Ieri mattina (19 agosto) stava per prendermi un coccolone. Al bar dove ho fatto colazione c’era la pagina romana del Messaggero che in prima lanciava un: “L’esercito del surf a caccia della grande onda”. Il titolo veniva presentato insieme alla foto di un giovane serfista in shorts impegnato in una manovra abbastanza complicata su un metro di spume.
“Cazzo” ho detto: “mi sono perso qualcosa, eppure tutti i meteo davano al massimo una scadutina mattiniera!”. Ho immaginato anche uno tsunami in arrivo dalle colonne d’Ercole ma l’ho cassato per manifesta improbabilità . Poi la mia mente pre-caffeinica ha percorso un’altra strada e mi sono raffigurato centinaia di migliaia di persone in tuta mimetica invadere le coste italiane.
A questo punto dovevo andare avanti nella lettura, ma il trafiletto mi ha scoraggiato perché recitava: “è scattato il passaparola e i surfisti adesso sono a caccia delle ondate giuste da cavalcare. Dal litorale a Gaeta è un tam-tam a tutto surf”. C’era qualcosa di sbagliato - ho pensato - faceva un po’ troppo tribù tim… che il didascalista della pagina romana del Messaggero fosse totalmente ignaro di ciò che si trovava scritto nel report? Ma no, non bisogna essere così maligni…. certo, a quel punto si poteva aggiungere qualche altra frase tipo: “è can can per i bagnanti ignari” oppure: “trentatre serfisti entraron col vento tutti e trentatre o forse cento”. In ogni caso ci ho voluto credere: poteva anche essere che il giorno prima si fosse inaugurato un nuovo sito o un servizio meteo per serfisti del sud del Lazio.
All’interno del giornale, però, i toni si smorzavano subito e la bufala appariva in tutta la sua macroscopica dimensione, manifestandosi nella forma di un’inquietante cover-story. Sotto il titolo “Inseguendo l’onda” si leggeva: “tam-tam fra surfisti per segnalare i cavalloni più grandi. Poi inizia la migrazione tra Anzio e Gaeta”. Con il caffé ancora intonso, ho pensato a serfisti che a piedi nudi accendono fuochi e suonano tamburi sulla spiaggia per segnalare “il cavallone” in arrivo. Una bella immagine. Poi altri serfisti che, inneggiando a un dio cacofonico di nome Dmrt, raccolgono i loro stracci, legano con spaghi le loro tavole e cantando oscure melodie si mettono in marcia verso le ondate giuste. Una cosa anni ‘60 che però negli anni ‘60 nessuno in Italia fece: un buon inizio per un film che definirei retrostorico.
Ma ecco a centro pagina campeggiare una grande foto che ritrae di spalle una donna bionda che cammina sulla spiaggia con una tavola da serf in mano. Un’immagine fortemente evocativa sottotitolata nella maniera seguente: “Valentina D’Azzeo, campionessa di Casalpalocco”. Cazzo, non sapevo che il movimento serfistico fosse arrivato a livelli di organizzazione così alti da promuovere un contest a Casalpalocco, quartiere residenziale di Roma notoriamente non bagnato dal mare (forse fra vent’anni, vista l’erosione delle coste).
Qui butta male, ho pensato. Poi dato un’occhiata più sotto, alle due foto più piccole: nella prima due giovanissimi serfisti corrono allegri con le loro tavole sul bagnasciuga, nella seconda un gruppo di sorridenti serfisti circondati di longboards sorregge un’avvenente ragazza distesa su un singlefin molto sottile. Una sola didascalia per entrambe le foto recitava: “I surfisti del ‘Mercoledì da panzoni’”. Dò un’occhiata all’ultimo paragrafo dell’articolo che lancia informazioni sparse e vagamente non pertinenti tipo appunto “l’evento mangereccio” del “mercoledì da panzoni” ma anche le tappe del campionato italiano di skim…
A questo punto potete anche lasciare, non è necessario che sopportiate ancora questa tortura. Anche io, con il cornetto in mano e il caffé caldo pronto sul bancone ho pensato di abbandonare. Ma quando uno ha fiducia nella stampa…:
“Sul litorale è tempo di scaduta” (ma come, e la mareggiata, i cavalloni? lo tsunami? Che cazzo, neanche il tempo di cambiare pagina ed è già scaduta?).
