Gli adriatici del nord

La prima volta che sono andato alla diga che divide Marina di Ravenna da Porto Corsini è stato nel settembre 2005 e c’era una bora tardo-estiva. Il vento spirava con forza da mare e nonostante fosse settembre faceva abbastanza freddo.

Gli spot di Marina di Ravenna e Porto Corsini sono generati dalla presenza di una diga che entra per 2 chilometri nel mare permettendo al porto fiume di lavorare e alle onde provenienti da nord o da sud di ordinarsi rispettivamente sul lato sud e su quello nord della diga stessa.

Diga di MArina di Ravenna e Porto Corsini

Sono entrato in spiaggia circa 500 metri a sud e ho guardato il mare. Era marrone scuro, pieno di schiume e così irregolare che non mi è sembrato di individuare un solo vero picco. Sul bagnasciuga giacevano grossi pezzi di albero, mescolati con plastiche varie.

Quel mare non mi sembrava per niente serfabile ma le indicazioni dicevano di buttarsi dalla diga e quindi con fiducia sono andato in quella direzione. A un certo punto mi è sembrato di vedere un tavola in acqua. Poi ho individuato altre persone in tuta da serf.

Alla diga le onde erano diverse. Nel punto in cui si concentravano i serfisti c’era un picco abbastanza regolare che si srotolava verso sinistra per un bel po’, anche se non era più scosceso del declivio di una morbida collina romagnola. Verso riva, più a sinistra, usciva ogni tanto un altro picco, più ripido, dove c’erano due o tre persone con gli short e uno con un egg. Il tutto però era mescolato con dozzine di piccole onde incrociate che rendevano quasi illegibile la situazione a uno che fino a quel momento aveva collezionato solo drittoni.

Buttarsi non è stato facile ma una volta dentro ho capito quanto in realtà quel posto non fosse minaccioso. Anzi, la non ripidità delle onde sembrava andare d’accordo con il mio roseo softboard. Il rientro sulla line-up non era così improbo, anche per un rammollito come me. Alla peggio si tornava a riva - evitando gli alberi - e si risaliva a piedi per la diga. Ricordo un signore che volle toccare la mia tavola. In effetti è piacevole al tatto.

Sono tornato più volte alla Diga. In alcuni casi c’erano molte persone in acqua (ma mai troppe), tutti sorridenti. Nei week end c’erano anche diversi spettatori, famiglie in bicicletta o meno. Ho visto quasi sempre solo sorrisi tranne una volta, quando ho chiesto a un pingue serfista che stava riponendo le tavole nel suo furgoncino da lavoro se pensava che il vento sarebbe cessato. Lui mi ha risposto più o meno: “Scemo, quando finisce il vento non ci sono più onde”.

Da quel momento ho capito la poetica del serfista nordadriatico. Lui ci deve credere davvero. Entra in acqua quando un gelido tifone russo spazza la costa mentre gli altri esseri umani, compresi molti prò, vanno a rifugiarsi presso i camini nei loro ripari. Lui affronta 40 centimetri di schiume a 2 gradi sotto lo zero. E riesce a tirarci fuori qualcosa nonostante indossi una cosa più simile all’attrezzatura di un palombaro che non a una tuta da serf.

Adriatico del nord, 2005

L’onda “serfabile” di febbraio dei nordadriatici è qualcosa di veramente difficile da affrontare per chiunque. Credo sia per questo che quando li vedi altrove non sfigurano mai, sono solitamente armonici nei movimenti. Credo però che abbiano qualche problema a rapportarsi con gli altri, non usi all’abbondanza di onde e hanno l’abitudine di prenderne più che possono, col risultato che gli altri si innervosiscono. Penso che liguri, tirrenici, sardi e ionici dovrebbero fare uno sforzo per capirli, in nome dell’amore per il serf.

PS. Non sono mai riuscito a serfare il Nordadriatico con una di quelle rare sciroccate di cui tanto bene si parla. Ma una volta nel 2006, a Porto Corsini - e cioé dall’altra parte della diga -, ho beccato una scaduta di scirocco ormai al termine. Con la NSP di Marzio ho tagliato la mia prima parete. Era il giorno di S. Petronio, un uomo che ringrazio in quanto patrono di Bologna e quindi elargitore di ferie a chi lavora lì.

Era una destra di 30 cm. È stata una delle emozioni più grandi che il serf mi abbia mai regalato. A testimoniare il grandioso evento c’erano:

  1. un windserfista;
  2. un guidatore di carrozzine per la corsa dei cavalli;
  3. un cavallo.

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