Archive for Luglio, 2008

Family surfing

Posted in spot italiani, serf italiano, news & media watching, serf estremo on Luglio 24th, 2008

Non so se quella dei serfisti italiani può essere chiamata una “comunità”. Parlerei piuttosto di piccole “comunità locali”, anche se certamente il network negli ultimi tempi ha dato i suoi frutti in termini di “coscienza collettiva”. Di certo so che in alcune aree del Lazio il serfismo all’italiana, oltre a produrre un discreto businness destinato fra l’altro a montare (con mostruose conseguenze a livello di traffico in mare), ha generato nel giro di trent’anni una vera e propria tradizione locale. E ciò è avvenuto perché sono pochi, pochissimi i/le serfisti/e che non passano la propria passione alle/i figlie/i.

Il risultato è che a partire dalle prime domeniche di giugno le line-up e gli inside di diverse spiagge diventano luoghi di incontro per diverse generazioni di serfisti. Senti un chiacchiericcio allegro di bambini che chiedono informazioni ai padri e voci cupe di “vecchietti” che dicono cose sagge ai piccoletti. Vedi nascere amori fra giovanissime longboarders in scafandro invernale e inquartatissimi adolescenti in shorts e magliettina ultimo grido, mentre qualche disavveduto ragazzetto viene redarguito dai bagnini perché è stato così idiota da mettersi con lo shortboard appuntito in mezzo ai bambini piccoli e ha rischiato più volte di impalarne uno.

Non mancano le caratteristiche “italianate”: a riva attendono madri apprensive (”Dai Giacomo, esci che hai le dita lesse!”, “Ma mamma, proprio adesso che arrivano sono le onde!”), la pizza alle 5, poi il sole tramonta e tutti a casa, che nonna ha preparato la pasta al forno etc. etc.

Questa dimensione del serf in Italia, forse la più significativa, non fa surf culture, almeno sui giornali e in televisione, e quindi la gran massa ne sa ben poco.

E’ meglio così?

Basta la parola!

Posted in news & media watching, serf estremo, sono un serfista on Luglio 21st, 2008

Ho capito. Ho finalmente capito il giochetto “serf vs media”. L’ho capito guardando una gallery fotografica di repubblica.it  intitolata “Topless e surf per la top model Paulina”.

C’è una signora in topless, tal Paulina Porizkova classe 1965. Sebbene io non sappia chi ella sia la didascalia dice: “Un fisico invidiabile che l’ha resa famosa nel mondo e volto di alcune grandissimi griffe tra moda e prodotti di bellezza” (l’errore di ortografia non è mio).

Ok, c’è una del ‘65 in topless che si tratta molto bene ed ha una figura assolutamente dignitosa. Ma io ho cliccato sul link per vedere una che fa serf in topless ed ora mi immagino questa Porizkova che, oltre ad avere un seno e dei glutei non molto sfioriti, scende giù da un onda, magari con un 6′1”.

Dico: “La serfata sarà più avanti”  e scorro velocemente un numero infinito di immagini che ritraggono la topless woman mentre cammina, mentre corre, mentre fa il bagno, mentre interagisce con quelli che devono essere i suoi figli.

A un certo punto mi rendo conto che la gallery è finita e che sono tornato al punto di partenza.

Non ho visto la tipa fare serf.

“Come - dico - il titolo era proprio ‘Topless e surf’!” quindi rifaccio il giro e allora capisco.

Poi, atterrito e avvilito, realizzo. Mi aspettavo una cosa tipo questa:

Surfista nuda

E invece scopro che Paulina Porizkova, a un certo punto, inforca una tavoletta di polistirolo da edicola, una di quelle cose per bambini su cui si va stesi, e fa questo:

 Paulina con la tavoletta

Il suo sorriso, la sua faccia, la sua espressione è tipica di una persone che non ha la minima idea di che cosa sia il serf. Avevo probabilmente una faccia simile quando nell’ormai lontano 2004 sono sceso per la prima volta da un’onda con un attrezzo simile.

Chissà, magari questa prima session prelude ad un vero e proprio amore per il serf, come fu per me. Sta di fatto che queste foto con il serf non c’entrano veramente un cazzo.

Ed eccoci arrivati all’epilogo. Morale della favola?

Non è più nemmeno importante che davvero qualcuno almeno ci provi a fare del serf. Non c’è neanche bisogno che appaia una vera tavola. Basta la parola, per fare notizia, mannaggia. Oltre al fatto di dover assistere al deprimente show estivo italiota di milioni di ragazzetti che indossano roba da serf ma non fanno serf (e quel che è peggio non c’è onda), ora siamo costretti a vedere addirittura usi impropri della parola “surf“.

