Quella volta
Arriva, a un certo punto. Passano settimane, la vita quotidiana ti piega, ti impigrisce. Non vai più a correre, non ti muovi più. Vai solo al serf quando puoi, cioé di rado, perché le giornate sono corte e il lavoro finisce tardi.
E’ così che a un certo punto, durante una mareggiata un po’ impegnativa, vedi che non ce la fai. Gli altri arrivano sul punto buono per prendere l’onda e tu no. Sì, c’è la corrente. Sì, hai avuto 3 giorni pieni di mal di testa e ti fa male un dente. Ma tu al punto non ci arrivi, remi ma non basta, gli altri invece sì. Quindi ti metti un po’ più giù, sperando in un’onda anomala che non arriverà , ti fai portare dalla corrente e ti ritrovi in un canale melmoso, da dove non puoi far altro che spiaggiare. Ti ricordi di quando hai iniziato, era esattamente così… Sei tornato indietro, ti sei lasciato andare, devi ricominciare da capo.
A una certa età dirsi queste cose è brutto. I ragazzini volteggiano e tu sei lì, a riva, col coccolone. Fino a quando non ti guardi intorno e dici: “Wao, è dicembre e io sono qui, vestito da supereroe con una tavola da serf in mano”. Respiri il libeccio e guardi i cavalloni frangersi sui ciottoli tondi della Roccetta. “Be’, poteva andare peggio”, pensi, e ti ributti in acqua, pronto a farti prendere a schiaffi un’altra volta.