Archive for Agosto, 2007

Metereopatia

Posted in il campo da giuoco, sono un serfista on Agosto 28th, 2007

Appena mi sveglio cerco olfattivamente le tracce di uno scirocco o di un libeccio in entrata. Osservo la punta degli alberi fuori dalla finestra per vedere che direzione prendono quando si alza una raffica. Poi mi affaccio, guardo a ovest, a sud, a nord per vedere se ci sono nuvole e di che forma sono.

Non sono ancora pratico di curve bariche, né ragiono ancora bene sulla forza del vento in rapporto alla superficie che esso percorrerà prima di abbattersi sulle coste del Lazio. Però quando sulla mappa delle onde dell’Università di Atene vedo il maestrale entrare dalla porta di Tolone e colorare di giallo, arancione e rosso il blu del mare, rimango per minuti interi visibilmente scosso. E ogni volta che mi imbatto in un servizio televisivo su mareggiate che spazzano le coste del Tirreno mi si stampa in faccia un sinistro sorriso.

Il mio rapporto con i telegiornali è cambiato molto. Acque agitate, burrasche in politica, relazioni e rapporti tempestosi, ondate di qualcosa (caldo, freddo etc.) sono tutte espressioni che hanno assunto un significato diverso.
Tutto questo può classificarsi come patologia, quindi sono metereopatico. Uno strano tipo di depressione, che si manifesta col bel tempo, almeno qui a Roma.

Tre anni di pensieri ossessivi sul tempo, però, hanno generato benefici alle persone con cui vivo: chi mi sta intorno non si beccherà mai un week end di brutto tempo, so sempre quando è il caso che si tirino via gli asciugamani dalla spiaggia, posso parlare per decine di ore dello stato di salute del pianeta. E inoltre, quando ci sono il sole e contemporaneamente le onde, sono la persona più gentile e amabile dell’universo.

Media watch a colazione

Posted in serf italiano, news & media watching on Agosto 20th, 2007

Ieri mattina (19 agosto) stava per prendermi un coccolone. Al bar dove ho fatto colazione c’era la pagina romana del Messaggero che in prima lanciava un: “L’esercito del surf a caccia della grande onda”. Il titolo veniva presentato insieme alla foto di un giovane serfista in shorts impegnato in una manovra abbastanza complicata su un metro di spume.
“Cazzo” ho detto: “mi sono perso qualcosa, eppure tutti i meteo davano al massimo una scadutina mattiniera!”. Ho immaginato anche uno tsunami in arrivo dalle colonne d’Ercole ma l’ho cassato per manifesta improbabilità. Poi la mia mente pre-caffeinica ha percorso un’altra strada e mi sono raffigurato centinaia di migliaia di persone in tuta mimetica invadere le coste italiane.

A questo punto dovevo andare avanti nella lettura, ma il trafiletto mi ha scoraggiato perché recitava: “è scattato il passaparola e i surfisti adesso sono a caccia delle ondate giuste da cavalcare. Dal litorale a Gaeta è un tam-tam a tutto surf”. C’era qualcosa di sbagliato - ho pensato - faceva un po’ troppo tribù tim… che il didascalista della pagina romana del Messaggero fosse totalmente ignaro di ciò che si trovava scritto nel report? Ma no, non bisogna essere così maligni…. certo, a quel punto si poteva aggiungere qualche altra frase tipo: “è can can per i bagnanti ignari” oppure: “trentatre serfisti entraron col vento tutti e trentatre o forse cento”. In ogni caso ci ho voluto credere: poteva anche essere che il giorno prima si fosse inaugurato un nuovo sito o un servizio meteo per serfisti del sud del Lazio.

All’interno del giornale, però, i toni si smorzavano subito e la bufala appariva in tutta la sua macroscopica dimensione, manifestandosi nella forma di un’inquietante cover-story. Sotto il titolo “Inseguendo l’onda” si leggeva: “tam-tam fra surfisti per segnalare i cavalloni più grandi. Poi inizia la migrazione tra Anzio e Gaeta”. Con il caffé ancora intonso, ho pensato a serfisti che a piedi nudi accendono fuochi e suonano tamburi sulla spiaggia per segnalare “il cavallone” in arrivo. Una bella immagine. Poi altri serfisti che, inneggiando a un dio cacofonico di nome Dmrt, raccolgono i loro stracci, legano con spaghi le loro tavole e cantando oscure melodie si mettono in marcia verso le ondate giuste. Una cosa anni ‘60 che però negli anni ‘60 nessuno in Italia fece: un buon inizio per un film che definirei retrostorico.

Ma ecco a centro pagina campeggiare una grande foto che ritrae di spalle una donna bionda che cammina sulla spiaggia con una tavola da serf in mano. Un’immagine fortemente evocativa sottotitolata nella maniera seguente: “Valentina D’Azzeo, campionessa di Casalpalocco”. Cazzo, non sapevo che il movimento serfistico fosse arrivato a livelli di organizzazione così alti da promuovere un contest a Casalpalocco, quartiere residenziale di Roma notoriamente non bagnato dal mare (forse fra vent’anni, vista l’erosione delle coste).

