Archive for Settembre, 2008

Arrivano (i buoni?) 3.0

Posted in serf italiano, news & media watching on Settembre 27th, 2008

 Questa dovrebbe essere la trama di “Luglio ‘80″ di Giorgio Fabbri, ovvero il primo film italiano di serf:

All’indomani della tragedia di Ustica e poco prima della strage di Bologna. Un ragazzino sardo fa la conoscenza di un anziano militare di una base Nato dalle parti di Oristano. In cambio di una promessa l’uomo insegna il surf al ragazzino e ne diventa amico e confidente. Il militare è ambiguamente coinvolto nella faccenda di Ustica, ma insegna al ragazzino ad apprezzare l’anarchia espressa dal surf e dal mare. I due vivono una specie di favola, e alla fine riescono a rompere un incantesimo che affliggeva il mondo da tanto tempo. Senza saperlo avranno cambiato la Storia, per sempre.

Potrebbe non essere male, anzi potrebbe essere un ottimo film.

Vince il Premio Solinas 2007 per la miglior sceneggiatura (ex-aequo):

Per aver saputo costruire la delicata e complessa storia di formazione di un adolescente attraverso l’amicizia con un militare statunitense, sullo sfondo del magnifico paesaggio marino sardo, di vivida evocazione della memoria cinematografica; arrivando a lambire, nel confronto tra due culture così vicine eppure così distanti, tra piccoli e grandi segreti, alcune pagine dolorose della nostra Storia.

Per Giorgio: il tuo intervento su Surfreport purtroppo si è rivelato profetico.

Per tutti gli altri: coraggio, non è detta l’ultima parola.

Arrivano 2.0

Posted in news & media watching on Settembre 26th, 2008

Non bastava la Hunziker.

C’è anche De Sica.

Con quella sua faccetta.

Non ci credete? Eccolo:

De Sica fa finta di serfare

Sono sbigottito, amareggiato, sconvolto.

Arrivano

Posted in news & media watching on Settembre 25th, 2008

Sulla spiaggia di Rio de Janeiro si gira qualche scena di una nuova produzione di Aurelio de Laurentis.

Michelle Hunziker è di nuovo sul set.

Non c’è nulla di allarmante fino al momento in cui sfogliate la galleria fotografica pubblicata su Repubblica.

La svizzera più desiderata d’Italia si trova con le spalle al mare, in piedi su un carrello.

Indossa una tuta da serf estiva.

Porta il braccio sinistro davanti a sé e quello destro dietro.

In altre parole sta girando una scena di serf di quelle in cui si vede solo il busto del serfista, anzi dello pseudoserfista, quelle scene che potrebbero essere prese da un B movie, tipo:

 Ride the Wild Surf

 Capite il problema?

Michelle Hunziker fa serf

Ripeto: tra qualche mese uscirà un filmetto in cui Michelle Hunziker fa serf.

Magari a Natale.

Preparate i bazooka.

Quella volta 2.0

Posted in sono un serfista on Settembre 24th, 2008

Un povero vecchio sulla spiaggia. Cammina a fatica, si porta dietro acciacchi di anni, decenni.

Dolori ovunque, torcicollo, mal di testa.

Scruta il mare in tempesta, sembra triste, rassegnato.

Il suo sguardo si ferma sulla punta di un promontorio, da dove una grande onda sinistra si apre ed entra nella baia.

Una lacrima scende giù dall’occhio destro del vecchio e si impasta nei peli della barba.

Ecco ciò che mi è successo in Puglia la scorsa settimana, durante una bella sventolata di tramontana.

Altro che serf, sono un vecchio di merda.

E stavolta non ci sono scuse: vai a correre 3 volte a settimana, fai il cazzo di stretching o qualcosa di simile, smetti di fumare.

Altrimenti è finita.

Là, dove casca l’asino (surphilosophy 1.0)

Posted in news & media watching, sono un serfista on Settembre 18th, 2008

Come recita la sua bio-descrizione che si trova sul sito della Garzanti, Franco Bolelli, nato nel 1950 (18 anni nel ‘68, quindi):

 Da sempre scrive e parla di frontiere avanzate, mondi creativi, nuovi modelli umani.

Nel ‘91 scrive “Peter Pan e l’estasi. Lineamenti di surf-filosofia” di cui cito qualche pezzo, a sua volta citato in un blog su kataweb dal titolo “La città di Toby“, commentandolo:

Un vero surfer si porta dentro il mito dell’incontro fatale, estatico, rivelatorio con la grande onda. Basti ricordare le bellissime immagini di ‘Un Mercoledì da Leoni’ o le mirabolanti acrobazie dei surfisti di ‘Point Break’ per capire questo fremito, lo scorrere dell’adrenalina nel sangue. È come essere per un attimo il brivido sulla pelle della grande onda.

Non so voi, ma io sono fermamente convinto il mito della “grande onda” sia valido per pochi, pochissimi serfisti.

Tutto questo non ha nulla a che fare con il mare, il sole e le vacanze.

Su questo ci hai azzeccato.

Il mio è un discorso un po’ più filosofico, o meglio, un discorso di surf-filosofia, che non ha niente a che vedere col leggere un libro di Aristotele e compari dritti su una tavola da surf.

Mmm…

Per surf-filosofia s’intende una filosofia che aiuta a cavalcare le onde del vivere.

Ah, ho capito, è una metafora.

Filosofia come equilibrio, non un equilibrio statico, ma un equilibrio in movimento, come quello che si impara sul surf.

Vai, ok!

La surf-filosofia insegna a farsi flusso, ad abbandonarsi allo scorrere, all’energia. Come dice Deleuze ‘mai fermarsi a interpretare ma sempre tracciare linee sulla corrente’.

