Archive for Novembre, 2008

Il mio amico Branko

Posted in serf estremo, le regole del serf on Novembre 26th, 2008

In una tipica giornata di onde, presso uno spot mediamente conosciuto, vediamo dei serfisti in acqua. Il loro numero può variare molto o poco ma quasi sempre individuiamo un “gruppo” che si muove in maniera discretamente compatta.

Il movimento è fluido e quindi siamo portati a pensare che vi sia una “saggezza” nel fatto che lì vi sia un assembramento e che quell’assembramento si muova in quel modo invece che in un altro.

E invece no, o perlomeno quasi sempre no. O meglio: v’è una ratio al riguardo - spesso dovuta all’iniziativa di singoli serfisti - ma questa non è misurabile in gradi di saggezza se non in seconda battuta, a cose fatte. Il movimento dei serfisti in acqua, infatti, è un sistema “caotico” ma non “casuale”: non possiamo prevederne i contorni in una situazione data (è dipendente dall’andamento del moto ondoso e quindi da qualcosa di prevedibile solo a livello statistico o in base a un modello stocastico*), ma è il risultato di un’attività cosciente e - si spera - razionale.

Insomma, i serfisti in acqua si muovono in greggi o, se più vi piace, in stormi. E le dinamiche di gregge o stormo possono anche essere affascinanti ma portano con sé - insieme ai fattori positivi - delle ottusità mostruose.

Per esempio: posto il fatto che l’intenzione di un serfista in acqua dovrebbe esse: “trova il punto migliore per prendere l’onda buona”, lo stimolo primordiale è: “proteggi te stesso” che, a livello di gregge, diventa: “fidati degli altri serfisti, fa come loro”.

Il ché, come è facile intuire, è un grosso limite perché:

1. non è detto che si facciano i movimenti migliori; in un branco sono in pochi a decidere davvero dove e come posizionarsi mentre tutti gli altri non fanno altro che seguire la massa (che poi può diventare “critica”);
2. non è detto che questi “leaders” o decisori siano anche i migliori “locatori” di quel determinato spot.

Ne risulta che in luoghi dove determinare il punto di frangenza delle onde migliore non è così facile o scontato (ad esempio su una spiaggia, dove le mareggiate sconvolgono spesso la geografia dei banchi di sabbia sottomarini che generano i punti di frangenza) i serfisti si mettano tutti (o quasi) nel punto sbagliato in virtù di “tradizioni” passate (ad esempio di fronte ad Ocean Surf) o in base alle scelte di uno di loro che, magari, si butta in quel tratto di mare da poco tempo e/o non ha fatto (o non è in grado di fare) un buon check-up della situazione.

Chi di serf ne sa qualcosa penserà che negli spot su roccia i “punti” attorno ai quali i serfisti si dispongono sono sempre gli stessi perché il picco è quello e basta. Ciò è vero in parte, nel senso che in questi casi la dinamica del branco prende pieghe diverse: succede ad esempio che molti si vanno a buttare nello spot considerato più “consistente” o sul point senza nemmeno guardare il mare e in base solo al numero di persone che in quel momento è in acqua, tralasciando tutto il resto.

E veniamo all’esempio che mi riguarda:

Sabato 23 c’era un’ottima scaduta, a detta di qualcuno non faceva onde così belle da almeno un anno. Più o meno 2 metri, lisce. Io non ho potuto esserci ma, a detta di M., Banzai era così pieno che si serfava sui corpi.
Domenica 24, invece, c’era la scaduta della scaduta: dai 70 ai 50 cm, davvero lisci, languidi e poco frequenti. Io stavolta c’ero (e meno male): ho serfato a Banzai per 45 minuti con 2 persone e per 1 ora con una papera (lei era agli inizi però, ha fatto almeno 2 wipeouts).

Ora il ragionamento è questo: se sabato fossi stato a Banzai, avrei preso al massimo 2 onde in 2 ore. Probabilmente avrei rischiato la mia e l’altrui vita decollando su qualche testa o intralciando qualche aitante prò.
Domenica, invece, ho fatto serf. Serf italiano, Mediterraneo, ma serf. E, vi assicuro, ho trovato Banzai affollato con onde molto peggiori.

Perché, come è potuto succedere? La risposta è che la legge del “fidati degli altri serfisti, fa come loro”, del ragionare con la testa e le braccia degli altri, può metterti al riparo da bagnetti e sessions di serf estremo, ma alla fine si rivela una vera idiozia.
Risultato: quelli che hanno preso belle onde di sabato sono rimasti a casa. E quelli che non ne hanno presa nemmeno una anche.

