Archive for Luglio, 2007

Ocean surf (Cerenova), 30 luglio 2007

Posted in news & media watching, sono un serfista on Luglio 31st, 2007

Una mareggiata si è appena conclusa. Il forte vento che proveniva dal mare si è fermato. Le nuvole lentamente si addensano, quasi si prepara la pioggia. Da terra inizia a spirare una leggera brezza fresca.

Il mare, che fino a qualche minuto fa sembrava scomposto e incazzato, appare ora più amichevole. Le onde, non schiacciate dal vento, spiccano più in alto, assumendo forme ben definite. Iniziano a rompersi in punti precisi, più o meno sempre gli stessi. Arrivano distanziate l’una dall’altra di una ventina di metri, in serie di 2, 3 o 4. Nell’intervallo fra l’una e l’altra non c’è turbolenza, la corrente è meno intensa.

Il vento da terra pulisce le creste dalle spume, rende le superficii liscie e levigate, scava il cavo dell’onda. Nel frangere, il cavallone tende a formare un cilindro in movimento che dal picco si srotola a destra, a sinistra o in entrambe le direzioni.

E’ in giorni come questi che pensi di aver avuto ragione, che fare il serf non era un trippino senza senso, non era un rischio troppo alto, non era indice di una preoccupante sindrome di Peter Pan, ma solo la gioia di buttarsi in mare in un giorno di scaduta con vento da terra e prendere una bella bomba, da solo o in compagnia, con il sorriso stampato in faccia.

I localz e quel loro modo di fare

Posted in il campo da giuoco on Luglio 30th, 2007

I localz sono dei serfisti fortunatissimi che hanno lo spot sotto casa. Possono quindi comodamente pianificare la loro giornata in funzione di ciò che vedono muoversi una volta aperta la finestra. Sono ancora più fortunati se hanno un lavoro fisso e un medico che non va tanto per il sottile. Ci sono due metri a centro baia? Mm.. dottove, mi fa male la pancia… Nonostante questa loro fortuna alcuni localz riescono ad essere molto sgradevoli. La maggior parte, però, sono molto simpatici, molto più simpatici dei prò. Solitamente sono molto meno in tiro e hanno una faccetta sorridente come per dire: “abito qua davanti, entro in acqua in pantofole, se non piglio quest’onda ne prenderò un’altra, quando tu non ci sei, quando tu sei a lavorare, quando tu sei a 45 minuti da qui”.

I prò e tutti quelli della palazzina loro

Posted in il campo da giuoco on Luglio 29th, 2007

Fra tutte le categorie di serfisti la peggiore è quella dei prò. Non perché i prò sono in sé malvagi - fra l’altro non ne conosco nemmeno uno e quindi non posso giudicare - ma perché il mondo che li crea e li riproduce - cioè il mondo degli sponzor - è molto malvagio.

I prò hanno un effetto letale su uno spot: dove ci sono loro non ci si può buttare in acqua perché:

  • quando si allenano non rispettano i principianti, pensando di avere il diritto di fare il proprio comodo;
  • quando fanno le gare bloccano gli altri serfisti a terra, suonano ridicole sirene, piantano grotteschi gazebi pieni di scritte brutte.

Inoltre, quando loro non ci sono - perché i paraculi poi se ne vanno tipo in Costarica - indirettamente rendono affollati gli spot, che si riempiono di:

  • posatori che vogliono emulare i prò, o almeno vestirsi come loro;
  • individui competitivi e agonistici - nella maggior parte dei casi fastidiosi e inurbani - che vogliono diventare dei prò.

Infine fra i prò ci sono dei truffatori, dei presunti prò che si definiscono tali solo perché hanno trovato degli sponzor. I Italia ciò succede perché non siamo granché alla vetta del serf mondiale e quindi gli sponzor tendono a sponzorizzare anche diversi truffatori solo allo scopo di vendere vestiti.

E’ una gran brutta cosa. I prò sono molto peggio dei localz in termini di serfabilità degli spot in cui si aggirano.

La tavola

Posted in equipaggiarsi on Luglio 28th, 2007

La tavola da serf è un oggetto incredibilmente evoluto perché per immaginarlo gli esseri umani hanno dovuto pensare una cosa assurda: una persona che si mette in piedi su un alcunché per scivolare giù da un’onda, ritenendo che ciò si debba fare perché è divertente.

Mettiamola in un altro modo: un alieno piomba nel 1700 sul pianeta terra e per prima cosa vede un hawaiano che serfa con il sorriso sulla bocca su una bomba di 4 metri… cosa può pensare l’alieno dell’hawaiano? Che è scemo? O che è un essere assolutamente evoluto? Posso concedere questo: l’alieno può pensare a un essere estremamente evoluto che fa lo scemo…

L’esistenza stessa della tavola da serf testimonia del raffinato livello evolutivo raggiunto dall’essere umano. Altrettanto non si può dire dei serfisti, ovviamente. Ma questo è un altro discorso.

I spot

Posted in il campo da giuoco on Luglio 26th, 2007

Il campo da giuoco del serf è il mare. Ma non tutto il mare, solo una parte di esso, che ha delle speciali caratteristiche sulle quali i serfisti ragionano molte volte e molto a lungo.