Vabbe’, questa te la passo va…

La surf-filosofia è, dicendola con un paradosso, una scuola istantanea, un principio di mondo, lo stato di grazia come stile di vita e insieme come quell’attimo in cui si cavalca la cresta dell’onda. La conoscenza è istinto superiore e non sistema logico sotto controllo. Ci insegna a riconoscere l’onda più grande, l’incontro fatale, un riconoscere qualcosa che non si conosce perché si tratta di conoscenza innocente, una conoscenza in estasi. Perché l’evento superiore ci fa toccare l’essenza e come dice Timothy Leary ‘un tale singolo momento dà ai rimanenti decenni di vita un senso e un valore’.

Dai, su, non la fare più grossa di quanto non sia già…

Di che cosa tratta la surf-filosofia? Ci parla di Peter Pan e della sua Isolachenoncè, di Peter Pan che ci svela tutta la viltà e l’ipocrisia della nostra esistenza che continua sotto l’insegna del ‘vorrei ma non posso’ e della sua isola come di un luogo non segnato in alcuna cartina geografica, perché il mondo non esiste e il nostro compito è quello di mettere al mondo un mondo in ogni momento della nostra esistenza.

Peter Pan… che c’entra adesso?

Peter Pan ci dice che dobbiamo scegliere come professione e stile di vita l’essere in contatto con la propria felicità.

Sì… ho capito… vabbene…

Dove si trova l’Isolachenoncè?

Ho capito va… basta. Meglio non fidarsi dei filosofi. Men che meno di quelli che erano giovani nel ‘68.

Surfing Gaeta (1981)

Posted in spot italiani, i primi serfisti d'italia, serf italiano on Settembre 6th, 2008

Anche a SURFiNG piace fare surfwebsearch sui primi serfisti italiani. Ha trovato questa fantastica fotografia del 1981.

Gaeta 1981

A parte lo stile delle tavole, che definirei “ottantissimo”, e lo slip del serfista centrale, assolutamente imbarazzante ai giorni nostri, noto la salopette con la zip davanti del serfista di destra e non oso pensare al dolore che può avergli procurato.

La cosa più importante è che questa foto documenta le radici storiche di una leggenda: si narra infatti che alcuni soldati-americani-serfisti di stanza nella base NATO di Gaeta “passarono” ad alcuni indigeni la loro passione (l’ho chiamata “leggenda” perché della storia ho avuto 2 o 3 versioni diverse, tutte collocate in epoche diverse).

Ed ecco scoperto l’arcano del terzo serfista della foto: l’italianissimo e ancora giovane Maurizio Rossi, ovvero l’odierno shaper di WWB (World Wave Baords), il cui claim è:

Da amante del mare a surfista…
…da surfista a shaper:
WWB, l’evoluzione di un uomo e delle sue tavole…

Nel sito di WWB Maurizio, classe 1961, si descrive nel modo seguente:

Da sempre ho sentito l’acqua come un elemento amico. All’età di 16 anni diventai un buon nuotatore arrivando a nuotare 100 m. stile libero in 56.4 secondi in vasca corta, vincendo alcune gare regionali. Tutte le attività che si svolgono sul e dentro il mare mi appassionano, la caccia subacquea, la pesca, lo snorkeling, il windsurf, e dal 1980 il SURFING. Scoprii che era possibile praticare il surfing anche in Italia: in particolari situazioni meteo non così rare, alcune spiagge del litorale permettono la formazione di onde di discreta qualità. Le stagioni più ricche di onde sono l’autunno e l’inverno ma spesso anche in primavera ed estate si possono avere buone condizioni.
Questo nuovo sport mi coinvolse a tal punto da cambiare radicalmente la mia vita…

Quello che segue è invece il suo racconto di come il tutto è nato:

 Circa venti anni fa in Italia era impossibile acquistare una tavola da surf (o accessori come mute o leash-line) nessuno ne aveva mai viste tranne che in qualche rara foto.
Alcuni ragazzi americani della vicina Base NATO di Gaeta surfavano le onde di Serapo, da loro ebbi il primo numero di “SURFER MAGAZINE” da cui presi le informazioni per autocostruirmi la mia prima tavola da surf, ovviamente in polistirolo e resina epoxy. Dei ragazzi americani ne ricordo due in particolare Bart e Tommy, californiani, piuttosto bravi e comunque simpatici. Sembra che anche WES LAYNE, poi divenuto un forte professionista, abbia surfato qui a Gaeta. Insieme ad alcuni amici cominciammo ad uscire in mare ad ogni mareggiata e con molte difficoltà imparammo l’arte del surfing… Iniziammo a viaggiare in cerca di onde e di nuove informazioni per migliorare.

Ed ora il triste epilogo (ma perché va sempre a finire male fra soci?):

Ho usato all’inizio il marchio “DANGER SURFBOARD” poi dall’idea di un amico modificando il mio cognome nacque il marchio “RED’Z” con il quale iniziai la produzione di tavole in CLARK FOAM e resina poliestere. Gli impegni di studio e di lavoro, mi costrinsero a trascurare l’attività di shaper per un paio di anni e nel frattempo un’altro shaper cominciò a costruire tavole con il mio marchio “RED’Z”, che purtroppo io non avevo registrato. Da circa due anni ho iniziato una nuova produzione di tavole in CLARK FOAM e resina poliestere con il marchio WWB. WWB (WORLD WAVE BOARD) sta a rappresentare il fatto che nei miei surf-trip ho toccato tutti gli oceani del globo.

Chiudo con qualche altra foto dal sito di Maurizio:

La prima tavola shapata da Maurizio Rossi

 Danger surfboards


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