13 anni prima (il serfista zero 3.0)
Ieri sono successe due cose concomitanti e sconsolanti:
- su Surfreport l’avatar Shaun ha aperto una discussione intitolata “Invasioni barbariche e surf da onda”. Raccontava di un orribile servizio televisivo sul serf italiano e di un deprimente Luciano Onder in veste di “opinionista”. Commento sul servizio: “Non mi è piaciuto per nulla … tranne che per quel simpatico ed anziano signore che alla veneranda età compresa tra 60-70 anni (perdono: non ricordo con esattezza) ancora si fa dei bei numeri con il long. è probabile che sapete anche chi è.”
- telefono a Giulio che mi dice: “dalla Bignardi hanno fatto una cosa sul serf in Italia. C’erano anche dei ’serfisti di Banzai’ che hanno fatto una figura di merda: dicevano banalità del tipo ‘cioè, non si può vivere per lavorare’ (il ché mi suona con il secondo intervento del forum in cui surfnow diceva: ”hanno dato una visione dei surfisti di 70 anni fa, cioè di gente ke non fanno un cazzo dalla mattina alla sera mentre c è gente surfer con famiglia in carriera , con me surfano avvocati , studenti , dottori ,camerieri tutti uguali in acqua uniti dalla stessa passione …”).
Premesso che Giulio non è un serfista bensì una persona suo malgrado circondata da serfisti, gli ho chiesto del serfista settantenne e lui mi ha detto: “ha iniziato nel 1957, è di Lucca, ci aveva un longboard di 3m e 80, serfa ancora e pure bene… nella tua ricerca sul ‘serfista zero‘ in Italia hai sottovalutato la Toscana”.
Giuglio, non ho sottovalutato la Toscana… sono arrivato fin dove arrivano le notizie ufficiali, ufficiose, i “sentito dire” etc. etc. su carta e in rete… Certo, M mi disse una volta che alla fine degli anni ‘50, inizio ‘60 nel giro di suo padre (purtroppo recentemente scomparso all’età di 80 anni) qualcosa sul serf si sapeva attraverso immagini, documentari etc. non distribuiti al grande pubblico… Ma come potevo immaginare che il primo serfista italiano fosse di Lucca, cioè di un posto SENZA MARE? Come scovarlo, se non sono di Lucca e dintorni? Io non ho i potenti mezzi di “Invasioni barbariche”. E ciò - fatemelo dire - è una sfortuna non solo per me, ma anche per chi ha dovuto sorbirsi mezzoretta di macchiette&menzogne sul serfismo italiano.
Comunque, visto che fra le poche cose che mi rimangono c’è l’onestà intellettuale, prendo atto che sul tema del serfista zero questo maledetto blog ha fallito almeno 2 volte. Mannaggia. Ma fatta la constatazione, passo a compiere una serie di considerazioni, perché sono ancora in piedi sul bastione e almeno sull’impostazione di fondo delle mie riflessioni non sono così fake:
- il vecchietto lucchese, che Iddio lo ringrazi per questo, precedette Peter Troy nel serfare un’onda italiana, e ciò significa che il serf italiano è integralmente autoctono;
- il primo serfista d’Italia non era un local. Non viveva sul mare, non guardava le onde ogni giorno: ricevette impulso probabilmente da un viaggio in luoghi dove si faceva serf o guardando uno di quei film di cui mi diceva M.
- il primo serfista d’Italia usava una tavola di legno, cazzo. Serfò in solitudine per ben 13 anni.
- “L’esercito del surf†di Catherine Spaak, quando è uscita (cioè un anno dopo la serfata di Peter Troy ma ben 7 anni dopo l’anonimo lucchese) è roba d’appendice: già vecchissima e fuori moda. Che delusione… l’Italia non è mai cambiata e mai cambierà .
- l’altr’anno l’Italia festeggiava 50 anni di serf.
- l’Italia e la Francia hanno iniziato a serfare quasi contemporaneamente.
Avrei tante cose da chiedere al lucchese volante. Fra di esse cosa si metteva addosso per andare a serfare, nel ‘57. Però chiudo qui le comunicazioni, sperando che lumi arrivino dalla rete.
p.s. Riguardo ai “serfisti di Banzai”: il lavoro debilita l’uomo, è vero, ma per capire fino in fondo questa profonda verità bisogna prima essere uomini.
p.p.s. Questo è l’affidabile Onder:

Avete mai visto una foto meno serfistica di questa? Che c’entra questo coso in un contesto serfistico?