Questa parte di mare con speciali caratteristiche si chiama spot.

Uno spot può essere più o meno pericoloso, più o meno affollato, più o meno famoso.

Se tutte le caratteristiche dello spot dicono “più” allora è meglio evitare quello spot. Se poi ci vanno i prò è praticamente inutile avvicinarsi.

Il Marme di Terraneo

Posted in il campo da giuoco on Luglio 25th, 2007

Il Mar Mediterraneo è clinicamente morto da almeno 10 anni - e cioè, secondo me, da quando è scomparsa l’ultima foca monaca dell’Isola di S. Pietro - ma nessuno lo vuole ammettere.

Il Mediterraneo è infestato di barche a motore private, ci si pesca molto di più di quanto ci si dovrebbe pescare, le navi che ci navigano non sono controllate etc. etc. finendo con un classico “chi va al mare di inverno lo sa cosa vuol dire l’inquinamento”. Solo qualche aneddoto (e neanche tanto hardcore):

  • a S. Marinella questo inverno un pescatore diceva che i pesci grossi, quelli che solitamente quando fa freddo riparano verso le coste, non arrivano più da qualche anno (perché a largo l’acqua è calda o perché non ci sono più? E perché quel pescatore stava lì a pescare se non c’erano più pesci? Cosa catturava? Piccole e indifesi pescetti?);
  • a Campo di Mare questo gennaio c’erano una quantità di meduse sulla spiaggia da far venire l’orticaria solo a guardare (provate a digitare “invasione delle meduse” su goògle…);
  • a Torre Flavia, circa un mese fa, ho rischiato di morire soffocato da una busta di plastica nera che mi si era attorcigliata in faccia dopo un’ingavonata standard (per non parlare degli stronzi galleggianti ed altre amenità del genere… comunque secondo Greenpeace in media nei fondali mediterranei si contano 1.935 “pezzi” di plastica per chilometro quadrato, vedi Mare nostrum, il più sporco del mondo);
  • a fine giugno, ero in vacanza a Leuca: di fronte alla spiaggia in cui villeggiavo è affondata una nave “a causa delle avverse condizioni meteo” rilasciando carburante e olio in uno dei tratti di costa più puliti d’Italia. La puzza di nafta si sentiva per decine di chilometri, e vi assicuro che il meteo non era per niente avverso: sono stato tutto il giorno a prendere il sole, un libeccietto gentile lambiva le mie membra, non ho visto una nuvola (sì, ho serfato, ma il giorno dopo e più a nord, a Torre S. Giovanni). La verità è che quella nave faceva cagare, era vecchia, si è rotta perché prima o poi le cose vecchie si rompono.

Per porre rimedio a questa situazione bisognerebbe:

  • vietare la pesca di tutti i generi e smettere di mangiare pesci per un bel po’ (facciamo 10 anni? I pescatori prendono il sussidio e zitti per favore);
  • vietare l’uso di barche a motore private per sempre (punizioni corporali, più dure per chi ha redditi superiori ai 100.000 euro l’anno. Più dure ancora per i loro figli);
  • tassare pesantemente il commercio marittimo (circa il 30% del valore del carico. La tassazione è devoluta interamente a progetti di salvaguardia e recupero);
  • vietare le barche più vecchie di 5 anni (sanzioni corporali varie, molto crudeli);
  • riformare il codice di navigazione in modo che i responsabili delle navi che affondano siano individuabili prima della catastrofe e non dopo. Nel caso di controversie prima si paga e poi si va in tribunale. Se poi gli armatori decidono di non armare più tanto meglio;
  • Infliggere multe improbe e prigionia (e anche torture sofisticatissime) a chi, attraverso l’inquinamento “da terra” (acque dolci etc.), rende il Mediterraneo la merda che è (dice l’articolo succitato che la maggior parte dell’inquinamento proviene da terra);
  • Tagliare le mani a chi butta cartacce in spiaggia (ci avete creduto, eh?).

In altre parole: nessuna pietà o nessuna ipocrisia, please. Il resto è solo monnezza.

Il filo del serf

Posted in equipaggiarsi on Luglio 24th, 2007

Quel filo di plastica che ti assicura la caviglia o il ginocchio al serf si chiama lisc (leash in inglese). Il lisc ti salva spesso in situazioni varie. Tuttavia non fa che attorcigliarsi attorno a qualche arto. Ovviamente l’attorcigliamento avviene quasi sempre in momenti inopportuni tipo:

  1. stanno arrivando due metri e mezzo gonfi e potenti, tu stai per esserne travolto;
  2. hai appena avuto successo in un extremely-early-take-off che ti ha permesso di studiarti nei dettagli lo svolgersi della spalla dell’onda;
  3. stai camminando sulla spiaggia controvento.

Puoi andare in qualsiasi negozio di serf del mondo, puoi scavare in tutti gli anfratti più cult della internet, puoi essere disposto a spendere qualsiasi cifra, ma non troverai mai un lisc che non ti si attorcigli agli arti.

