la pena di berla. C’è tuttora chi afferma che il Chinotto Neri sia una squallida risposta italiota alla Coca Cola. C’è chi ancora pensa che chi lo compra sia uno stupido “antiamericano”. C’è chi invece, davanti ad uno scaffale pieno di bevande è attirato insanabilmente verso il Chinotto Neri (il sottoscritto&friends).
Sulla mia tavola metto spesso una bottiglia di Chinotto Neri, sebbene preferisca le vecchie bottiglie di vetro alla nuova di plastica (ottimo però il restyling).
Non cambierei il Chinotto Neri con nessun’altra bibita, tantomeno con la Coca Cola (con tutto il rispetto per quest’ultima, che ogni tanto bevo). Allo stesso tempo capisco che quella è una bibita per pochi: ai bambini piccoli di solito non piace ed è distribuita solo in Italia (al nord quasi non si trova).
Ecco, il serf italiano è esattamente come il Chinotto Neri. Potete considerarlo un “prodotto derivato”, il “figlio di un dio minore”, ironizzare sulla qualità e la frequenza delle onde mediterranee, sul provincialismo dei serfisti. Ma non potete negare che sia un fenomeno “maturo”, pronto per essere consumato (ahimè) e in alcuni aspetti assolutamente unico.
Sarà l’imprinting, sarà provincialismo, ma quando torno da un viaggio “serfistico” sono ansioso di tornare sulle onde casalinghe, per vedere che effetto ottengo.