“per gli amanti del surf, viste le condizioni del mare, sono giorni ottimali per cercare i cavalloni” (vabbe’, allora lo fai apposta…)
“Anzio, Focene, Fregene, Maccarese e Gaeta vanno bene per chi preferisce l’onda da scirocco” (ah, bene, fra i serfisti laziali c’è chi si permette di “preferire” un’onda di scirocco… e se ci sono 2 metri lunghi dalle Bocche di Bonifacio rimangono a casa dicendo: “no, io non preferisco le onde dalle Bocche di Bonifacio”. Certo però, questi serfisti sono un po’ snob)
“L’ideale è la mareggiata di Libeccio ostiense” (accidenti che definizione, si arriva ai particolari!) “o meglio ancora, il top, lo spot di Santa Marinella dove i venti ci sono tutti e due” (incredibile, non sapevo che i circa 15 spot di S. Marinella si fossero riuniti insieme per creare un solo spot al top su cui spirano contemporaneamente lo scirocco e il libeccio! E chissà se col maestrale… Devo proprio andare a vedere come hanno sbancato l’intera costa di S. Marinella. E devo capire dove hanno piazzato i megaventilatori per produrre libeccio e scirocco insieme).
L’unica frase accettabile nella sua erroneità era: “A Ostia dal canale dei pescatori ai cancelli è tutto un beach break. Un luogo, cioé, dove serfare”.
La cosa terribile era che tutte queste “informazioni” apparivano in forma di intervista a un serfista e poiché non sono riuscito a credere che il serfista avesse detto davvero ciò che veniva riportato, ho capito che l’autrice dell’articolo aveva frainteso il 90% delle informazioni raccolte a Ostia. Quindi ho provato a “decrittarle” e qualcosa ne ho tirato fuori: Anzio, Focene, Fregene, Maccarese e Gaeta lavorano meglio con lo scirocco. A Ostia le libecciate sono particolarmente propizie. A Banzai (credo di individuare lì “il top degli spot” di S. Marinella) lavora bene con venti diversi (questo lo sapevo già ).
Mi sono consolato un po’ sognando la mia prima mareggiata di libeccio ostiense. Ma subito dopo ho dovuto porre tutta l’attenzione sull’attacco massmediologico dell’ultima parte dell’articolo.
In questo spezzone arrivava l’unica vera notizia: Valentina d’Azzeo, residente in Casalpalocco e pluricampionessa italiana (non di Casalpalocco) si allena a Focene , dove alle 18.00 di ogni giorno arriva l’onda del traghetto per la Sardegna (sembra che Focene abbia per questo: “conquistato un posto speciale nel cuore di chi vola sulle tavole da surf”).
Tristemente, però, l’interesse per la sportiva finiva subito, come l’onda solitaria del traghetto delle 18.00. L’autrice non si concentrava sulle evoluzioni in acqua di V., bensì sulle potenzialità narrative-filmiche della sua vita privata. Infatti per “la bella” serfista “l’onda è stata galeotta. A caccia di onde l’atleta ha conosciuto il fidanzato… anche lui surfista”. Il tutto era seguito dalla citazione (nome e cognome) della “moglie di un serfista” che dice: “preferisco seguire mio marito dalla spiaggia” e da camei di micro-star televisive come Sergio Muniz, che “infoltisce l’esercito dei fedeli del surf” e Kledi Kadiu che “qualche tempo fa ha acquistato una delle sue tavole a Ostia”.
Mioddio, ho pensato. Di qui a poco qualcuno realizzerà una fiction sul serf italiano con Sergio, Kledi e V.
Ho quasi avuto un malore. Mi sono riavuto solo perché a un certo punto ha avuto luogo un balsamico rimpallo fra il neurone “fiction” e quello “dura realtà ” che mi ha permesso di completare senza problemi la colazione.
Ecco il rimpallo:
La storia si svolge nella comunità dei serfisti italiani degli anni ‘60, una comunità inventata su cui ho il copyright assoluto. I protagonisti, interpretati da Kledi, Sergio e V., sono coinvolti in una turbinosa storia d’amore. Chi dei due valenti stalloni conquisterà per sempre una parte speciale nel cuore della bella serfista sostituendosi a Focene? Kledi, un Compratore-di-tavole-a-Ostia, o Sergio, esponente dell’Esercito dei Fedeli del Surf? Lo sapremo scivolando insieme sulle onde bi-vento del top-spot di Santa Marinella.
Mammamia, che colazione difficile.
ps. Tutta la mia solidarietà ai serfisti coinvolti… non siete così, vero?
pps Tutto il mio apprezzamento per l’iniziativa “Un mercoledì da panzoni”.