Qui butta male, ho pensato. Poi dato un’occhiata più sotto, alle due foto più piccole: nella prima due giovanissimi serfisti corrono allegri con le loro tavole sul bagnasciuga, nella seconda un gruppo di sorridenti serfisti circondati di longboards sorregge un’avvenente ragazza distesa su un singlefin molto sottile. Una sola didascalia per entrambe le foto recitava: “I surfisti del ‘Mercoledì da panzoni’”. Dò un’occhiata all’ultimo paragrafo dell’articolo che lancia informazioni sparse e vagamente non pertinenti tipo appunto “l’evento mangereccio” del “mercoledì da panzoni” ma anche le tappe del campionato italiano di skim…

A questo punto potete anche lasciare, non è necessario che sopportiate ancora questa tortura. Anche io, con il cornetto in mano e il caffé caldo pronto sul bancone ho pensato di abbandonare. Ma quando uno ha fiducia nella stampa…:

“Sul litorale è tempo di scaduta” (ma come, e la mareggiata, i cavalloni? lo tsunami? Che cazzo, neanche il tempo di cambiare pagina ed è già scaduta?).

“per gli amanti del surf, viste le condizioni del mare, sono giorni ottimali per cercare i cavalloni” (vabbe’, allora lo fai apposta…)

“Anzio, Focene, Fregene, Maccarese e Gaeta vanno bene per chi preferisce l’onda da scirocco” (ah, bene, fra i serfisti laziali c’è chi si permette di “preferire” un’onda di scirocco… e se ci sono 2 metri lunghi dalle Bocche di Bonifacio rimangono a casa dicendo: “no, io non preferisco le onde dalle Bocche di Bonifacio”. Certo però, questi serfisti sono un po’ snob)

“L’ideale è la mareggiata di Libeccio ostiense” (accidenti che definizione, si arriva ai particolari!) “o meglio ancora, il top, lo spot di Santa Marinella dove i venti ci sono tutti e due” (incredibile, non sapevo che i circa 15 spot di S. Marinella si fossero riuniti insieme per creare un solo spot al top su cui spirano contemporaneamente lo scirocco e il libeccio! E chissà se col maestrale… Devo proprio andare a vedere come hanno sbancato l’intera costa di S. Marinella. E devo capire dove hanno piazzato i megaventilatori per produrre libeccio e scirocco insieme).

L’unica frase accettabile nella sua erroneità era: “A Ostia dal canale dei pescatori ai cancelli è tutto un beach break. Un luogo, cioé, dove serfare”.

La cosa terribile era che tutte queste “informazioni” apparivano in forma di intervista a un serfista e poiché non sono riuscito a credere che il serfista avesse detto davvero ciò che veniva riportato, ho capito che l’autrice dell’articolo aveva frainteso il 90% delle informazioni raccolte a Ostia. Quindi ho provato a “decrittarle” e qualcosa ne ho tirato fuori: Anzio, Focene, Fregene, Maccarese e Gaeta lavorano meglio con lo scirocco. A Ostia le libecciate sono particolarmente propizie. A Banzai (credo di individuare lì “il top degli spot” di S. Marinella) lavora bene con venti diversi (questo lo sapevo già).

Mi sono consolato un po’ sognando la mia prima mareggiata di libeccio ostiense. Ma subito dopo ho dovuto porre tutta l’attenzione sull’attacco massmediologico dell’ultima parte dell’articolo.

In questo spezzone arrivava l’unica vera notizia: Valentina d’Azzeo, residente in Casalpalocco e pluricampionessa italiana (non di Casalpalocco) si allena a Focene , dove alle 18.00 di ogni giorno arriva l’onda del traghetto per la Sardegna (sembra che Focene abbia per questo: “conquistato un posto speciale nel cuore di chi vola sulle tavole da surf”).

Tristemente, però, l’interesse per la sportiva finiva subito, come l’onda solitaria del traghetto delle 18.00. L’autrice non si concentrava sulle evoluzioni in acqua di V., bensì sulle potenzialità narrative-filmiche della sua vita privata. Infatti per “la bella” serfista “l’onda è stata galeotta. A caccia di onde l’atleta ha conosciuto il fidanzato… anche lui surfista”. Il tutto era seguito dalla citazione (nome e cognome) della “moglie di un serfista” che dice: “preferisco seguire mio marito dalla spiaggia” e da camei di micro-star televisive come Sergio Muniz, che “infoltisce l’esercito dei fedeli del surf” e Kledi Kadiu che “qualche tempo fa ha acquistato una delle sue tavole a Ostia”.

Mioddio, ho pensato. Di qui a poco qualcuno realizzerà una fiction sul serf italiano con Sergio, Kledi e V.