Gente, il gioco è fatto, l’invasione degli ultracorpi è completa. Quindi convertitevi al serf (quello che si fa d’inverno, sulle onde italiane), siete ancora in tempo. In regalo avrete un santo protettore.

An Exceptionally Simple Theory of Surfing

Posted in varie on Luglio 15th, 2008

Kary Mullis reagì alla notizia di aver vinto un nobel  dicendo “lo prendo!” e poi andò a fare serf. Il serfista Garrett Lisi, invece, non ha ancora vinto niente anche se, come mettono in evidenza su cosenascoste.com, “il mondo scientifico è piuttosto in fermento” per la sua “inattesa teoria” dal (bellissimo) titolo:

An Exceptionally Simple Theory of Everything

Lisi è uno scienziato anche meno convenzionale di Mullis. Per prima cosa non lavora all’Università e in secondo luogo vive alle Hawaii dove:

dorme nella giungla, passa ore sul surf, costruisce ponti

Da Kataweb:

Lisi ha delineato un modello teorico dell’Universo … e, secondo le teorie della fisica delle particelle, i suoi calcoli hanno un senso: è il motivo per cui ad esempio il professor Lee Smolin del Perimeter Institute for Theoretical Physics in Canada, arriva ad affermare che l’intuizione di Garrett è “favolosa, uno dei migliori modelli di unificazione che io abbia visto in molti, molti anni”. Il professor David Ritz Finkelstein del Georgia Institute of Technology di Atlanta aggiunge che “alcune possibilità teoriche di grande fascino scaturiscono dalla teoria di Lisi, e Garrett potrebbe aver intuito qualcosa di veramente profondo”.

Il modello è basato sulle E8, cioè su “alcune algebre di Lie (Marius Sophus Lie) eccezionalmente semplici”

 Marius Sophus Lie

Sarebbero “schemi” trovati nel 1887 da un altro matematico Wilhelm Karl Joseph Killing:

Wilhelm Karl Joseph Killing

Di fatto l’E8:

realizza un oggetto che incorpora le simmetrie di una geometria a 57 dimensioni ed è esso stesso a 248 dimensioni.

Non chiedetemi cosa significhi tutto ciò. Posso solo mostrarvi il modello grafico dell’E8 e dirvi che quella di Lisi è una “unified field theory” ovvero di una teoria che intende far quadrare i conti fra teorie di campi diversi. In questo caso fra fisica quantistica e teoria gravitazionale.

E8 model

A prima vista sembra uno di quegli elaborati centrotavola che faceva mia nonna. Ricorda anche quei cerchi geometrici che si ottenevano usando un gioco grafico francese o tedesco che andava in voga quando ero piccolo.

Chiudo con una frase di Garrett:

 Surfing acts as a great ‘reset button’ for whatever I’m worried about in the rest of my life. […] If I’m struggling with a difficult physics question, focusing on approaches that aren’t going anywhere, surfing allows me to get away from the problem.

 

P.s. Se credete che il serfismo di Lisi sia una trovata pubblicitaria leggete questo.

Capitan Navarro

Posted in spot italiani, i primi serfisti d'italia, serf italiano on Luglio 8th, 2008

In un lungo thread di Surfreport riguardante le origini del serf italiano, l’avatar SURFiNG si chiedeva:

“ma capitan navarro per chi lo sappia, stà in costarica??? e’ sempre incazzoso pure la?”

Io l’ho cercato (in rete, ovviamente) e l’ho trovato sul suo “lussuoso catamarano” di nome Pitigüey.

Massimo Navarro

Insieme a Cristina, da ormai quindici anni, organizzano vacanze a Los Roques, un piccolo arcipelago venezuelano di bellezza infinita che - quando sono stato in Venezuela - non ho potuto visitare a causa dei costi altissimi di viaggio e permanenza.

Eh sì, caro SURFiNG, Capitan Navarro, uno dei tre scopritori di Banzai, vive in uno di quei “paradisi” dove ogni tanto i turisti spariscono per motivi sconosciuti e dove trovi più italiani che locali.

E ha messo su una discreta panza.

Il luogo dell’anima (per Elly)

Posted in sono un serfista on Luglio 1st, 2008

Alle Saline di Tarquinia non si fa più il sale, ma il piccolo borgo dell’Ente Maremma costruito per ospitare gli operai del sale è ancora abitato. E’ rimasta anche una vasta laguna, protetta dai forestali e (credo) dal wwf, dove gli uccelli migratori depongono le uova e le nutrie fanno i fatti loro. La spiaggia è definita dalle due chiuse che permettono di regolare l’afflusso e il deflusso di acqua in laguna. E’ una spiaggia nera non più lunga di un chilometro al cui centro si trovano i resti di un porto etrusco/romano. Il tutto incorniciato dalle centrali di Civitavecchia a sud e Montalto a nord.

