Shortboards

Gennaio 2007. Da Salvador da Bahia a Itapua, un villaggio ormai inglobato nella grande metropoli, ci sono almeno 12 chilometri di costa serfabile e una strada a 4 corsie che la segue. Il punto migliore per serfare è proprio di fronte al SESC, una struttura statale parasportiva dove si svolgono anche attività culturali. Abbiamo la fortuna di beccare il periodo in cui il SESC promuove attività sulla spiaggia: hanno messo delle enormi verande sotto cui ripararsi dal sole e questo è un fatto ben accolto da Ale, Rosi, Gilargili, Kor e Ale.

Ho trovato questo posto ieri facendo footing sulla spiaggia in cerca di scivolatori di onde. Di fronte al SESC ce n’erano molti fra cui Hai, un individuo dal fisico incredibilmente asciutto. Cercavo una cosa simile al mio roseo softboard, prima di tutto, ma sembrava che nessuno ce l’avesse. Hai mi ha proposto una tavola che mi è sembrata molto corta e molto sottile e io non l’ho comprata. Oggi invece ci sono due del Clube bahiano de longboard che affittano delle 7.6 gialle. Mi lancio in acqua con una di quelle e prendo una quantità di schiaffi che ricorderò per il resto della mia vita. Le onde sono poco più alte di un metro ma io non riesco a leggere la situazione e rimango impelagato nelle spume, mentre decine e decine di serfisti e bodyboarders fanno corse assolutamente spettacolari.

Mi incaponisco e raggiungo la linea di frangenza. Di lì a breve mi ritrovo a scendere bocconi da una cosa assolutamente spumeggiante e piena di energia. La cosa mi infonde fiducia, risalgo senza nemmeno accorgermene e, dopo aver rischiato più volte di scontrarmi con tutti, collido leggermente con un serfista che inizia a mandarmi improperi bahiani. Alzo le mani e le congiungo più volte. Faccio anche qualche inchino con cui riesco a far sorridere qualcuno intorno a me. Sorrido anch’io e mi sposto ai margini dell’area in cui si accalcano i serfisti veri. Dopo qualche minuto prendo una sinistra davvero stretta e ripida. Senza neanche accorgermene mi ritrovo in mezzo a un grosso canale che porta molto a sud.

La cosa praticamente finisce lì. Sono distrutto.

Il giorno dopo, non senza aver pensato per tutta la notte a quei cinque secondi di purezza vissuti in piedi su una cosa gialla, mi scaravento al SECS. Tramite un umbro con i riccioli di cui non ricordo il nome, impatto uno shaper di Itapua che mi porta a casa sua e mi fa vedere quello che lui ha pensato per me.

Si tratta di una tavola verde, più sottile di quella di Hai, più corta e molto più leggera. Guardo me stesso da un grandangolare appeso al muro. Non posso non avere una tavola da serf. La prendo lo stesso, anche se a me quella non sembra ciò che lo shaper, l’umbro e i suoi due amici dicono essere: una cosa per principianti.

***

La vita con la tavola verde 6.1 è molto difficile e parca di soddisfazioni. All’inizio vai al mare - forse anche un po’ inorgoglito per la sfida che hai lanciato a te stesso - ma una volta in acqua non riesci a fare niente. Dopo qualche giorno inizi a scivolare un po’ ma sei sempre molto in ritardo rispetto al chiudersi dell’onda e quindi vieni regolarmente travolto. Dopo almeno una settimana di questa tortura riesci a metterti maldestramente in piedi su quella cosa microscopica e fai una corsa di 2, al massimo 3 metri. Permani in questo stato di inviluppo serfistico un tempo infinito.
Poi, però, arriva il momento magico in cui riesci palesemente a solcare una parete liscia di acqua azzurra e allora ti senti molto bene, sei veramente molto contento. Ti si apre un mondo di dettagli e dinamiche ma purtroppo è lì che nasce l’inganno. L’indomani, se vorrai rifare quella cosa là, dovrai essere performante almeno come il giorno prima. Dovrai andare a dormire presto il ché non è un fatto ben accolto da Ale, Rosi, Gilargili, Kor e Ale.

Bahia, gennaio 2007
per quanto riguarda la qualità della foto vedi
Abbasso gli stereotipi, ma cazzo, almeno una foto!

È stato faticosissimo vivere con la tavola verde ma devo ammettere che mi ha fatto bene al corpo. Consiglio a tutti, adulti e piccini, almeno quattro settimane l’anno di terapia intensiva con uno shortboard.

PS. A posteriori ho visto serfare lo shaper. Non ero io ad essere scarso, era lui ad essere un campione di serf. Per tavola usava una specie di fascio di atomi appena visibile ad occhio nudo.

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