Ho quasi avuto un malore. Mi sono riavuto solo perché a un certo punto ha avuto luogo un balsamico rimpallo fra il neurone “fiction” e quello “dura realtà” che mi ha permesso di completare senza problemi la colazione.

Ecco il rimpallo:

La storia si svolge nella comunità dei serfisti italiani degli anni ‘60, una comunità inventata su cui ho il copyright assoluto. I protagonisti, interpretati da Kledi, Sergio e V., sono coinvolti in una turbinosa storia d’amore. Chi dei due valenti stalloni conquisterà per sempre una parte speciale nel cuore della bella serfista sostituendosi a Focene? Kledi, un Compratore-di-tavole-a-Ostia, o Sergio, esponente dell’Esercito dei Fedeli del Surf? Lo sapremo scivolando insieme sulle onde bi-vento del top-spot di Santa Marinella.

Mammamia, che colazione difficile.

ps. Tutta la mia solidarietà ai serfisti coinvolti… non siete così, vero?
pps Tutto il mio apprezzamento per l’iniziativa “Un mercoledì da panzoni”.

Abbasso gli stereotipi, ma cazzo, almeno una foto!

Posted in varie, sono un serfista on Agosto 10th, 2007

Il serfista è spesso considerato un narcisista il cui scopo principale è farsi vedere. E che vi sia un certo qual pavoneggiarsi dei serfisti è fin troppo evidente. A me, personalmente, la cosa dà anche un po’ fastidio.

Ora però vi faccio vedere una delle rare foto legate al serf che mi riguardano, e ditemi se tutto ciò è giusto:

Mio naso a Choroni

Questo sono io a Choroni (Venezuela) dopo essermi conficcato il naso sulla spiaggia in seguito a un closeout malevolo. Come vedete riesco anche ad essere di buon umore…

P.S. Se vi capita di andare a Choroni, non serfate sulla pur fantastica spiaggia:

Le onde migliori sono al porto (la vedete la destra in basso a destra?):

Lì troverete anche microscopici bambini con pezzi di polistirolo che fanno i tubi.

Antico detto contadino che non serve al serf

Posted in varie on Agosto 8th, 2007

Quanto segue me lo ha recitato un amico. Lo ha spacciato per un “antico detto contadino”:

Quando il vento viene dal mare * prendi la zappa e vai a lavorare
Quando il vento viene dal monte * prendi la zappa e vatte a nasconte (cioè vatti a nascondere).

Io aggiungerei:

Se stai zappando e il vento senti cambiare * prendi il tuo serf e vattene al mare.

Un saluto al surfista di campagna ;-)

Teahupoo con un 6′8”

Posted in equipaggiarsi on Agosto 4th, 2007

Qualsiasi serfista incontri al mondo ti dice che le tavole da serf si dividono in longboard (tavole lunghe) e shortboard (tavole corte). Qualcuno ti dirà anche che c’è una via di mezzo (la cosiddetta minimalibù), che per iniziare a serfare questa “ibrida” è ottima anzi, che la “mini” è quasi fatta apposta per chi deve imparare e che col tempo deciderai se sei uno-da-short (shortboarder) o uno-da-long (longboarder).

In verità nella maggior parte dei casi uno shortboarder ti consiglierà un mini “tendente allo short”. Un longboarder farà lo stesso nella direzione opposta. In pochi ti spiegheranno che le tavole non sono solo questione di lunghezza, che ci sono altri parametri sui quali scegliere una tavola da principiante.

Soprattutto: nessuno ti dirà che le mini sono tavole fantastiche, per di più perfette per i nostri mari “ibridi”. Ho sentito frasi come: “i minimalibù sono tavole che usano i principianti, i ragazzini o le ragazze che si avvicinano a questo sport”. Invece, non ho mai sentito frasi come: “con una mini si può fare qualsiasi cosa, ad esempio serfare sull’onda più incazzata del pianeta”.

Non ce l’ho con nessuno, una spiegazione c’è: questa cosa succede perché il serf è anche uno sport e le mini non sono tavole da competizione. In una competizione devono esserci delle categorie e una mini non è categorizzabile perché fa tutto in maniera ben poco categorica.

Due ragionamenti/suggerimenti finali:

  • se non hai nessuna intenzione di praticare il serf per competere con qualcuno comprati una mini, e compratela buona: la userai per molto tempo;
  • se sei già un serfista e qualcuno ti chiede che tavola comprare per iniziare, cerca di capire se il neofita vuole essere o meno uno-da-competizione, prima di chiedere cose incomprensibili ai più come “ti piace scivolare in cresta o fare manovre nel cavo?”.

Questo, ovviamente, non significa che un serfista non voglia/possa/debba avere tavole di tutte le lunghezze e le fogge, per affrontare le onde con la miglior tavola possibile. E’ naturale che ciò avvenga, ed è bello avere la possibilità di farlo. Termino con le parole di un amico di Livorno, che ho scoperto essere un serfista in pensione: “da ragazzino avevo 10-15 tavole… ora me ne è rimasta una sola, una mini fantastica”.


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