Non posso definirlo un gran bel posto, né uno spot degno di questo nome. Ma di certo questa spiaggia è legata indissolubilmente al mio serf.

Qui venni nel 1996 con il mio amico T, dopo essere stati a Banzai, con Leo e Matteo. Ci mettemmo su una delle due chiuse a valutare le onde e, senza saperne nulla, dicevamo “Sì, questo è un posto spettacolare per il serf”.

Qui, sei anni dopo, sono sceso da un’onda (con una tavoletta di polistirolo comprata all’edicola). Qui, in un giorno d’estate, ho capito cosa vuol dire quando il vento ruota da terra, il mare si stende e i picchi delle onde si alzano e si arricciano. Qui ho lanciato M su un’onda, motivo per cui oggi ho un socio. Qui, infine, ho letteralmente cambiato prospettiva sulle onde, avendone vista una per la prima volta dall’alto, in piedi sul mio roseo softboard (d’ora in poi RS).

Il primo giorno “all’inpiedi” mi ha legato indissolubilmente ad una tavola e al mare e, cosa più importante, mi ha liberato forse per sempre dall’incubo ricorrente di quando ero bambino, in cui mi tuffavo nel blu per ritrovarmi in un momento a largo senza avere la forza di tornare a riva.

Ma andiamo per gradi perché quel giorno per me è stato anche molto di più. Ecco il racconto:

E’ settembre, fa vento dal mare ed è piuttosto nuvoloso. Io, A (cioè la mia amata) e B (la mia cane) siamo sulla spiaggia. A è un po’ seccata dal clima, ma si fa prendere bene e affonda nel suo romanzo stesa sull’asciugamano. B è molto saltellante, come ogni volta che vede il mare, e tende a buttarsi in acqua. Io titubo perché inizia a fare un po’ freddo, le onde quasi non ci sono e non so se è il caso di buttarsi. Ma il desiderio di provare gli indumenti da serf appena comprati mi spinge in acqua.

Sono dentro e il mare ingrossa un po’. Con il RS è facile prendere onde (me ne accorgerò molto più tardi molto meglio) e quindi scivolo giù, steso sulla tavola, cercando di capire come si fa a saltarci sopra.

Ad un tratto capisco, anzi forse è il mio corpo a “capire”. Il movimento giusto si insinua in me e mi ritrovo là sopra, a guardare dall’alto più di 30 anni di paure, conscio di aver trovato finalmente un modo per tornare indietro, sulla terraferma.

Qui entra in gioco B. E’ preoccupata, forse pensa che mi trovi in difficoltà, corre avanti e indietro per il bagnasciuga senza sosta abbaiandomi. Alla fine si butta in acqua e viene verso di me. A prova a chiamarla, ma lei non torna indietro. Le onde, non più di 30 cm, sono per lei molto grandi (pesa 14 chili), e anche la mia distanza dalla riva, circa 80 metri, è per lei molto impegnativa.

La vedo far fatica, annaspare in balia della corrente. Viene investita più volte dalle spume, la vedo risalire a galla con sempre maggior fatica. Eppure non si dà per vinta ma a un certo punto non la vedo più per un bel po’, almeno una ventina di secondi, e questo mi fa accorrere verso il punto in cui l’avevo individuata l’ultima volta.

La trovo che ancora tenta di abbaiare. La metto sul RS, è tremante e infreddolita, e la riporto a terra.

E ‘ salva, stanchissima, quindi si mette sotto il RS a dormire, e mentre A alza gli occhi dal libro e mi sorride, lei già russa soddisfatta, convinta di avermi salvato la vita.

Ecco, mi sono detto, la storia del mio serfismo è già scritta. Non priverò mai me stesso del serf, continuerò a scoprire che posso tornare a riva, giocherò con la mia antica paura, di volta in volta spingerò più in avanti i miei limiti. E tornerò ogni volta a casa sano e salvo, perché grazie al serf sono una persona migliore, ma senza A e B questo serfista non serve a niente.

ps. Non avevo intenzione di pubblicare questa cosa, perché è davvero molto personale. Mi sono convinto di farlo dopo aver letto i commenti di Elly a “i poeti del serf”. Per questo dedico (anche) a lei questo post.


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