Amo il branco. E’ un meccanismo che salva dalla massa il serfista estremo del Mediterraneo.

* Wao, ce l’ho fatta, ho scritto “stocastico” su un post. Vedi M.? Anch’io so usare “stocastico”, brutto filosofo dei miei stivali.

Italian surfpolitics

Posted in varie on Novembre 20th, 2008

Un serfista nostrano che abbia pensato almeno 1 decimo di secondo al fatto che il recente movimento degli studenti si chiama “Onda”, si è forse anche chiesto - come ho fatto io - se la metafora dell’onda, sia azzeccata o meno.

Secondo me sì, e dirò di più: come contributo all’elaborazione di contenuti per questo nuovo movimento, pubblico (dopo averle rilette con emozione), le liriche di “Verso La Grande Mareggiata” (Assalti Frontali, 1996).

Verso la grande mareggiata
esagera esagera
e ogni giorno impara
e tira
e impara
la strada è malata
l’ultima dose di droga è finita
e non esiste mai nessuna città in fiore fiorita
c’è merce ce n’è
quanta ne vuoi
merce preziosa
solo mostra la moneta
tornano i sorrisi
basta che paghi
sto navigando nell’asfalto che mi brucia sotto i piedi
io amo
la metropoli
il suo fascino umano
nel conflitto continuo un delirio
il suicidio è un riparo
in questo territorio l’uomo è solo
e solo il fato è il suo destino
Gesù era un uomo buono
il Papa un falso erede assassino
amor del cielo
non leggermi la mano
sono un uomo terreno
credo ai piedi in cui cammino e cammino
la strada va animata
canto per la grande mareggiata

sto aspettando l’onda
navigando nell’asfalto
lento gocciola il sole
quale sapore ha la libertà
avanti su rispondimi
mi dici
quanto paghiamo al giorno per essere felici
vado a cercare le risposte nella notte dei tempi
hanno ingannato le genti i potenti
i dinosauri non si sono ancora estinti
anzi e ci vorrebbero convinti
che non c’è via d’uscita
che la paura dell’alta marea è passata
la storia scende in strada e si fa confusa
e tra gli schiavi gira un’energia diffusa
e può accadere qualcosa
nel caos
vorrei slegare le catene dell’umanità
sentire il profumo della libertà
sì
mi sono perso nel trip
ma se nel giorno della grande mareggiata io sarò qui
con la mia tavola io farò surf
sto aspettando l’onda
navigando nell’asfalto
lento gocciola il sole
quale sapore ha la libertà
verso la grande mareggiata
un’onda anomala
ondata fresca
sto lavorando alla mia tavola
il cinismo è lì che ride alla mia porta e bussa
ma quando apro gli occhi sono di un cane da caccia
verso la grande mareggiata
lunga è la strada quasi tutta è in salita
prima mattina
calma assoluta
ho una base con lunghe radici
e la mia autodisciplina
e il vento oggi tira.

P.S. Nel ‘96 Militant A degli Assalti Frontali aspettava di serfare l’onda. Nel 2008 gli studenti provano a fare un’onda. Non so, mi suona meglio

Deserto del Mahare

Posted in il campo da giuoco on Novembre 18th, 2008

Se qualcuno nutre ancora qualche dubbio sul fatto che il Mar Mediterraneo è ormai una propaggine del Mar Morto non deve far altro che assistere all’ultima puntata di Report (in rete la metteranno fra qualche settimana).

E se qualcuno, dopo aver visto la puntata, ha ancora il coraggio di pensare che i pescatori sono dei “cari vecchi saggi” etc. etc., che vanno rispettati in quanto “tradizione” etc. etc. mi permetto di ricordar loro che l’abominevole pratica della “pesca sportiva”, e la sua abominevole variante da onda, è il terzo sport in Italia.

I “pescatori sportivi” del Mar Mediterraneo dovrebbero essere abbattuti, insieme ai mercanti multinazionali di pesce e ai “pittoreschi” cacciatori di pesce spada, di tonno etc. etc..

Tutti i pesci surgelati, in qualsiasi forma e di qualsiasi provenienza, non dovrebbero mai più essere mangiati. Tantomeno i crostacei.


lorf.surfblog.it is
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