La tuta da serf

Posted in equipaggiarsi on Luglio 24th, 2007

La tuta da serf fa parte dell’equipaggiamento base di un serfista del Mar Mediterraneo. Chi non comprende questo concetto è bel lontano dal capire che cosa è il serf da noi.

La tuta da serf è un oggetto che manda un odore - tipo trielina - al quale il naso si assuefà immediatamente. La tuta da serf e serfare sono più o meno la stessa cosa dal punto di vista della memoria olfattiva.

La tuta da serf è un indumento difficile da mettere e da togliere. Poiché normalmente ci pisci dentro, è classificabile anche come indumento intimo. Talvolta si squarcia ed è allora che davvero ti rendi conto di quanto cazzo fa freddo d’inverno nel Mar Mediterraneo, di quale assurdità ti sei messo a fare all’alba del 15 gennaio.

La tuta da serf, però, è anche una delle cose più eleganti che si possano indossare, anzi la più elegante in assoluto. Non riesco a immaginarmi in un abito più stiloso di una tuta da serf, e non riesco a capire perché la gente - tutta la gente - non vada in giro vestita con tute da serf appositamente pensate per non pisciarci dentro.

Altra cosa che non riesco a capire è perché nessuna delle grandi aziende che spendono miliardi a inventare nuove tute da serf non ha mai ancora commercializzato una tuta da supereroe, tipo da Uomo Ragno.

Mah… misteri.

Leo e Matteo nel 1996

Posted in serf italiano, news & media watching, sono un serfista on Luglio 22nd, 2007

In “Una volta che parti” parlavo di un serfista che aveva casa a Banzai e che avevo conosciuto nel 1996. Ho ritrovato l’articolo che scrissi a quattro mani (e cmq non sono, non sono stato e non sarò mai un giornalista). I serfisti in realtà erano due, Leo e Matteo.

Con il senno di poi mi sono messo a ravanare in rete e ho scoperto (ma non ne sono sicuro), che entrambi sono stati più volte campioni italiani di serf. Ora capisco perché mi trasmisero quel fomento, capisco - eccome - la dipendenza dal meteo, capisco -ahimè- le loro preoccupazioni ambientaliste (era 11 anni fa!).

Adesso però posto il pezzo. Ripeto, è un po’ ingenuo, ha errori di storia e geografia (serfistica) ma secondo me è buono (ehm, è vero, ho tolto due o tre cose davvero imbarazzanti…).

Point Break a Santa Marinella

un trip californiano tra i surfisti del Killer Loop

Si chiama Banzai lo spot che fronteggia la spiaggia hawaiana di Pipeline, sulla quale si infrangono le onde più pericolose del mondo. Imponenti masse d’acqua sospinte per migliaia di chilometri dai poderosi venti oceanici originari delle isole Aleutine, senza che la barriera corallina opponga alcuna resistenza fino allo scalino della North Shore dell’isola di Oahu. Un vero e proprio detonatore di muri d’acqua capaci di raggiungere grandezze inquietanti, paragonabili soltanto a quelle delle altre onde hawaiane di Sunset Beach e Waimea Bay, dove si tiene ogni anno il romanzesco trofeo surfistico Eddie Aikau, a patto che l’acqua s’impenni verso il cielo almeno per nove metri.

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Il coraggio, l’orgoglio e altre idiozie

Posted in serf estremo, sono un serfista on Luglio 21st, 2007

E’ un mattino di febbraio. Tutto è perfettamente gelido, anche il vento, che ti schiaffeggia la faccia. Sei solo sulla spiaggia, vicino a te la tua cara vecchia tavola del serf. La tuta del serf è ancora in macchina.

Scruti con occhio vigile l’orizzonte, valuti attentamente la direzione e la forza della mareggiata.

Ti rendi conto di un piccolo problema: ci sono al massimo 13cm d’onda, non c’è nessuna mareggiata. Tredici infami centimetri del cazzo, mentre tutti ieri dicevano “bombe, montagne pure ripide, picchi spaventosi, schiume assassine” e tu sentivi già l’adrenalina salire, sapevi che avresti affrontato pericoli e difficoltà ma eri comunque già contento, perché l’unico obiettivo che avevi era andare in mare, la mattina dopo, e fare del buon serf.

Sono le sette e mezza. Hai lasciato il letto un’ora e un quarto fa. Dentro a quel letto si crogiola discintamente la tua amata compagna. Una voce intima e riposata, che sa di colazione fra le coperte e vicinanza di amori e affetti ti dice: “torna immediatamente a casa, rimettiti a letto e riinizia la giornata: tutto questo non è successo”. Un’altra voce, molto più brutale e perversa, urla: “Dai, buttati, ché almeno un po’ di braccia te le fai” e anche: “dai, che provi un po’ di tartarughe”.

In situazioni come queste il serf è uno sport estremo. Estremo perché se ti butti sei un vero idiota, o perlomeno sei sulla buona strada per diventarlo.

Inutile dire che io sono un vero idiota. Io pratico questo genere di serf estremo almeno 10 volte l’anno.


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